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ALVIERO MARTINI SI RACCONTA: VIAGGIO NEL MONDO DI CHI HA DATO LUCE AL MONDO!

Nel suo mondo, nel suo tempo l’uomo disegna il suo cammino grazie al coraggio delle sue scelte: sono loro poi a determinare il peso dell’esistenza. L’eleganza, la precisione, la classe, il genio e la rivoluzione di un uomo che ha cambiato la sua epoca partendo dalla forza delle idee e della creatività. È la storia di chi ha saputo fare le sue scelte, è la storia di chi ha saputo aspettare, di chi è andato via per tornare più forte, di chi riconoscendo il valore dell’autoanalisi ha saputo passare oltre gli ostacoli, provando a raggiungere la felicità di un attimo o di sempre. Cari lettori mettetevi comodi, siamo pronti per addentrarci in un viaggio all’interno della personalità di chi del viaggio ha fatto la sua vita, nel mondo di chi ha dato luce al mondo, nella storia di uno degli stilisti italiani più influenti dei nostri giorni, in due parole: Alviero Martini!

Nei giorni scorsi abbiamo posto la sua personalità davanti a delle domande che potessero andare oltre alla classica analisi di una carriera già inimitabile, per poter arrivare nella dimensione del pensiero e del ragionamento, in temi che dal suo esempio possono arrivare a tutti, soprattutto alle nuove generazioni! Ecco quali sono state le sue risposte…

Prima domanda:

Alcuni uomini rimangono nella storia perché cambiano le regole del tempo in cui vivono. Fuori dagli stereotipi, nell’analisi, non di una carriera che già parla da sola per il suo peso, quanto più di un’esistenza volta all’esempio per gli altri, se mai un giorno dovessero chiederle di raccontare chi è stato e cosa ha fatto Alviero Martini per il suo tempo, cosa risponderebbe?

Sicuramente, partendo dalla mia nascita e gioventù da sognatore, rimarrebbe un uomo che con determinazione ha cercato e trovato di imporre al mondo un’idea più che innovativa (quella lo è stata per l’economia che ha fatto girare), un idea “emozionale”, che ha fatto ricordare a tutti la propria identità, la propria provenienza, e il desiderio di  viaggiare, per scoprire nuovi orizzonti. Ovviamente non sono un precursore  dei grandi navigatori e scopritori,  ma come disse la giornalista del New York Times, Anne Marie Schiro: “Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, Mr. Martini  ha riscoperto il mondo!”

Seconda domanda:

Tanti altri prima di me, le hanno chiesto da dove inizia la sua storia e come ha fatto da tanta “normalità” ad arrivare a tanta “celebrità”, il passaggio lo ha detto è frutto del connubio tra idee di cambiamento e determinazione di reazione alle inevitabili difficoltà; dunque visto che ad oggi i giovani sembrano non avere mai tempo per nulla, quanto è importante per provare a convincere gli altri il valore dell’attesa e della pazienza?

Quanto vorrei che davvero i giovani leggessero questa intervista, in particolare questa domanda e risposta, perchè è proprio qui che sta la vera essenza di un essere umano, libero e umile, non dotato di beni di famiglia che agevolerebbe il cammino, e lontano dal mondo contemporaneo, fatto di social che hanno definitivamente portato alla morte, la conversazione, la curiosità, la necessità di  armarsi di umiltà, pazienza, determinazione, volontà e sogni da coltivare che non  siano appunto quelli odierni,  dove  squallide  giustificazioni portano i giovani a perdersi nel trash, che purtroppo “paga”, rende remunerativamente ma annulla, azzera la vera creatività, perchè basta scaltrezza,  assenza di pudore, sfacciataggine, dimenticando etica e morale, a favore di un post del quale il povero malcapitato abusa, senza conoscere  provenienza, filiera, Made in Italy. Sono purtroppo convinto che questa generazione, seppure rieducata non potrà mai conoscere i valori di un cervello che lavora per creare e non per monetizzare a qualunque costo.

Terza domanda:

Collegandomi a questo argomento e di conseguenza facendo luce su una delle problematiche più importanti da affrontare nel nostro paese soprattutto, per affermarsi e non arrivare sempre da già affermati, quanto viene considerato ad oggi, a suo parere, anche dalla sua esperienza, il concetto di merito in Italia ?

Già in Italia il concetto di meritocrazia ha avuto sempre sempre una bassa rilevanza rispetto al progredire grazie alle  conoscenze e ancora oggi l’abuso che si fa della via più breve per vincere facile, supera ancora abbondantemente  quella del merito. Tuttavia non si escludono casi di impresa italiana nata sotto il buon auspicio del  merito, ma sono casi rari. Il mio stesso esempio è lampante, nel 90 quando ebbi “l’idea ispiratrice” dopo averla presentata alla stampa italiana, ricevetti parecchi no, e anche risposte mortificanti sul fatto che io non avessi un “nome”.  Andai in America, tornai  dopo 4 anni trionfatore,  Nemo profeta in patria  e mi sentii dire: “Ma perchè non sei venuto da me, ti avrei aperto, anzi spalancato le porte!”. Ipocrisia pura.  Purtroppo in vigore ancora oggi…

La “fuga dei cervelli” la dice lunga. Amo l’Italia, adoro questo meraviglioso Paese,  ma non posso che essere grato  per le meraviglie che possiede, e mortificato per i comportamenti. 

Quarta domanda:

A volte per non arrendersi e continuare a coltivare un talento è di necessaria importanza fare affidamento sulla certezza di se stessi senza ovviamente peccare di presunzione, ma riconoscendo i propri punti forti anche attraverso l’auto critica. Qual è il rapporto di Alviero con se stesso e qual è il suo rimpianto più grande?

Senza autocritica non si va lontano, come non si arriva da nessuna parte senza la sana convinzione del proprio talento o qualità, che non è presunzione, se sana, ma un uno senza qualità non ha idea del proprio valore. Non ho rimpianti, perchè i miei trenta anni di gavetta in Italia, non sono stati altro che allenamenti per la mia olimpiade che avrei vinto all’estero. 

Quinta domanda:

Il mondo e soprattutto il viaggio rappresentano un po’ l’emblema della sua esistenza, è dalla voglia di andar via che nasce ciò che lei è oggi. Il viaggio, come anche nella sua intera produzione stilistica è qualcosa che ci ricorda di essere cittadini non solo di uno Stato, ma di una Comunità Mondiale. La domanda dunque è questa: quanto secondo lei può aiutare il viaggio alla sensibilizzazione verso gli altri cittadini del mondo? Il viaggio quanto aiuta ad essere più umani e meno chiusi nei confronti dell’umanità?

Il viaggio è uno degli elementi più formativi  della nostra personale cultura. Cesare Pavese diceva di odiare il viaggio  perché ci allontana dai nostri affetti, dalle nostre abitudini, e  soprattutto ci corrompe nel confrontarsi con pensieri diversi dai nostri. Per quanto amassi il grande scrittore, credo che questa sua esternazione facesse già parte di un suo stato d’animo che poi lo porto, sappiamo a quale stato di negazionismo: la vita! NO; il viaggio è  alimento per la nostra anima, per la nostra conoscenza, per colmare quei  sogni, che sogni non sono bensì desiderio di oltrepassare il cancello di casa. Gli affetti non si perdono, talvolta si rafforzano e se malauguratamente  dovessero svanire significa che non erano forti da coesistere. Viaggiare, sì viaggiare, con occhi, cuore, anima, cervello e tutti gli altri elementi che possiamo aggiungere, per raggiungere paesi, nazioni, etnie, il mondo! 

Sesta domanda:

Cos’è la felicità per Alviero Martini? Mi spiego meglio. Nel suo libro, Andare lontano viaggiando, sua personale autobiografia, emerge l’esperienza di un bambino che ha capito di dover trovare qualcosa di diverso in un posto diverso, per realizzare se stessi e rimanere nel ricordo degli altri e ce l’ha fatta! La costruzione del personaggio in quanto stilista che ad oggi rappresenta Alviero Martini per la storia della moda italiana è di indiscussa rilevanza, ma l’uomo, in tutto ciò e a prescindere da ciò, ha avuto tempo per la sua felicità?

La felicità è uno stato d’animo in continua evoluzione,  e talmente altalenante che spesso leggo descrizioni  così infantili che mi sorprendo, perchè spesso dette da grandi personaggi che rappresentano  la scienza   o professioni che avrebbero, per dovere morale, anche la funzione di disilludere il fruitore. La felicità  è un momento, una istantanea situazione , e il successivo può essere drammatico, terribile. La felicità  è insita in noi, ma  boicottata, per prima da noi stessi, e dalla società esterna  che mina ogni tentativo di mantenerla viva in noi costantemente. Viviamola come si vive la serenità, nei momenti che appare, cerchiamola, diamola, senza remore al prossimo, ma con la forza accettiamo la sua assenza quando decide di allontanarsi da noi, anche per poco. 

Accetta te stesso, e sei già ad un passo dalla felicità!

a cura di Antonio Spiezia

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