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Diario di avventure, finestre sulla Terra. La Lupa, l’azzurro i pregiudizi e Madrid

La Lupa domina le strade di Gran Via come i pregiudizi. Cammino con in mano un the freddo verso il Retiro, il polmone verde di Madrid. Scorro rilassato verso la Puerta de Alcala dove le campane suonano più forti di ogni altro luogo in Spagna. È ben illuminata dal sole, le facciate, la fontana, le strisce pedonali che qui vengono rispettate. Madrid profuma a libertà e determinazione. Risalgo un paio di vie, mi avvicino al Retiro. Passo davanti ad una vetrina, una donna in gonna e camicia bianca, braccia incrociate, osserva con sguardo perforante ad una dipendente pulire tra gli spazi di un musaico, spostando leggermente i manichini stando attenta a non far cadere nulla. Sorseggia un caffè e fa cadere costantemente briciole di crackers, di quelli senza glutine, senza sale, senza zuccheri, senza. La osserva letteralmente dal basso verso l’alto. Telefonino appeso al collo, come il collare di un Caniche, il barboncino color vaniglia che mi passa troppo vicino tra le braccia di una ragazza mal truccata. All’improvviso le grida di sbrigarsi che in cinque minuti dovrà riaprire e che non potrà aspettare per colpa della sua incompetenza. Finisco il the, lo getto nel cassonetto vicino ad un albero. Sento il tono di voce della donna con la camicia bianca, uguale al rumore del fango sotto le ruote di un 4×4, alla spazzatura quando cade in un cassonetto, uguale allo sciacquone, lo sento scrosciare addosso all’altra donna. Femministe part-time, femministe per i diritti di alcune e non di tutte, delle donne “biologiche”, di quelle con lo stesso colore della loro pelle. Le lancia un paio di ciniche battute sulla sua provenienza, sulla sua professione e con superiorità le dice che l’avrebbe pagata la prossima volta. Immagino questa femmina nel suo minuscolo monolocale nel quartiere Salamanca, sola con il suo barboncino di seconda mano, la sua insalata mischiata alla sua vita scondita e opaca. Cammino e passò oltre, troppo arrabbiato e indignato per fare qualsiasi cosa, così cammino e procedo verso il Retiro. Penso a tutti quegli ipocriti che lottano per i diritti umani, ma solo di alcuni di essi, di un paio di categorie di moda, ma che sono miserabili con il prossimo. Ripenso a queste persone e provo pena per loro. Ragiono su quanto sia corruttibile l’animo umano.

Lascio a voi

Il prevalere

Sulle cose e nella ragione

Lascio a voi

La nullità del pregiudizio

E del prevaricare

Io mi tengo

La vita

Ed il suo valere

Quanto valere e valore sono chiusi negli occhi di quei nonni che corrono dietro al loro nipotino che sorride felice e spensierato, mi auguro per lui che non dimentichi mai il baluginare immortale di questi momenti. Retiro. È tutto verde e rigoglioso. Bulica di turisti gai e spensierati, il laghetto riflette le barchette ed i remi spostano lenti l’acqua sotto il sole caldo del mezzogiorno madrileno. Il Retiro, luogo magico e, come la luna dalle mille facce e sfaccettature. Un ragazzo rema spensierato è sudato ma rema, le sue guance accalorate accolgono un sorriso timido e pieno di sana vergogna. I suoi occhi riflettono una ragazzina. Il remare avvicina le sue labbra che sperano incontrare quelle della giovanetta che si sistema i capelli biondi dietro l’orecchio destro, il tutto in una coreografia sincronica di eternità. Il sole si specchia narciso tra i vetri del famoso Palacio de Cristal. Vi entro.

Mille arcobaleni mi sorprendono, mille i raggi che entrano dentro, filtrando tra le fenditure degli alberi intorno. Posso sentire il ballo armonioso degli amanti che sinceri si baciano lì dentro, un ragazzo ed una ragazza, un paio di ragazzi, due anziani canuti che si tengono per mano, una ragazza con il bambino, un valzer infinito di allegria e amore. L’Amore è ovunque, oltre e altrove. È qui dentro il Palacio de Cristal, è in un bicchiere d’acqua quando hai sete, è nel pane caldo, nelle note di Jovanotti che giovane cantava “Affacciati alla finestra amore mio” e mi ricorda i miei nonni giovani e forti saltare a Maratea e divertirsi come nella cittadina e in spiaggia. Sono immortali. È nel paesino tra le montagne, Prepezzano, è nel profumo dei pomodori che bollono borbottando dentro un pentolone enorme nel patio di mia zia Edda. È nelle chiacchere di tutti noi imbottigliando le passate, eravamo felici e lo sapevamo. L’Amore è ovunque negli occhi di mia mamma orgogliosa nel mio primo spettacolo teatrale nel gennaio del 2013, nel suo abbraccio e i discorsi fino all’alba a casa di Rino. L’Amore è nelle attenzioni di mio papà ed i miei fratelli in ogni indelebile ricordo in Sardegna, a Roma, a casa giocando a carte a Natale.

L’Amore è ovunque e Madrid, così distante da tutte queste cose me lo ricorda e sottolinea mostrandomi altre meravigliose sfumature di esso. L’Amore è ovunque tranne che dentro gli schermi vuoti dei cellulari, di tutte le arlecchinate inutile delle “modernità”, delle App di incontri, del sesso rapido.

Cala la notte, il cielo si tinge di porpora, la Luna fa capolinea dietro la Lupa, sopra Madrid il cielo è infinito. Si svegliano timide le stelle filtrando attraverso il profumo di pizza e cheesecake alle fragole del bar all’angolo sulla via, al lato della libreria. Bussa la notte alle porte di Madrid e mi avvio verso la mia stanza, le apro. La vita è qui ed ora. L’indomani mi aspetta un altro treno, ed io amo cogliere le opportunità e le occasioni sincere di conoscere, come salire su un treno, direzione…

a cura di Michele Terralavoro

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Redazione StreetNews.it
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