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L’INGIUSTA CONDANNA

È Fondamentale non dimenticare gli Esseri umani straordinari!

C’era una volta una donna di nome Ipazia che con le sue molteplici abilità sconfisse tutti i suoi oppositori. Li lasciò a bocca aperta, esterrefatti, e con la sua sapienza impedì che facessero scempio della cultura e del tesoro prezioso che è la vita. Fu casta e rimase vergine. Perché diceva di essere già “Sposata con la verità”. Visse felice e contenta; morì a 107 anni. Ecco, questa è la favola che nella mia immaginazione avrebbe potuto essere, ma la storia vera di Ipazia è andata diversamente e si è conclusa con un atroce omicidio nel 415 d.c.

“… L’ingiusta condanna” così Voltaire definì la morte di Ipazia d’Alessandria nelle “Questions sur l’Enciylopédie”.

Anche se ha il nome di un personaggio da fiaba non è una “Favola” che leggi, rifletti, la racconti e via, no, Ipazia è storia di vita vissuta.

Un’avventura intrisa di ricostruzioni, fatti, testimonianze, confutazioni, accuse, ma cosa se ne fa oggi, c’è da chiedersi, Ipazia di tutto questo? Una donna piena di entusiasmo, di straordinaria modestia, coltissima e di una generosità fuori dal comune.

Ma chi è Ipazia? È stata la prima matematica della storia, vissuta in un periodo tra il IV e V secolo d.c., ad Alessandria d’Egitto, in cui le donne non venivano considerate in nessun modo, direi neanche inferiori. Non venivano considerate e basta. Dopo aver ascoltato le parole e le riflessioni, di cui terrò conto in questo articolo, della Professoressa Ronchey, su “Ipazia e il dubbio”, durante il seminario del 2011, anch’io come i suoi studenti (di Ipazia) mi sono “Innamorata” di lei, intellettualmente.

Ipazia è stata una bambina prodigio, estendendo poi a territori ancora più ampi la sua sete di conoscenza, raggiunse la fama in tutto il mondo; superò di gran lunga suo padre Teone d’Alessandria, grande scienziato, che l’aveva istruita, perché succedesse a lui nella cattedra della scuola Platonica d’Alessandria.

Ipazia aveva la caratteristica, molto intensa, di parlare mai con reticenza e  incertezza, a chiunque, infatti, si rivolgeva “Faccia a faccia” ai potenti, senza per questo, perdere l’eleganza e quegli elementi intellettualmente e socialmente aristocratici che possedeva, al punto da far sì che i suoi allievi si innamorassero costantemente e inevitabilmente di lei, venendo puntualmente respinti.

Era una potenza indescrivibile come scienziata e filosofa. La sua immensa conoscenza faceva sì che i governanti si magnificassero delle sue opinioni e ne usufruissero molto spesso, per migliorare la loro visione del mondo.

Può un essere umano amare appassionatamente la filosofia e la scienza, essere dedito al sapere, essere saggio, insegnante giusto, di una bellezza luminosa come un diamante, fervente sostenitore della libertà, fautore di un pensiero che è in stretto contatto con la verità senza, per questo, essere temuto?

Si racconta che il potere “Filosofico-scientifico”, di Ipazia, abbia scatenato invidia e frustrazione in chi l’ha uccisa con brutalità. A questo proposito esistono alcune testimonianze che possono aiutare a far luce sull’accaduto.

Cercava di trasmettere a tutti la sua libertà di pensiero, affinché la praticassero con amore; che a fare tutto questo fosse una donna immagino abbia agitato i cuori.

Nell’intimità, ognuno di noi può vedere nella figura di Ipazia un potere che è raro incontrare. Allora e solo allora si può ipotizzare cosa devono aver pensato e sofferto i suoi detrattori, nel vedere tutto lo splendore che questa donna straordinaria emanava.

Purtroppo Ipazia, di rara bellezza, divenne di rara bruttezza. Il suo corpo deturpato, massacrato e dilaniato, si suppone con conchiglie rotte o pezzi di vetro, è un esempio di vera e propria tortura. Dietro a quel gesto deve pur esserci stato un pensiero, che non era sicuramente né di libertà né di verità, e allora è sì importante chi lo ha commesso, per punire un atto così deprecabile, ma ciò che più importa e che bisogna confutare, a mio parere, è il pensiero sotteso a quel gesto. Quel pensiero che non smette mai di creare nuovi suoi adepti. 

L’uccisione di Ipazia, se non altro, ci insegna che non è la mancanza di rispetto e di riverenza, preziosa, nei confronti delle virtù o il disprezzo che fanno grande il mondo e rendono la vita una gioia perenne, tutt’altro!

Cosa deve aver pensato in quegli attimi prima di morire, cosa i suoi occhi avranno visto? Non intendo soltanto fisicamente, ovvero chi può aver riconosciuto, ma “Visto” come espressione del mondo sottile, di quella verità che forse si comprende in momenti come quelli vissuti da Ipazia. Chissà quale verità ha portato con sé e che, voglio credere, l’abbia resa ancora più libera, a dispetto di chi voleva annientarla.

Durante il seminario sulla figura di Ipazia, la Professoressa Silvia Ronchey ha letto, scoccando così delle frecce a favore della libertà, una breve citazione di John Stuart Mill tratta dal suo saggio “On liberty” del 1859: “Se tutti gli uomini meno uno avessero la stessa opinione non avrebbero diritto di far tacere quell’unico individuo più di quanto non avrebbe lui di far tacere avendone il potere l’intera umanità.” Perché, spiegava Mill: “Impedire l’espressione di un’opinione è sempre e comunque un crimine, perché se l’opinione è giusta coloro che ne dissentono vengono privati della verità, ma anche nel caso in cui essa sia sbagliata coloro che ne dissentono sarebbero privati di un beneficio ancora più grande: quello di vedere rafforzata la verità medesima, per confronto con l’errore”.

Il riconoscimento, per l’impegno e il coraggio di Ipazia, nel realizzare la libertà, può spingerci a ricercare il vero, a ricordarla e a riflettere.

Il nome Ipazia è stato dato alla cometa che 28 milioni di anni fa colpì la Terra distruggendo ogni forma di vita. (I residui della cometa sono stati ritrovati dagli scienziati della University of the Witwatersrand di Johannesburg).

Mi rincuora fantasticare sul fatto che Ipazia sia stata una cometa! Ella non ha distrutto, ma è stata distrutta questa l’unica differenza, sostanziale però.

L’impatto della cometa ha generato migliaia di microscopici diamanti e il più grande di tutti porta il nome “Ipazia”.

E così Ipazia è anche “Il diamante” più grande che brilla ancora di quella indimenticabile luce emanata dalla scienziata più adorata e più odiata che, a dispetto degli accadimenti, continua a brillare.

a cura di Maria Grazia Grilli

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