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Le conseguenze psicologiche del Covid-19

La pandemia provocata dalla malattia Covid-19 ha comportato l’insorgere di problemi virologici, politici, economici e sociali. Poca attenzione viene, però, prestata alle ripercussioni sulla salute mentale degli individui derivanti dall’emergenza sanitaria e dagli strumenti politici utilizzati al fine di contenerla.  Le problematiche legate al benessere psicologico delle persone, infatti, non trovano un’adeguata collocazione nell’agenda dei mass media che è stata riprogrammata in direzione di una comunicazione d’emergenza caratterizzata da una costante narrazione belligerante; una comunicazione imperniata sulla personificazione del rischio e la trasfigurazione degli eventi e degli scenari in atmosfere di guerra che, dall’inizio della pandemia, sino ad oggi, non ha mostrato interesse per  gli effetti dannosi afferenti alla dimensione psichica. Data la situazione in via di sviluppo, sono stati condotti studi sui dati attualmente a disposizione, come quello pubblicato sulla rivista scientifica “The Lancet” nell’articolo The psychological impact of quarantine ad how to reduce it: rapid review o the evidence, che spiega come i potenziali benefici derivanti dalla scelta di una quarantena obbligatoria di massa, devono essere attentamente ponderati rispetto ai possibili costi psicologici. L’argomentazione si costruisce sulle ricerche seguite in dieci paesi, basate sulle conseguenze prodotte da epidemie precedenti quali la SARS, l’Ebola, l’influenza pandemica H1N1 del 2009 e 2010, la sindrome respiratoria del Medio Oriente e, infine, l’influenza equina. I dati raccolti nel corso della ricerca hanno messo in evidenza la correlazione tra quarantena e peggioramento dello stato psicologico. Al fine di comprendere meglio quanto effettivamente la variabile indipendente “Pandemia e restrizioni” influenzi la variabile dipendente “peggioramento dello stato psicologico”, la Dott.ssa Carmela Menna, Psicologa e Psicoterapeuta, ha risposto ad alcune domande cercando di fare chiarezza su questo argomento che, purtroppo, non trova spazio nei salotti dell’informazione.

  1. Dall’inizio della pandemia ad oggi ha riscontrato nei suoi pazienti la comparsa o la degenerazione dei sintomi quali ansia, stress, umore depresso, insonnia o altri?

Da marzo 2020 le statistiche dimostrano che vi è stato un aumento considerevole della richiesta d’aiuto; in questo aumento esponenziale della richiesta di intervento psicologico le fasce deboli sono state quelle più colpite. Per fasce deboli mi riferisco non solo ai soggetti con una sintomatologia già conclamata, ma anche a quella categoria di individui che per funzionamento e predisposizione si sono mostrati più vulnerabili allo sviluppo di un quadro psicopatologico in reazione a questo evento traumatico.

  1. Se si, in quali pazienti aumenta il rischio di un peggioramento del benessere psicologico? Perché? 

La categoria più colpita è quella caratterizzata da un quadro sintomatologico di tipo ansiogeno che più di ogni altra categoria risente della difficoltà di ricorrere a strategie di coping per far fronte ad eventi stressanti. Questo è dimostrato dal fatto che la maggior parte dei casi la richiesta d’aiuto avviene per la comparsa o l’aggravamento di sintomi d’ansia di varia natura che possiamo collocare lungo un continuum che va dal semplice stato di ansia generalizzata, ai disturbi del sonno, ad attacchi di panico, fino alla comparsa di stati di paura costante comportata da pensieri di morte. [..] Tra le fasce deboli in questo periodo si riscontano soprattutto bambini e adolescenti in cui sono evidenti, da un lato, sintomi di uno stato depressivo dell’umore legato alla protratta inattività e monotonia delle giornate, e, dall’altro, fenomeni di dipendenza dai dispositivi che sembra essere diventata l’attività esclusiva attraverso la quale impegnano il proprio tempo libero.

  1. In relazione alla sua esperienza lavorativa, quali sono le principali variabili contestuali che possono infierire sulla condizione psicologica delle persone?

Vorrei sottolineare che non è la pandemia di per sé a provocare l’esacerbazione dei sintomi o l’alterazione dell’equilibrio psicopatologico della persona ma sicuramente vi sono circostanze eventi legati ad essa da considerarsi come fattori scatenanti. Ad esempio il vissuto di terrore e intensa paura di morire, ha caratterizzato la cosiddetta prima ondata, insieme alla sensazione di repentina interruzione della routine quotidiana che, se, inizialmente, ha visto un graduale adattamento da parte della persone attraverso atteggiamenti  vedi di fiducia e speranza concretizzatisi slogan, nel valorizzare le piccole attività e i momenti familiari, con il suo protrarsi, ha favorito in molti casi l’insorgenza di vissuti emotivi negativi quali irritabilità, noia, depressione, apatia. Va notato, inoltre, che in molte famiglie l’interruzione della quotidianità ha coinciso con la sospensione dell’attività lavorativa. Non in pochi casi la perdita del lavoro ha avuto risvolti drammatici. Si è parlato molto di solidarietà verso le famiglie in difficoltà, offerte di lavoro, raccolta di fondi e alimenti ma il tutto non è stato sufficiente a tal punto da evitare che qualcuno raccontasse di questo periodo come un vissuto di guerra. Tra le conseguenze più catastrofiche causate dalla pandemia vi è sicuramente anche la perdita delle relazioni e del contatto umano a cui tutti siamo stati costretti accontentandoci di guardare le persone attraverso uno schermo, distanza che ha sicuramento intensificato i sentimenti di solitudine.

  1. Facendo riferimento alle categorie sociali di bambini, giovani, adulti e anziani, quali sono le problematiche che, rispettivamente, possono maggiormente danneggiare la condizione psicologica? 

Ritengo che non esista una fascia evolutiva che abbia risentito e stia risentendo più delle altre delle conseguenze della pandemia. Credo che ad ogni specifica fascia d’età gli individui abbiamo sperimentato una perdita sia essa materiale, situazionale o affettiva, e che ogni singolo individuo abbia reagito a tale perdita in maniera congrua alle proprie risorse in termini psicologici personali e di rete sociale, anche perché, a mio parere, ognuno di noi, per quanto sia stato messo a dura prova da questa situazione,  abbia utilizzato un metro di misura del tutto personale nell’attribuire un livello di negatività agli eventi. Ovviamente ciò è strettamente connesso anche a quanto ravvicinato sia stato l’incontro con questo dramma, pertanto, l’aver vissuto il contagio più da vicino ha contribuito e contribuisce al peggioramento della condizione psicologica.

  1. Secondo lei, ci sono dei “rimedi” per attenuare l’insorgere o il degenerare di sintomi causati dall’emergenza sanitaria e dalle misure prese per combatterla? 

La pandemia e tutte le misure adottate per farvi fronte hanno imposto lo stravolgimento degli stili di vita degli esseri umani. Come in tutte le situazioni anche in questa così catastrofica le persone sono riuscite ad adattarsi, cioè, a modificare il proprio comportamento in funzione degli eventi a cui sono stati esposti, seppur con enorme sacrificio. In merito ai rimedi che un individuo può mettere in atto per attutire i colpi di questa pandemia, sicuramente non posso rispondere sulla base di una statistica, lo farò considerando quello che in circa vent’anni di attività la mia professione mi ha insegnato soprattutto in questo ultimo anno. In tutte le circostanze negative la probabilità circa la sopravvivenza psicologica di un individuo è strettamente connessa alla sua capacità di resilienza e quindi alla capacità di individuare ed aggrapparsi alle risorse, interne o esterne che siano, utili per riaccendere la propria motivazione intrinseca ad agire. Con questo intendo dire che l’unica vera grande forza di un essere umano è la capacità di ricercare nelle proprie esperienza di vita negative il risvolto positivo e una modalità alternativa di rispondere ai propri bisogni psicologici primari. Questo per me è il processo di adattamento più funzionale agli eventi piuttosto che l’abbandonarsi passivo alle restrizioni.

Dalle risposte della Dott. Menna si può evincere che la correlazione causa-effetto tra le variabili analizzate non solo esiste, ma va controllata cercando di riconoscere il proprio stato psicologico e affrontarlo scavando dentro se stessi al fine di reperire gli strumenti necessari per far fronte alle paure, all’ansia, alla noia, all’umore depresso e alla sensazione di oblio. Non riuscire a vedere la luce in fondo al tunnel, sentirsi bloccati in un loop temporale, aver perso la speranza, ed esperire sentimenti di paura nei confronti del presente e del futuro, sono dimensioni che non vanno trascurate, è necessario valutare le possibili strade da percorrere per conservare un equilibrio psicologico in uno scenario distopico, in cui tutte le certezze vengono scardinate e i sogni messi in stand-by.

Dott.Ssa Carmela Menna (Psicologa e Psicoterapeuta)

A cura di MARIANASTASIA LETIZIA

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