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Il papero più “Ammaliante” che sia mai stato creato.

Ogni tanto bisognerà pur ricordarsi di Donald Duck: Paperino!

Credo sia indispensabile, perché non è soltanto un papero, un fumetto o un cartone animato, ma un fenomeno stratosferico che ci accompagna da molto tempo; il nostro, Donald Fauntleroy Duck, alias Paperino, è il frutto della matita creativa di Al Taliaferro, prima, e, in un secondo momento, di Carl Barks.

Approfondendo il personaggio, accattivante, di Paperino, e indagando il suo successo, una domanda è sorta in me, seppur, forse, banale: come può un papero così sfortunato, scansafatiche e maldestro, come lo è Paperino, diventare il beniamino del pubblico? Una possibile risposta potrebbe essere, probabilmente, perché riemerge sempre dalle catastrofi e non cede di fronte agli eventi, non si da per vinto, mai.

Attraverso l’immaginazione del suo creatore, inoltre, ci mostra alcuni aspetti interiori dell’essere umano, infatti, Paperino è spesso in preda alla collera, tende a evitare la fatica, ama fare dispetti, dice bugie, a volte si barcamena tra la paura e la pigrizia, sogna a occhi aperti, infine, la simpatia è, e rimane, il suo asso nella manica.

Sono in molti ad affermare che il mondo di Paperino sia fervido di argomenti e temi rilevanti dal punto di vista socio-economico-culturale e familiare-affettivo, veri e propri approfondimenti di crescita educativa. Alcune persone sostengono che nelle storie di Paperino si affrontino, addirittura, il capitalismo, l’industrializzazione, l’ambiente e la problematica della parità dei sessi. Credo sia vero!

Paperino è il cattivo esempio da non seguire, rappresenta ciò che non si dovrebbe fare, non ha virtù riconoscibili, eppure non possiamo fare altro che amarlo. È, perché incarna i nostri vizi e ce li restituisce purificati dalla sua simpatia?  Perché le sue imperfezioni non sono il risultato della cattiveria?

Qualsiasi cosa sia, è evidente che Paperino abbia dimostrato in questi anni, in cui ci ha fatto ridere e pensare, che anche se non vince nella sua vita ha sicuramente vinto nei nostri cuori.

Del resto come disse Carl Barks, soprannominato “The Duck Man” (l’uomo dei paperi): “Mi sono sempre sentito sfortunato come Donald, che è vittima di varie circostanze; non c’è una persona negli Stati Uniti che non si identifichi con lui. Lui è tutto e tutti, fa gli stessi errori che facciamo noi”.

La storia ci racconta che Paperino dalla sua prima apparizione, in un cartone animato “La gallinella saggia”, e poi qualche mese più tardi, per la precisione il 16 settembre 1934, in un fumetto, ne ha fatta di strada.

Uno dei cartoni animati che trovo molto istruttivi è, sicuramente, “Paperino nel mondo della matemagica”, datato 1959. Qui “Lo spirito di avventura” conduce Paperino, tra le meraviglie della matematica, nonostante la sua ribellione ed il rifiuto a immergersi nei numeri, visto che, per lui, è “Roba da sgobboni”;  partendo da Pitagora, il papà della matematica, della musica e capostipite di tutti gli sgobboni, “Lo spirito di avventura” sottolinea, spiegandogli, che dall’armonia dei numeri è derivata la nostra scala musicale e che gli sgobboni, come li chiama lui, ovvero i pitagorici hanno gettato le basi di tutta la musica moderna. Gli svela i misteri della stella a cinque punte e che in essa è contenuto il segreto della costruzione del rettangolo aureo; i greci l’apprezzavano sia, per le sue magnifiche proporzioni, che, per le sue qualità magiche. La stella a cinque punte contiene una serie, pressoché, infinità di rettangoli aurei e attraverso dei giochi fantastici gli dimostra come l’affascinante figura geometrica possa riprodursi un infinito numero di volte.

Concludendo, “Lo spirito di avventura” svela a Paperino che, per i greci il rettangolo aureo era il principio matematico della bellezza e che lo si ritrova, infatti, nell’architettura classica.

Paperino, in questo cartone animato, è come se fosse in una giostra, magica, di strabilianti rivelazioni e nel gioco gli si rivela, con sua grande meraviglia, che anche la natura ha una logica matematica.

È sorprendente come Donald Duck possa interessare sia gli adulti che i bambini, ed è sicuramente merito dei suoi autori e della Walt Disney che hanno operato scelte creative, ma anche e soprattutto scelte educative, che vanno al di là della mera speculazione in campo “Lavorativo” e quindi in direzione degli interessi capitalistici che possono sprigionarsi da un’operazione produttiva di un cartone animato o di un fumetto.

Paperino è diventato intimo con i bambini e i ragazzi di tutto il mondo attraverso le sue avventure, che pure nascondono dei messaggi di grande importanza, vantaggiosi, per la crescita, e, per l’ispirazione che può trarne un bambino con la sua innocenza.

A questo proposito vorrei citare altri due cartoni animati: “Paperino e il diavolo” e “Paperino, professione papà”. Nel primo, datato 1938, Paperino è alle prese con la scuola e due forze contrarie: andare o non andare. È esilarante come in un momento stia per andare, guidato dalla forza favorevole, e subito dopo si rituffi nel letto, assecondato dalla forza contraria. Alla fine le due forze lotteranno, tra di loro, con risate, per noi assicurate, e con la vittoria della forza favorevole che accompagnerà a scuola Paperino.

Nel secondo, apparso nel 1948, Paperino è alle prese con la responsabilità che comporta l’adozione di un cucciolo di canguro, molto simpatico e un combina guai inimmaginabile, dimostrando quanto sia impegnativo rendere felice un figlio e di come lui si prodighi, per realizzare ciò. Un esempio di genitorialità al di là della nostra immaginazione se si pensa che è riprodotta in un cartone animato.

E quando in un fumetto ebbe a dire: “Se riscaldo CH2 e NH4, in un ambiente osmotico, dovrei ottenere un nitrogeno spaccatutto”. Paperino chimico, ve lo immaginate? Uno scienziato pennuto non si era mai visto! Che Paperino!

Ha rappresentato e rappresenta noi nelle nostre evoluzioni così come nelle nostre involuzioni, è la nostra memoria storica, in chiave divertente e spropositatamente affascinante.

I bambini sono incantati dalla storia, dai disegni, dai colori, dai personaggi ma anche noi, adulti, non scherziamo, siamo attratti quanto i bambini, se non di più. Può darsi che qualcuno, come è successo a me, per un po’ lo abbia dimenticato, ma basta poco, il tempo di guardare un cartone animato o leggere un episodio, per essere riconquistati dal papero più “Ammaliante” che sia mai stato creato.

a cura di Maria Grazia Grilli

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