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Diario di avventure, finestre sulla Terra. Da Lisboa a Cascais.

Andai a letto abbastanza tardi, dovevo dare l’arrivederci come si deve a Lisboa. Durante la notte andai ad ascoltare della musica dal vivo, in un bar piccolo piccolo del centro storico, dove tra un the freddo ed un hamburger, due passi nella notte e le luci flebili dei lampioni, alle 4 della mattina circa, tornai in stanza per dormire con l’intenzione di svegliarmi presto per prendere il trenino in direzione Cascais, paesino sull’oceano Atlantico, a mezz’ora in treno da Lisboa e al fianco del punto più a occidente dell’Europa. Cabo de Roca. Sarei rimasto vari giorni a Cascais e Cabo de Roca. Avevo già affittato una mansarda su Booking, questa faceva parte della casa di un tale Jorge che aveva messo una porta sulle scale e creato un miniappartamento, un mono ambiente, con cucina, salone, stanza e a parte il bagno ed una bellissima terrazza. Dormii fino alle 08, la sveglia suonò prima ma, mi riaddormentai tra le lenzuola color panna un’altra oretta all’incirca. Il sole arrivò dritto nella stanza, colpendo il materasso e le mie gambe. Il tepore mattutino mi svegliò gradevolmente. Raccolsi le mie cose e scesi, già pronto, a fare colazione. Nella hall era allestito un semplice ma ricco buffet in stile internazionale. Uova, pancetta, pane tostato, formaggi, frutta fresca già tagliata, cornetti da riempire a piacimento, cereali, latte, caffè espresso, americano, spremute, fagioli al pomodoro, cetrioli tagliati e sedano. Formai il mio bel piatto, una spremuta d’arancia e un caffè americano. Da dietro i miei occhiali da sole color senape osservavo, dal finestrone, il passare delle persone.

Un signore apriva la sua barberia, erano appena le 9 meno un quarto. Avrà avuto 55 anni più o meno. Mangiavo ed osservavo i suoi movimenti, lenti, pacati, precisi, senza affanni gesti memonici, effettivamente di routine. Chissà da quanto tempo apriva, ogni giorno, il suo negozio, il suo sostentamento, il suo pane sagrato. Decisi di tagliarmi i capelli, feci un check-out rapido ed attraversai la strada. Mi accolse con un sorriso grande. Mi accomodai, prima che arrivasse il primo cliente, mi avrebbe tagliato i capelli. Dissi come lo volevo. Iniziò. Le sue mani sorvolavano i miei capelli, tagliando i ciuffi di troppo. Nel mentre mi permisi di fargli qualche domanda. Si chiamava Joan, 57 anni ed è lì da 45 anni, tagliando i capelli di tutto il quartiere. Capisco quello che mi racconta, lo fa con lentezza e riesco a cogliere quasi ogni dettaglio del suo racconto. Ereditò il locale da un signore che lo accolse quando era un adolescente ribelle. “Mi salvò la vita”, mi confidò, “mi ero messo sulla cattiva strada. Droga, piccoli furti, sai le stupidaggini che si possono compiere da giovani. Grazie a lui ho creato la mia famiglia, i miei figli non vengono mai a trovarmi, loro sono avvocati, si vergognano del mio lavoro umile. A me non importa, l’importante era lavorare per dargli educazione, formazione, ed una vita più ricca di quella che io ho avuto. Ci sono riuscito”. Mi spruzza un po’ di colonia rinfrescante, pago ed esco con il mio bagaglio più pieno.

Mi dirigo verso la Estacao do Rossio, la stazione dei treni, quelli regionali. Nel tragitto mi porto avanti con il tempo e compro il biglietto online sul sito delle ferrovie portoghesi. La stazione è abbastanza grande e bianca, il pavimento di marmo grigio ben lucidato e persone su e giù lungo i binari. Leggo il mio e salgo su un vagone al centro del convoglio. Parte puntuale, sono le 10:14 saremmo arrivati alle 10:49, orario perfetto per godersi la giornata, Cascais mi aspetta. Da fuori il sole è forte, sbatte sui graffiti che ricoprono i vetri del treno, faccio un video. Le rotaie si alternano sotto il treno, in uno snodo infinito di possibilità, suona della musica portoghese, pop. Estiva. Mi vien voglia di ballare, sorrido dentro di me. Fa caldo, qualcuno apre i finestrini alti. D’un tratto il mare appare alla mia sinistra, scivola lungo la velocità del mio movimento, come risucchiato verso l’indietro. Lo vedo sfuggire, lo catturo con il mio sguardo. Si alternano ombrelloni, persone arrivando sulla sabbia, piantando ombrelloni, posizionando le ciabatte all’ombra e sopra di esse le ghiacciaie. Pronti per una giornata di mare e spiaggia, pallavolo e biglie. Ghiaccioli e caffè. Scivola l’attimo ne cerco di cogliere l’essenza e l’essenza.

La stazione è piccolina e chiara, quattro o cinque binari, non di più, molta gente che si affolla verso l’uscita in direzione della spiaggia, lo riconosco dagli zaini pieni delle necessità che si hanno quando si passa una giornata di mare. Ho fame e mi dirigo verso un Burger King, i tovaglioli sono inseriti a pressione dentro il dispensatore. Sono messi al contrario rispetto a come li vedo in Italia. Nuove scoperte, lo appunto. Si al contrario, dall’alto, non dal basso. Qui a Cascais è così. I tovaglioli poi sono gli stessi. La carta è la stessa, stessa consistenza, stessa forma. Si viaggia per tirare fuori tovaglioli al contrario. Entrare in contatto con un posto nuovo, un nuovo Mondo, esiste solo ciò che conosciamo di persona. Quando viaggio, la vita, me la sento addosso, la indosso non è intorno, è addosso a me, la sento vestirmi. Non la lascio passare. Osservo per scoprire, non per andare a sbattere. Osservo, senza cercare nulla. Ascolto per sbirciare nuove vite, e nuovi racconti, percepisco odori. Qui arriva l’oceano prepotente e gelido. Sveglia gli animi. Chissà se finisce qui il Mondo? Se siamo soli o c’è qualcun altro che tira fuori i tovagliolini in altri sorprendenti modi. Senza pregiudizi, viaggio, viaggia. Apri gli occhi.

Passo in direzione del porto sportivo, dove affitterò un motorino per muovermi con più libertà e facilità. La spiaggia di Cascais è davvero molto minuta e piena di persone. Sono contento della mia scelta di alloggiare leggermente fuori, e dell’indipendenza che mi darà un motorino. Arrivo all’officina di noleggio, bici, motorini, moto, barche. Di tutto un po’. Non ho una carta di credito così, il proprietario si fida di me e mi lascia prendere il motorino, senza anticipo, mi fa lasciare in concessione il mio documento d’identità. Mi dà il benvenuto e volo via verso la mia mansarda sull’oceano. Dalla terrazza posso assaporare l’odore della immensità del mare che si spinge oltre. Casette basse intorno a me, una piscina condominiale. Un letto enorme e super comodo. Jorge amabile insieme al suo compagno impegnati a costruire una libreria. Ho le chiavi, ho il motorino, il mio quadernino verde. Compro una matita verde sotto casa, che è ancora qui con me. Telo mare, una bottiglietta d’acqua, scarpe da ginnastica per stare più sicuro durante la guida e via ad esplorare. Qui, a Cascais, c’è di tutto, dalla Boca do Inferno alle spiaggia di sabbia bianca. Dalle onde altissime, alle scogliere altissime a picco sul mare blu. Andiamo.

a cura di Michele Terralavoro

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Redazione StreetNews.it
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