giovedì , Dicembre 2 2021

Canzoniere, la poesia torna in scena, 3 e 4 dicembre, Auditorium Parco della Musica di Roma

Con sempre più forza, la poesia rivendica oggi un ritorno alle origini – che è anche un balzo nel futuro – quando, prima dell’avvento di una civiltà fondata sulla scrittura, era una disciplina orale, fondata sul ritmo e la musicalità e impensabile senza l’abbraccio di una comunità. La poesia nasce infatti come musica, non già accompagnata dalla musica, e durata, ritmo, suono e lingua sono state tutte le sue forme fin quando non si è consumata quella che già Giacomo Leopardi deprecava come “la funesta separazione della musica dalla poesia e della persona di musico da quella di poeta”. Oggi nell’epoca della digitalizzazione integrale, la poesia riprende fiato, torna sul palcoscenico e riprende a dialogare con la musica. Canzonierela poesia torna in scena, promossa da Squilibri in collaborazione con Fondazione Musica per Roma e con il contributo del Fondo INPS-PSMSAD, presenta così all’Auditorium Parco della Musica di Roma alcune delle più significative espressioni di un movimento che, sotto il nome di spoken music o spoken word, nel mondo ha conquistato piazze, teatri e persino stadi, con un seguito straordinario di pubblico. 

Si inizia, il 3 dicembre, alle 21, con l’omaggio del collettivo Mezzopalco agli artisti che hanno guidato la ricerca e la produzione di poesia orale, da Gil-Scot Heron a Patrizia Vicinelli, da Eschilo a Demetrio Stratos, in un viaggio che travalica epoche e generi. A seguire il trio beneventano Osso Sacro che recupera, rielabora e riposiziona le narrazioni orali e sonore del territorio sannita, intrecciandole a reminiscenze classiche in un impasto sonoro di grande effetto, e il poeta e performer Nicolas Cunial che, con i suoni complessi, innovativi e stratificati che Vincenzo Zingaro attinge dai suoi sintetizzatori, proporrà una selezione dei suoi ultimi brani poetici. E, ancora, gli altarini fonici e gli ultrasuoni tellurici di Gaia Ginevra Giorgi e Demetrio Cecchitelli in un racconto sonoro sull’impossibilità di museificare i ricordi. Infine, in chiusura, le “interiezioni” di Pierpaolo Capovilla, voce del gruppo rock Il Teatro degli Orrori, fra i più originali della scena musicale indipendente, e di Paki Zennaro, compositore sperimentale e storico collaboratore di Carolyn Carlson, per una rilettura commovente e straziante di “Succubi e supplizi” di Antonin Artaud.  La serata sarà condotta da David Riondino, autore di grande versatilità e molteplici curiosità, tutt’altro che a digiuno su questioni di metrica e poesia, e Lello Voce, l’iniziatore in Italia dello slam poetry e direttore artistico di questa rassegna oltre che dell’omonima collana della Squilibri che, periodicamente, si fa anche evento, incrociando il teatro e affidando alla performance dal vivo la comunicazione di tutte le forme della poesia. 

Dopo il ventaglio di opzioni esistenti nel variegato mondo della poesia con musica offerto nella prima serata, il 4 dicembre si prosegue con una proposta articolata attorno a due spettacoli. Il primo, Acoustic postcards Venice, è una breve, ma intensa, raccolta di cartoline acustiche dell’artista e compositore veneziano Andrea Liberovici fondatore con Edoardo Sanguineti del Teatro del suono. Secondo Liberovici Venezia non è una città ma un gigantesco strumento musicale in quanto il suo aspetto acustico, prodotto dall’edificazione su palafitte, funge da cassa armonica, producendo risonanze. Questa intuizione/metafora, suffragata da Renzo Piano nel corso di una puntata di VeneziAcustica su Radio3, ha segnato l’inizio di questa ricerca. Alle cartoline acustiche Liberovici ha aggiunto, per questa occasione, dei piccoli scritti che verranno integrati all’interno dei suoni che ha composto per questa ricerca. Con lui sul palco l’artista sonoro Riccardo Sellan.

Si prosegue con Interpretare Zanzotto – Gli Sguardi i Fatti e Senhal, uno spettacolo nato nell’ambito delle celebrazioni ufficiali per il centenario della nascita di Zanzotto per iniziativa del Comune di Pieve di Soligo, città natale del poeta, e ideato e curato da Lello Voce. A misurarsi con il poemetto sono state chiamate quattro tra le migliori poetesse italiane (Sara VentroniMarthia CarrozzoEugenia Galli e Monica Matticoli), affiancate da quattro musicisti d’eccezione (Alessandro D’Alessandro, Frank NemolaLorenzo Dal Pan e Miro Sassolini). Immerse nelle videoscenografie di Gianluca Abbate, e con la consulenza letteraria di Stefano Dal Bianco, ognuna di loro ha tagliato e ricucito il testo, lo ha ribaltato, tradito e tradotto nel presente, facendosi rapsoda e cercando nelle parole di Zanzotto l’eco e le radici delle proprie. Un’interpretazione sia scenica che letteraria, articolata e spiazzante, musicalmente trascinante, che scaraventa una delle opere più complesse e ‘oscure’ di Zanzotto al centro magmatico della contemporaneità, facendo coincidere l’oltraggio alla luna con quello ai corpi delle donne, lo sfaldarsi definitivo del mito con lo svanire del futuro.

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