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Una fervida carriera vista di scorcio: intervista esclusiva al soprano Anna Pirozzi.

Regina eletta del palcoscenico del San Carlo nello scorso Marzo. Anna e Norma, un legame nel segno del rispetto. 

Protagonista della recente produzione di “Norma” al Teatro San Carlo (clicca qui per leggere l’articolo), Anna Pirozzi ha dato una grande prova artistica lasciando il segno nelle quattro recite. Calato il sipario, il soprano ripercorre le fasi di studio e di interpretazione di questo ruolo cardine: “con Bellini serve sempre studiare. Per ‘Norma’ ho dovuto ridimensionare la mia vocalità, perché in quest’opera la drammaticità va sulla parola. A differenza de ‘la Sonnambula’ o ‘il Pirata’ qui si supera il belcanto puro e si dà spazio alla forza e all’agilità. Ultimamente si usa affidare questo ruolo a soprani più leggeri, che danno grande prova all’inizio, ma che nel corso dell’opera mancano delle parti più drammatiche”.

Prima di Napoli Anna Pirozzi ha vestito due volte l’abito della sacerdotessa della Gallia, entrambe nel 2018, prima il debutto a Bilbao e poi la produzione al Colón di Buenos Aires. “Per un soprano cantare questo ruolo è molto importante, eppure con ‘Norma’  cadere nel buio è un attimo. Io l’ho studiato prestando attenzione a quanto scritto da Bellini e cambiando la mia voce, adattandola. Ce l’ho messa tutta”. Il soprano sottolinea l’importanza della componente attoriale nella resa artistica, a fronte di un personaggio cardine ed estremamente complesso, che nel corso dell’opera fa trasparire emozioni diverse e in certi punti contrastanti, da stratega a folle amante, da madre sull’orlo di un duplice delitto a donna rimasta sola nella delusione: “dal punto di vista psicologico Norma mi prende molto. Da donna matura, sposata e con due figli riesco a portare il mio vissuto nell’interpretazione. In me vita e canto vanno sempre di pari passo”.

Norma” è una delle opere consacrate e giunte al grande pubblico grazie alle voci che negli annali l’hanno resa eterna, una su tutte quella di Maria Callas: “da sempre mi piace l’interpretazione della Callas, nei colori, negli accenti e nell’emozionalità che lei mette in questo ruolo. È vero che il canto è imitazione e che la sua voce è inimitabile, ma a un certo punto della carriera un interprete deve essere capace di fare esperienza di ogni spunto per crearsi un profilo e una personalità artistica”.

Un meraviglioso fiore sbocciato tardi. Gli esordi e l’esperienza maturata.

La nascita artistica del soprano nativo di Napoli è particolare, quasi atipica. Certo è che in lei la musica non sia stata mai qualcosa di estraneo: “il primo passo l’ha fatto la musica, la musica in generale. Ero una cantante dal repertorio leggero, cantavo nei pianobar, ascoltavo le canzoni dei Festival di Sanremo”. Mantenendo vivo il legame con il suo repertorio dell’adolescenza e della prima età adulta, la Pirozzi non disdegna interpretazioni di musica pop durante in televisione, come ha fatto in altre recenti interviste. C’è sempre stata in lei la voglia di scavare a fondo nella voce: “a 25 anni mi sono iscritta al Conservatorio, ma solo per imparare la musica, non per il canto lirico. Ascoltando le voci degli allievi e dei Maestri c’è stato un colpo di fulmine”.

Con la performance napoletana Anna Pirozzi ha confermato le opinioni di melomani e critici che la reputano il più importante soprano italiano del momento. Napoli, che si inserisce nella lista dei grandi centri operistici e musicali nel mondo, accoglie da tempo immemore le personalità più in vista in questo campo dell’arte. Alcuni di questi hanno nel tempo sfruttato il proprio peso specifico per crearsi anche un’immagine popolare, quasi da divi americani: “questi personaggi oltre che puntare sul loro essere artisti hanno coltivato anche la figura. In ogni caso ci deve essere un alto profilo vocale e tecnico, anche quando la voce va in declino. Il divismo di una volta non c’è più. La Callas nel quotidiano era assalita dai paparazzi, oggi non c’è più questo modo di fare. I grandi della lirica di oggi hanno una forte base di marketing alle loro spalle”.

Le nuove sfide da affrontare e uno sguardo al futuro.

È bene spaziare tra gusti e generi musicali diversi. Da poco è uscito un mio CD con canzoni di Franco Alfano, belle ed estremamente difficili da interpretare. Immettermi nei progetti che vanno un po’ fuori dalla lirica mi stimolano e certificano la duttilità della mia voce. Il mio sogno è incidere delle arie verdiane, senza dimenticare anche il repertorio napoletano, che mi appartiene”. Il resto della stagione ‘23/’24 di Anna Pirozzi è pieno di produzioni che la vedranno impegnata  all’estero, tra Spagna, Albania, Vienna e non solo, e al meraviglioso festival estivo dell’Arena di Verona, dove darà voce ad Aida (nell’allestimento del 1913) e alla principessa Turandot. Il suo repertorio però può ancora allargarsi. “La mia vocalità va verso il drammatico e il verista. Sono rimaste pochissime opere tra quelle adatte a me da debuttare, ad esempio ‘Fanciulla del West’ che l’anno prossimo farò qui al San Carlo. Mi piacerebbe cantare i ‘Vespri Siciliani’  in italiano e ‘Fedora’, che ho studiato per una produzione in pandemia poi annullata”.

A cura di Giuseppe Scafuro – immagini: profili social “Teatro San Carlo” e “Anna Pirozzi”.

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Redazione StreetNews.it
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