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SI ‘E PASTURE PARLASSENO

Il 29 dicembre scorso è andato in scena lo spettacolo “Si ‘e pasture parlasseno”, presso il Museo della Tarsia Lignea a Sorrento, un luogo storico e pieno di fascino, gestito dall’architetto Alessandro Fiorentino che ha come fiore all’occhiello la generosità e l’umiltà. È con tutto il suo cuore e grande rigore, non risparmiando la sua vita, coadiuvato da collaboratori e familiari, che si prodiga affinché il Museo rimanga, con la sua storia, sul territorio.

“Si ‘e pasture parlasseno” è uno spettacolo sorprendente nel suo, simbolicamente, riferirsi agli accadimenti del Natale che tutti noi conosciamo.

“E se quelle statuine che ogni Natale metti nel presepe parlassero? Cosa direbbero? Secondo noi racconterebbero la loro storia, la loro allegoria, denuncerebbero oggi, come nel ‘700, i problemi di una società troppo impegnata in cose superflue. 

Così con un lavoro grotowskiano abbiamo cercato di arrivare all’essenza delle cose, alla  “povertà” del teatro dove un semplice elemento identifica un personaggio noto o meno noto di questo meraviglioso carillon chiamato presepe…”

Certamente, Grotowski si poneva la domanda se il teatro fosse ancora necessario, vista la nascita dei “Cugini alla lontana”: cinema e televisione, che ne fanno di più e a colori; la risposta, a mio parere, è imprescindibile, nel senso che il teatro non potrà mai competere con la tecnologia e la ricchezza del cinema o della televisione, allora che rinunci a ogni effetto tecnico, quindi non rimane che l’attore “Santo” in un teatro povero. Direi, un pensiero, meraviglioso.

Come spettatrice di “Si ‘e pasture parlasseno”, fin dal primo istante, sono stata, letteralmente, agguantata, sì perché l’attore è presente e tiene a bada tutto, dentro e fuori di sé, si vede in maniera inequivocabile. È lì, e io, non posso fare altro che essere insieme lui. Non accade spesso, ma quando accadde è commovente, per me. Ha il compito di introdurre, in modo ben architettato, dal testo e dalla regia, i personaggi.

Personaggi interpretati in modo, straordinariamente, creativo: fisicamente, vocalmente, gestualmente, e, con la misura che mi ricorda il “Magico se” Stanislavskiano, da me tanto amato.

I temi velati, ovvero nascosti da un velo e perciò visibili quel tanto che basta, sono parecchi: la solitudine, le dipendenze, la violenza in famiglia, l’immigrazione, il razzismo, la morte.

Durante lo spettacolo l’energia tra l’attore, i personaggi e lo spettatore circola in maniera adeguata e agile; è un dare e restituire continuo che viaggia nel flusso degli accadimenti.

Sarà per questo che alla fine si ha un forte desiderio di ringraziare gli attori, l’autore e il regista.

Gli attori in scena: Giuseppe Brandi, Luigi Esposito, Roberta Lista, Diego Menna, Miriana Minichino, Stefano Quisisana.

Testi di Nicola Le Donne

Regia di Stefano Ariota

Prodotto da M&N’S

Articolo a cura di Maria Grazia Grilli

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