martedì , Gennaio 25 2022

NINO E L’ANIMA CALDA DEL FERRO

Abbiamo incontrato un artista davvero unico.

Sebastiano “Nino” Acerra, artista del ferro

Sebastiano Acerra per gli amici è Nino. Vive nel suggestivo borgo di Pignano, una frazione di Lauro, nella Bassa Irpinia. Animo gentile, molto mite, amante dell’arte in tutte le sue sfumature. E artigiano. Ha imparato a forgiare il ferro in giovane età e ancora oggi ha con i metalli un rapporto quasi intimo, personale, che lo ha portato ad intraprendere questa particolare forma di scultura.

“Tutto è cominciato un anno e mezzo fa, ma già da giovane avevo una vocazione a lavorare in maniera particolare il ferro. Durante il periodo Covid ho sentito il bisogno di creare qualcosa. E’ stato, per me e per la mia famiglia, un frangente molto negativo, quest’anno e mezzo: luttuose perdite, stati d’animo e sensazioni che non riuscivo a contenere. Allora mi sono lanciato in questa idea, per buttare fuori tutto quello che avevo dentro, sfogarmi. Alcune di queste statuine esprimono il mio stato d’animo in quel momento particolare della mia vita. Molti dei soggetti che ho rappresentato sono la personalizzazione delle mie emozioni.”

Quali tra questi soggetti sono per te i più rappresentativi?

“Oltre a quello che ho realizzato per mia moglie, ed è qualcosa di personale, ce ne sono due in particolare, che mi danno particolari emozioni: il Vecchio col Bambino ed il Crocefisso. Quando li ho creati, ho espresso le mie sensazioni più profonde.”

Parliamo un attimo della modalità con cui lavori il ferro: non usi saldature…

“E’ così: io batto il ferro, prima lo riscaldo nella forgia ed è un lavoro abbastanza faticoso, soprattutto d’estate. Gli attrezzi che uso sono martello e scalpello. E’ rigorosamente artigianale. La passione che ci metto io non riesco a spiegarla, con le parole: sono più bravo ad esprimermi con la mia manualità. Inoltre ogni pezzo ha un dettaglio comune che, in un certo modo, è la mia firma.”

Come crei le tue opere? Strutturi l’immagine del personaggio o vai a ricercarne una già esistente? Ad esempio, la Vedetta: come l’hai realizzata?

“Quella, in realtà, sarebbe la piccola Vedetta Lombarda: lo spunto l’ho preso dall’intenzione di guardare avanti; il periodo brutto che ho passato doveva essere lasciato indietro. Allora ho realizzato questa figura che guarda all’infinito, a prescindere dalla vicenda che è narrata dal de Amicis. Bisogna guardare avanti, sempre, per se stessi e per gli altri.”

Parliamo della mostra “L’Anima calda del Ferro”…

“Il titolo l’abbiamo deciso in famiglia, vuole porre l’accento sulla visione comune del ferro, che sovente è rappresentata da un cancello, una ringhiera: oggetti inanimati, freddi, appunto. Invece no: il ferro, lavorato con amore, con sentimento, riceve anche un’anima, delle emozioni, ti regala sensazioni. Calore, appunto.”

Cosa vuoi rappresentare in questa mostra, oltre all’anima calda del ferro?

“Voglio far sapere al pubblico che l’artigianato, la manualità, è in grado di esprimere delle sensazioni. Questo fa di ogni azione un tipo di arte. Oggi siamo avari di emozioni: lo scenario attuale ci ha un po’ spento l’entusiasmo. Il mio modo di fare arte mi porta benessere, mi mette in condizione di esprimermi nella maniera più consona a me. Non sarei capace di farlo con la stessa efficacia attraverso le parole. Le mie emozioni passano da queste dita al metallo.”

Oltre ad aver rappresentato dei personaggi noti al mondo della letteratura, icone e simboli religiosi, tradizionali, hai scolpito dei personaggi locali: vedo Umberto Nobile davanti al progetto del dirigibile, hai realizzato anche la coppia dei Santi Patroni, Rocco e Sebastiano; ci sono anche dei musicisti…

“In primo luogo, voglio ribadire che qui, nel Vallo, ci sono molti personaggi che portano in alto il nostro nome; poi ci sono anche dei personaggi, che io ho omaggiato a modo mio perché nella mia vita sono stati sempre presenti. E’ una sorta di ringraziamento. Quando ho plasmato le statuine dei Santi Patroni mi sono davvero emozionato. Ogni dettaglio ha un significato: se guardiamo infatti le frecce di San Sebastiano, notiamo che una è piantata nell’albero. Quella è la freccia della Speranza: uno dei carnefici non ha voluto colpire il Santo, ma ha mirato all’albero per offrire al martire una chance. Il resto, lo narra la storia del nostro patrono.”

La mostra “L’Anima calda del Ferro” sarà aperta dal 27 dicembre al 6 gennaio presso l’Auditorium San Filippo Neri di Lauro: alla ricerca di un particolare calore in grado di riscaldare anche queste fredde serate invernali.

Di Clemente Scafuro.

Immagini riservate.

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