mercoledì , Gennaio 27 2021

La band Meteora racconta il loro singolo “Via Mameli”

A volte la sola cosa che ci rimane di un legame intenso sono solo ricordi bellissimi, seppur sfumati: “VIA MAMELI”, nuovo brano dei METEORA, è la fotografia sbiadita di quei ricordi. Il brano si configura come una vera e propria ballad dalle sonorità pop/rock impreziosita da atmosfere nostalgiche e malinconiche.

Abbiamo avuto l’occasione di intervista in esclusiva i Meteora che ci hanno raccontato qualcosa di più sul loro singolo e sul come si sono formati.

Chi sono i Meteora e come sono nati?

Fa un po’ strano parlare di noi in terza persona, ma ci proveremo comunque. I Meteora nascono a Siracusa nell’autunno del 2016, in un piccolo ma accogliente garage nel cuore della città adibito a sala prove. Durante questi anni la formazione ha subito diversi assestamenti, fino a stabilizzarsi nella sua versione definitiva che vede Andrea Marciante alla voce, chitarra e tastiere, Walter Nicastro alla batteria e Alessandro “Alan” Antonuccio al basso. Parlando più in generale, i Meteora sono figli di una scelta: quella di suonare (e comporre) solo musica nuova, raccontando il mondo dal loro punto di vista, anche se inesorabilmente incompleto e imperfetto.

Descrivete ogni componente della band con una parola.

Domanda molto difficile. Ognuno di noi è un’opera complessa, fatta di storie, ascolti, esperienze che non potrebbero stare neanche in un opera a più volumi, figuriamoci in una parola. Però è un gioco molto stimolante e ci proviamo.

Per Alan va benissimo “Agnostico”. Oltre a una spiccata, quanto invidiabile, indifferenza verso i problemi del genere umano, Alan possiede il dono della “sospensione del giudizio”, una qualità fondamentale per chi sceglie di far parte di una band!

Walter è sicuramente “Puntuale”, un po’ perché lo trovi sempre in sala, anche se per sbaglio ti capita di arrivare in anticipo alle prove, un po’ perché è batterista nel sangue, da generazioni: la sua è una trasmissione ereditaria di puntualità. 

Andrea è “Irrazionale” perché in fondo nella razionalità e nella ragione si è sempre annoiato. E questo, a volte, può essere anche una cosa positiva. “L’ultimo passo della ragione, è il riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano; è davvero debole se essa non arriva a riconoscerlo” come diceva il buon Pascal.

Già un altro vostro progetto, “Via Milano 46”, ha avuto il nome di una via. Come mai?

Via Milano è dove è iniziato tutto: lì si trova la nostra sala prove ed è lì che nasce, da sempre, la musica dei Meteora. “Via Milano 46” è stato il nostro primo live EP (più un esperimento che un vero progetto discografico) con dentro alcuni pezzi che facciamo ancora oggi durante i nostri concerti. Quindi no, non siamo amanti della toponomastica! Ognuno di noi assegna alle proprie emozioni uno spazio e un tempo ben preciso che, a volte, corrisponde al nome di una via. Tutti noi abbiamo una “Via Milano” e una “Via Mameli”, solo che magari le abbiamo sempre chiamate in un altro modo.

Qual è il ricordo migliore che avete della vostra carriera?

Sicuramente la prima prova! Di live ne abbiamo fatti parecchi e abbiamo incontrato centinaia di persone; abbiamo registrato, stretto mani, salutato e dimenticato molte facce, ma il ricordo davvero indelebile è la prima prova in assoluto. Ricordo che dopo i saluti e le presentazioni di rito, siamo entrati direttamente in sala prove per “conoscerci” meglio. Eravamo tesi ed euforici, tra la consapevolezza di intraprendere un percorso completamente diverso da tutto quello che avevamo fatto precedentemente e la paura di non essere all’altezza degli altri. Come ogni prima volta che si rispetti, in fondo. 

Riguardo a “Via Mameli”, il vostro nuovo singolo, come potremmo evitare di trasformare un’eccezione in quotidianità?

Ma cos’è la quotidianità se non una sequenza infinita di eccezioni? Fin da bambini impariamo a conoscere il mondo confrontandoci con quello che ci appare “nuovo”. E così, finisci per abituarti lentamente alle eccezioni, fino a non sentire più nulla e a renderle inconsciamente la tua quotidianità. Almeno fino alla prossima eccezione che “varrà la pena” considerare tale. Quindi basterebbe vivere non perdendo di vista il fatto che ogni singolo istante potrebbe essere un’eccezione, più o meno piacevole. 

Vi piacerebbe partecipare ad un talent?

Ok, la risposta tipica sarebbe “No, Dio maledica i talent!!”. In realtà crediamo che non ci sia nulla di sbagliato nel cercare un modo alternativo per dare visibilità al proprio talento. I Meteora non parteciperanno mai ad un talent perché, semplicemente, non credono di avere un talento particolare. O almeno, non un talento adatto ai talent.
A loro piace scrivere canzoni, suonarle e raccontarle alla gente. E non credo si sentirebbero a loro agio a cantare Whitney Houston o a fare finta di suonare qualche pezzo dei Pink Floyd.  

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