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Insegnanti in visibilio per Filippo Caccamo al Teatro Acacia

Il prof. – attore porta in scena “Tel chi Filippo”, una intelligente ed esilarante parodia dell’insegnante alle prese con i mille problemi, vecchi e nuovi, della scuola italiana.

Da qualche anno è una celebrità sui social soprattutto tra gli insegnanti. Filippo Caccamo, lui stesso insegnante di lettere alle medie – ovvero «il buco nero dell’istruzione italiana» –, con il tour del suo spettacolo Tel chi Filippo, in giro per i teatri italiani, sta facendo registrare praticamente ovunque il tutto esaurito, segno evidente del fatto che riesce a centrare in modo puntuale e preciso pecche e virtù (più pecche per la verità!) di una categoria spesso bistrattata, considerata da alcuni persino privilegiata per i presunti «tre mesi di ferie» di cui godrebbe, ma che è quotidianamente costretta a fare i conti con problemi vecchi e nuovi della scuola; problemi che solo chi vive a contatto diretto con gli studenti può comprendere appieno. E così lo scorso 10 febbraio il Teatro Acacia di Napoli era gremito di insegnanti, accorsi in gran numero per vedere e conoscere da vicino il loro collega-portavoce-beniamino. Estremamente folta la carrellata dei personaggi portati in scena, in forma in parte caricaturale, ma per nulla lontana dalla realtà: si va dal bidello, o meglio dal collaboratore scolastico, al quale il docente deve implorare le fotocopie, al tecnico Mimmo, unico in grado di far partire la LIM; dalla preside, «Sua Santità», alla quale bisogna prostrarsi quasi con il rito della proskynesis, ad una figura avvolta nel mistero, quella della DSGA, per dialogare con la quale bisogna attraversare lunghi corridoi di un ufficio fantasmagorico, di fantozziana memoria, costellato di piante imponenti, salvo poi essere rispediti indietro perché non si sono rispettati gli orari di ricevimento. Ma, soprattutto, fortemente caratterizzate sono le caleidoscopiche materializzazioni dell’insegnante di oggi: dalla docente che non riesce ad accedere in Meet, perché non usa l’account istituzionale, e chiede aiuto ai colleghi su Whatsapp, alla docente maldestra che durante il collegio online non riesce ad avviare una presentazione e chiede aiuto ai figli; dalla docente che, sempre su Whatsapp, di domenica mattina manda lunghissimi vocali per segnalare problemi emersi dalla lettura di un tema, al docente impacciato nella didattica dell’educazione civica, perché non sa quali argomenti proporre agli studenti, finendo poi per attribuire, a conclusione del quadrimestre, voti altissimi: è sufficiente che l’alunno sia semplicemente d’accordo con una sua riflessione. E se invece si ha la sfortuna di essere docenti di sesso maschile, si rischia di essere messi in minoranza su tutto, anche sulla scelta dei libri di testo, dal momento che alle colleghe del gentil sesso spetta il monopolio decisionale. Attraverso l’uso intelligente dell’ironia, sconfinante talora nella satira, Caccamo smonta una serie di luoghi comuni e falsi miti che ingabbiano la figura dell’insegnante per sottolinearne, di contro, la funzione estremamente delicata: spesso, pur non essendone del tutto consapevole, l’insegnante è un punto di riferimento per le nuove generazioni, è in grado di orientarne persino le scelte, rappresentando di fatto «il presente di coloro che saranno il futuro della società». Tel chi Filippo è uno spettacolo originale e coinvolgente – Caccamo scende spesso in platea per interpellare e dare la parola ai colleghi – che ha visto una forte partecipazione, anche sul piano emotivo, da parte pubblico presente in sala, costituito in massima parte da insegnanti; pubblico che evidentemente non ha difficoltà a riconoscersi nei personaggi e nelle situazioni portate dall’attore sul palco. Una divertentissima stand-up comedy che, parafrasando al rovescio uno dei più celebri tormentoni, è decisamente tutt’altro che uno «spettacolo di m….a».

Massimiliano Longobardo

Foto: Silvia Contaldi

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