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In programmazione nelle sale: Il signore delle formiche

Al centro del film il caso dell’intellettuale Aldo Braibanti, vittima negli anni ’60 di una accusa infamante di plagio, per una relazione con un suo allievo.

Scheda: anno 2022; film drammatico, diretto da Gianni Amelio, con Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Sara Serraiocco, Leonardo Maltese, Anna Caterina Antonacci; durata: 130 minuti; al cinema dall’8 settembre, distribuito da 01 Distribution.

Il film è liberamente ispirato alle vicende del cosiddetto “caso Braibanti”. Attorno alla figura di Aldo Braibanti, poeta e drammaturgo, mirmecologo (da cui il titolo), nonché ex partigiano, si raccoglie un centro di aggregazione culturale di giovani appassionati di teatro e di poesia. Tra di essi, Ettore Tagliaferri diventa il suo prediletto, suscitando le gelosie del fratello Riccardo. Il legame intellettuale si trasforma pian piano in una relazione affettiva, al punto che, rompendo i rapporti con la famiglia, nel 1964 Ettore segue lo scrittore a Roma. Il giovane, già maggiorenne, viene strappato ad Aldo dalla madre e dal fratello per poi essere rinchiuso in uno ospedale psichiatrico dove viene sottoposto a cure “riabilitative”, elettroshock incluso. Contro Braibanti viene intentato un processo con l’accusa di plagio, che lo porterà ad una condanna a 9 anni di carcere, sulla base dell’articolo 603 del codice penale (in seguito abrogato), pena commutata, in appello, in 4 anni (dei quali 2 gli saranno condonati in ragione dei suoi meriti di ex partigiano). Ennio Scribani, giornalista dell’Unità, vuole andare a fondo e far luce sulla controversa vicenda, che sostanzialmente non incontra l’interesse dell’opinione pubblica, e gioca un ruolo decisivo affinché l’intellettuale esca dal silenzio in cui all’inizio si trincera e cerchi di far valere le sue ragioni. Il giornalista stesso pagherà con il licenziamento la sua fervida e accorata partecipazione al caso. In questa battaglia di principio non è il solo, ma è spalleggiato dalla cugina Graziella, che, davanti al Palazzo di Giustizia, promuove iniziative di mobilitazione e a sostegno del drammaturgo. Candidato al Leone d’Oro alla 79ª Mostra del Cinema di Venezia, Gianni Amelio segue una tormentata vicenda giudiziaria, nata da accuse divenute veri e propri pretesti per attaccare idee politiche e una relazione omosessuale. Braibanti si trova inviluppato in un processo mediatico di cui non riesce a cogliere alcun filo logico, al punto che al principio non tenta neppure di difendersi (dando adito in questo modo all’accusa di avvalorare la sua tesi), convinto com’è – memore dell’Amleto shakespeariano – che, pur «confinato in un guscio di noce» può ritenersi «re di uno spazio infinito». E inizialmente solo in pochi prendono apertamente le difese di chi non aspira ad essere «né un mostro né un martire»: oltre a Ettore, che, non creduto, ribadisce con forza, pur nello stordimento indotto dalle cure psichiatriche, l’innocenza del suo maestro, considerandolo la persona più importante della sua vita, oltre ai coraggiosi Graziella ed Ennio, non ultima la dignitosa madre Susanna, arrivata ad essere di riflesso vittima di intimidazioni. Significativo inoltre è il cameo di Emma Bonino (si ricordi come Marco Pannella, che con i radicali assunse una posizione nettamente a favore di Braibanti, fu denunciato per calunnia nei confronti del pubblico ministero del processo di primo grado). Il film intende mettere in luce non solo la totale innocenza di un uomo divenuto bersaglio di un clima politico-sociale retrivo e persecutorio, ma anche il legame sincero che unisce i due protagonisti, descritto in toni garbati, mai patetici, in cui perfino la sessualità passa nettamente in secondo piano: un legame che si configura come una sorta di percorso di formazione per il giovane Ettore (impersonato dal bravissimo Leonardo Maltese, per la prima volta sul grande schermo), il quale alla fine riuscirà in qualche modo a coltivare il suo talento artistico, lungamente represso a causa delle imposizioni della famiglia. La visione del film è caldamente raccomandata.

Massimiliano Longobardo

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