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Il Decameron di Pasolini al teatro Tram di Napoli fino a domenica

Mirko Di Martino propone una pièce incentrata sulle riflessioni che accompagnarono la genesi del film-scandalo del 1971.

Decameron, l’opera cinematografica che Pier Paolo Pasolini considerava la più “ideologica” tra quelle realizzate. Con lo spettacolo Pasolini Napoli Decameron, di scena al teatro Tram fino al 15 maggio, il regista Mirko Di Martino ha voluto ricostruirne la genesi, non solo convertendo in una formula teatrale alcune significative novelle, ma intervallando queste ultime con le riflessioni dello scrittore corsaro sulla irreversibile deriva della società moderna. Una società consumistica e post-industriale, la «stronza Italia neocapitalistica e televisiva», che ha mortificato la genuinità del mondo contadino, depauperato l’uomo dei suoi valori, svilito l’importanza del corpo e dell’istinto. Istinto e «forze della natura», cui lo stesso Boccaccio aveva dato ampio risalto all’interno della sua opera (per quanto “temperati” dai valori del mondo cortese, allora in decadenza, quali la «gentilezza» e l’«onestà»). E non è un caso che le novelle selezionate sono tutte ri-ambientate a Napoli, dove nel 1971 Pasolini diresse il film, dal momento che il popolo napoletano ha meglio degli altri resistito al processo di modernizzazione, mantenendo, nella sua riluttanza di fronte a regole e a inquadramenti, una propria naturale autenticità. Accade così che ser Ciappelletto attui la sua abilissima messinscena, che lo porterà alla santificazione, nella casa di due usurai “compaesani” partenopei, trasferitisi per affari nel nord. Mentre nel cuore di Napoli sono ambientate le novelle di Peronella, che gabba il tonto marito, godendosi indisturbata, finanche in presenza di lui, il suo amante; di Masetto, che spacciandosi per sordomuto, riesce ad accontentare le insaziabili voglie delle monache di un convento; di Tingoccio, apparso dall’aldilà all’amico Meuccio per comunicargli che i peccati di carne con la comare non sono così gravi; e per finire, persino la tragica novella di Lisabetta, che, non rassegnandosi di fronte alla barbara uccisione di Lorenzo, disperata piange incessantemente davanti al vaso di basilico in cui ha macabramente seppellito la testa del suo amato (novella quest’ultima che in realtà non è del tutto avulsa dal contesto campano anche nell’originale boccacciano, dove si immagina che i fratelli di Lisabetta, dopo aver scoperto l’insana consolazione che lei ha trovato ai suoi tormenti, coltivando peraltro nel fatale vaso piantine di basilico salernetano, per non compromettere la “ragion di mercatura” da Messina si rifugiano a Napoli). E in questa commedia umana non poteva mancare la nota autobiografica, in quanto nella rielaborata novella di Giotto, inserita nella VI giornata, dedicata ai motti di spirito, Pasolini veste i panni di un allievo del maestro, venuto a Santa Chiara per realizzare sulla parete dell’altare un affresco, in cui la sezione più significativa sarà quella lasciata emblematicamente in bianco per salvaguardare la libertà di sognare («Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto?»).

Ottima la performance dei quattro attori Nello Provenzano, Angela Bertamino, Miriam Della Corte e Domenico Tufano (a ciascuno dei quali è anche demandato il ruolo della voce “fuori campo” di Pasolini), che padroneggiano con sicurezza la scena, ben enfatizzando il rilievo delle spinte corporali – tema centrale -, con studiata attenzione ai gesti, alla mimica e alla prossemica, e che, al contempo danno prova di un disinvolto napoletano. La performance è ben valorizzata dalla essenziale scenografia di Gilda Cerullo, realizzata con gli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Le ultime repliche dello spettacolo, con le quali si chiude la stagione teatrale del Tram, stasera, alle ore 20, sabato 14 maggio, alle 19, e infine domenica 15 maggio, alle 18.

Massimiliano Longobardo

testo e regia di Mirko Di Martino; da sceneggiatura e interviste di Pier Paolo Pasolini; con Nello Provenzano, Angela Bertamino, Miriam Della Corte, Domenico Tufano; scenografia di Gilda Cerullo, realizzata dagli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli; costumi di Dora Occupato; disegno luci di Tommaso Vitiello; assistente alla regia Fabio Paesano; foto: Daniele Carfora; produzione: Teatro dell’Osso, con il sostegno del Teatro TRAM.