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Ennio, Aline, Un eroe: tre film in programmazione nelle sale

Ennio (anno 2021, documentario, diretto da Giuseppe Tornatore, con Ennio Morricone, Marco Bellocchio, Carlo Verdone, Mychael Danna, David Puttnam, durata: 150 minuti; al cinema dal 17 febbraio 2022): il film-intervista ripercorre la lunga carriera del grande compositore italiano, a partire dalla giovinezza – quando fu il padre a imporgli lo studio della tromba, perché seguisse le sue orme, benché ben altre fossero le aspirazioni – e dalla formazione presso la scuola di Goffredo Petrassi. Agli studi di brani classici affianca parallelamente e – inizialmente per vergogna sotto pseudonimo – l’attività di compositore di colonne sonore di film, attività che fu a lungo denigrata dalla critica e dagli accademici i quali, tuttavia, alla fine arrivarono a riconoscerne la grandezza, tardivamente consacrata dall’Oscar alla carriera del 2007 (e, 9 anni dopo, alla migliore colonna sonora). Il documentario dà voce ai diversi compositori, registi, interpreti musicali che ebbero la fortuna di collaborare con Morricone. Impossibile enumerarli tutti, basti citare, a titolo esemplificativo, la cantante Dulce Pontes che forse più degli altri ha enfatizzato l’aspetto spirituale delle creazioni del maestro, e il regista Quentin Tarantino che, a differenza di altri, si affidò totalmente a lui, senza pretesa alcuna di imporgli la propria idea. Il film scandaglia le varie fasi della creazione artistica, il cui momento più difficile è senza dubbio l’inizio, quando il musicista si trova di fronte a una pagina bianca ed è consapevole che non sempre l’ispirazione affiorerà subito. Fino ad arrivare all’intuizione di quelle poche note che costruiranno colonne sonore diventate non di rado dei veri e propri “film nei film” o film paralleli (e si badi non solo quelle dei western di Sergio Leone), per essere infine riconosciute come capolavori in ogni parte del mondo. In 150 minuti la video-intervista di Tornatore – lui stesso uno dei testimoni-chiave – ricostruisce, in modo poetico e senza forzature, la vita di un genio italiano.

Aline – La voce dell’amore (anno 2020, drammatico, diretto da Valérie Lemercier, con Valérie Lemercier, Sylvain Marcel, Danielle Fichaud, durata: 128 minuti; al cinema dal 28 gennaio 2022): la regista-attrice francese ci accompagna nel percorso biografico e artistico che consacra la fama di Céline Dion (qui Aline Dieu), un percorso fatto di gioie e successi, ma anche di lutti e tormenti psicologici a cui la cantante, giunta all’apice della carriera, si sforza di trovare un senso, provando a mettere in ordine i frammenti sparsi della propria esistenza. La conclusione del suo itinerario è suggellata dal significativo brano “Ordinaire” che chiude il film. Pur se ambienti e situazioni sono ricostruiti liberamente e talora in modo fantasioso (Napoli, la città del gelato?), il film centra l’obiettivo di mettere in rilievo la quête di una donna che arriva gradualmente a cogliere con consapevolezza il senso di tutta la sua vita. Tuttavia, alquanto stramba è l’idea di utilizzare il volto della Lemercier – che impersona la Dieu –, adattandolo digitalmente alle varie fasi dell’età della protagonista. Soprattutto nell’età infantile, ne viene fuori un personaggio che ha un aspetto innaturale.

Un eroe (anno 2021, drammatico, diretto da Asghar Farhadi, con Amir Jadidi e Mohsen Tanabandeh, durata: 127 minuti; al cinema dal 3 gennaio 2022): in un moderno Iran, Rahim Soltani diventa una celebrità poiché restituisce una borsa piena di monete d’oro trovata dalla sua compagna. Tuttavia, nel momento in cui cerca di trarre vantaggio, mediante un poco onesto escamotage, da situazioni favorevoli che da quel momento si vengono a creare, inizia la sua parabola discendente, che lo inabisserà in un vortice senza uscita: la sua reputazione viene fatalmente compromessa. Con un gesto finale di dignità e di abnegazione, che sottrae il figlio balbuziente ad una strumentalizzazione da cui egli stesso avrebbe avuto giovamento, si incammina verso il suo riscatto morale: ma è troppo tardi perché questo possa tradursi altresì in un riscatto “materiale”. Il film segue il dilemma esistenziale di questo frastagliato cammino, ma procede un po’ lento e non sempre appassiona. Forse riesce difficile identificarsi fino in fondo con un uomo dalle mille contraddizioni.

Massimiliano Longobardo

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