domenica , Settembre 27 2020

‘E musica sia!’ Concerto eccezionale sotto tutti i punti di vista

Forte la presa di posizione sociale del famoso violinista Alessandro Quarta: ‘Auspico che il Covid 19 ci serva almeno come pausa di riflessione, per darci maggior consapevolezza e mettere in atto le migliori risorse in nostro possesso per un serio cambiamento. Sento dire in giro: ‘Che tutto torni come prima!’. Ma vogliamo veramente tornare come stavamo? abituati alle notizie di donne stuprate per strada, altre malmenate in casa, uomini che per il solo fatto di essere potenti e danarosi stanno su una poltrona a comandare una marea di gente di fronte a loro, piegata in due a raccogliere pomodori e via dicendo… Spero proprio di no!’

Cosa passa per la testa di un musicista che si esibisce con la sua band dopo cinque mesi di lockdown?Che sentimenti sussultano nel suo cuore? E’ possibile immaginarli: emozione, soddisfazione, appagamento, gratitudine….Nei giorni scorsi il famoso violinista salentino Alessandro Quarta si è esibito con il suo Quintetto a Fasano, nella splendida cornice della piazza Ciaia, nell’ambito della rassegna ‘La Musica Riparte!’ di Fasanomusica (concerto già previsto il 5 marzo scorso).Sono passati oltre cinque mesi da quando, invitati a Cremona ad inaugurare la rassegna ‘L’altra faccia del violino’ (soltanto tre gli appuntamenti, tutti selezionatissimi) lui e il Quintetto sono stati ‘stoppati’ durante le prove, poche ore prima dell’esibizione, a causa dello scoppio in città della pandemia Covid che da lì si è espansa in tutta la regione e nell’Italia intera.

Alessandro – ‘il violinista che tutto il mondo ci invidia’ come è di norma presentato nelle TV di Stato – è un comunicatore ed abitualmente parla con il pubblico durante gli spettacoli, raccontando situazioni anche molto personali.Che racconterà a Fasano?- mi ero chiesta. So per esperienza che non sempre si ha sulle labbra quello che si ha nel cuore: non per falsità, per carita! piuttosto per pudore!Che ha raccontato dunque? La lotta che ha portato avanti per i lavoratori dello spettacolo mediante la petizione ‘L’arte é vita. Salviamo lo spettacolo dal vivo’ (25.000 firme in 4 giorni?) E’ stata promossa da lui e poi lanciata da Danilo Rossi, prima viola del Teatro alla Scala di Milano, assieme al violoncellista Mario Brunello ed all’attore Alessio Boni. O la lettera aperta al Ministro alla Cultura Franceschini ed al Presidente del Consiglio Conte per chiedere la riapertura dei teatri, pur nel rispetto di tutte le norme di salvaguardia per la salute?

Alessandro ha raccontato la sua emozione nel ritornare a suonare nella sua amatissima Puglia dopo 5 mesi, ‘emozionato come al primo concerto!’. Ha espresso un pensiero affettuoso per tutti coloro che non hanno superato la malattia ed ha auspicato di non tornare -come si sente in giro – ‘a come stavamo prima, perché prima del Covid ci eravamo abituati a sentire notizie di donne stuprate per strada, altre malmenate in casa, uomini che per il solo fatto di essere potenti e danarosi stanno su una poltrona a comandare una marea di gente di fronte a loro, piegata in due a raccogliere pomodori e via dicendo… Vogliamo veramente tornare come stavamo? Spero proprio di no: che il Covid ci serva almeno come pausa di riflessione per avere maggiore consapevolezza e mettere in atto le migliori risorse che abbiamo per un serio cambiamento!’ -ha commentato alla fine del concerto in cui non si è proprio risparmiato!

Lo spettacolo è bellissimo. Impossibile restare indifferenti o tranquilli sulla sedia. E’ come entrare dentro un frullatore: ne esci stravolta.Può definirsi vero e proprio atto di sovversione artistica l’incontro sublime fra i due riformatori: il padre del ‘nuevo tango’ (Astor) e il ‘killer del violinismo classico’ (come viene chiamato Alessandro), lo strumentista ‘che con le sue incendiarie escursioni nell’immaginario musicale all around sta cambiando la fisionomia dello stile violinistico contemporaneo’ (ormai l’ha quasi cambiato completamente!).Il concerto è un excursus sui più bei brani di Astor Piazzolla, il rivoluzionario, ‘el asesino del tango’ come veniva chiamato in Argentina in cui tutto si poteva toccare e dissacrare al tempo, tranne quella musica. E’ un treno da cui non si vorrebbe mai scendere, attraverso un paesaggio pieno di colori che racconta la passione di un incontro, la tristezza della solitudine, il ricordo di una persona cara, un passato da cancellare, il fuoco vivo di un amore, la profonda oscurità della lontananza… Sentimenti che tutti abbiamo vissuto o vivremo tra poco: non si scappa!

Il viaggio parte con ‘Chau París’ (saluto accorato e nostalgico di Astor alla grandeur della Ville Lumière) e continua con ‘Cité Tango’ (che dipinge i suoi anni negli Stati Uniti), ‘Río Sena’ (con le sue dame maliziose che passeggiano lungo le rive del fiume e si intrattengono tra un pettegolezzo e l’altro negli eleganti caffè del centro), ‘Oblivion’ (in cui viene esposta magistralmente tutta la ricchezza espressiva del tango), ‘Adíos Nonino’ (dedicato al padre e composto alla notizia della sua scomparsa)…e poi ‘Jeanne y Paul’, ‘Fracanapa’, ‘Muerte del Ánge’l e una straordinaria interpretazione del celeberrimo ‘Libertango’, a confermare l’eccezionale vena esecutiva del solista che lasciano l’ascoltatore davvero ammaliato.

Il concerto si è avvalso del prezioso apporto del Quintetto che ancora non conoscevo. I sorrisi garbati ed i modi gentili dei 4 musicisti che accompagnano il fuoriclasse salentino (Michele Colaci al contrabbasso, Franco Chivirì alla chitarra, Christian Martina alla batteria e Giuseppe Magagnino al pianoforte) non traggano in inganno, perché una volta saliti sul palco non ce n’è per nessuno. Con determinazione, a tambur battente, senza tentennamento alcuno, hanno accompagnato il violinista (che talvolta mi appare come una una vera e propria macchina da guerra), in modo energico e sinergico, dando origine ad un ‘suono’ che poco ha a che vedere con quanto avevo in precedenza ascoltato nei concerti di Pesaro e Senigallia, quando la band era diversa.Alessandro mi aveva preannunciato prima dello spettacolo che il ‘suono’ può variare moltissimo ‘cambiando le coordinate e i musicisti che lo interpretano’. Io avevo annuito con un sorrisino, ma non avevo ben compreso. Ora so cosa intendeva dire.

Tra un mese l’estate sarà finita e riapriranno i teatri ma …pensare di farvi accedere soltanto 200 persone (artisti e lavoratori inclusi) come dispongono le direttive ministeriali in corso…è cosa che fa ridere anche i gatti nei giardini!Proprio oggi ho assistito all’anteprima de ‘La cambiale di matrimonio’ al Rossini Opera Festival di Pesaro, la mia città: il ‘golfo mistico’ è stato chiuso e sollevato di un metro e mezzo al livello della platea dove sono state tolte tutte le poltrone per lasciar spazio all’orchestra. Il pubblico siede sui palchi, i cantanti sul palco.Non credo si possa andare avanti così!Occorre far capire a chi decide che la musica è preziosa, aiuta tutti e soprattutto le persone sofferenti in senso fisico e morale, come lo stesso Van Gogh (che di sofferenza qualcosa comprendeva) scrisse al riguardo.La musica è magia: perché credete che il direttore d’orchestra ha in mano la bacchetta come il Mago Silvan? Sim Sala Bim!

A cura di Paola Cecchini

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