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Diario di avventure, finestre sulla Terra. Cuba, il rientro, fra scatoloni e pensieri.

Cuba, La Habana, Guanabo mi hanno smosso. Lasciato in terra fra una mescolanza di sensazioni ed emozioni contrastanti ed antitetiche. Con una voglia incredibile di ritornarci subito e dall’altra parte di non tornarci più. Una sorta di incapacità davanti agli eventi ed alle cose più grandi o forti di noi, molte volte mi lascia abulico e dentro una pozza di nostalgia e tristezza. Cuba, La Habana, Guanabo, la vita. La maggior parte delle volte mi ha lasciato così. Sentito come un balcone senza una porta, una porta murata, una finestra davanti ad un muro. Cosa poter fare, cosa fare, cosa è nelle nostre mani e cosa non lo è, e probabilmente non lo sarà mai? Cosa ci appartiene?  L’arte, l’ingegno, quanti artisti impotenti davanti alla vita stessa che svetta davanti ai loro occhi inermi. L’essere artisti, cos’è l’arte, il nulla e tutto, uno spazio bianco tra il pensiero e l’azione, fra l’entusiasmo, l’ardore ed una morte prematura. L’arte non è niente. L’arte non esiste. Come sempre siamo noi, l’uomo, le donne, l’umanità che si ferma davanti ad un quadro, una statua, un monumento, dedica del tempo nell’ascoltare una canzone, delle note, leggere un libro. Queste azioni, insieme ad un successo effimero e volubile fanno sì che qualcosa sia considerato “arte”, a mio avviso, assolutamente no. Lo ripeto, l’arte non esiste, esistono gli artisti, esseri dotati di una specifica e speciale, forse unica sensibilità e visione. Dei visionari, dei bucanieri del tempo, dei folli, dei geni, che è la stessa cosa. Uno spazio dove l’essere artisti sia valorizzato e non dipenda da nessuno, questa è la mia chimera, bucolico pensiero, idillica proiezione. Un paesaggio di riposo e di felicità. Una giornata di sole, una pioggia notturna, una notte senza pensieri, un sogno senza aspettative.

Il pensiero riempie ogni cosa nelle giornate che seguono il rientro da Cuba, La Habana, Guanabo. Lo riempie insieme agli scatoloni ed alla ricerca di una nuova casa in un paese qui vicino a La Caja dove siamo attualmente, nell’Oriente Antiocheno. Seba inizierà a lavorare nell’ospedale, ne El Carmen de Viboral così, abbiamo deciso di traslocare in una nuova dimora nello stesso posto pur essendo a soli venti o trenta minuti di distanza è più comodo e ci farà risparmiare tempo da dedicare a noi. Prendiamo le nostre biciclette da strada e ci dirigiamo sotto il sole della domenica presso El Carmen, percorriamo la strada che costeggia le enormi distese verdi dove, mucche pascolano e ruminano indisturbate quel meraviglioso manto erboso, così verde e perfetto. Andiamo con tranquillità, non abbiamo fretta, ogni tanto mi fermo per prendere aria e scattare un paio di fotografie e farci qualche foto anche. Ci imbattiamo in un carro, fermo lungo il ciglio del percorso. Manghi dal colore maturo, arancione denso ed intenso ed alcuni Mamoncillo sbucano da tutte le parti, non ne ho mai provato uno così, ne compriamo mezzo chilo. I Momoncillo sono dei frutti piccoli e rotondi, li vendono direttamente sul ramo ed hanno una buccia sottile e liscia di colore verde e si devono succhiare per estrarre la polpa e poi lasciare il grosso seme che è all’interno, sono buonissimi e molto dolci. Così, dopo esserci rifocillati, riprendiamo la nostra rotta verso Il Carmen.

Arriviamo all’incirca verso l’ora di pranzo, fa abbastanza caldo e si sta decisamente bene. Il sole è alto, un cielo terso la fa da tetto e nella piazza principale, brulica la gente da un lato all’altro. Smontiamo dalle nostre biciclette ed iniziamo a percorre le vie limitrofi in cerca di un cartello che dica “Affittasi”. Qui i siti web di vendita o affitti non si usano abbastanza, quasi zero, qui, se sei alla ricerca di un appartamento da locare o comprare la miglior opzione è andare sul posto ed iniziare a passeggiare e domandare alla gente che, sicuramente saprà indicarti, meglio di qualsiasi altra pagina web. Infatti, dopo aver girovagato per circa quaranta e cinquanta minuti ed avendo appuntato vari numeri, ci imbattiamo in un edificio di recente costruzione, sui vetri delle finestre ancora ci sono le plastiche da togliere così, chiamiamo al numero che appare su uno dei balconi e ci risponde un signore che contemporaneamente si affaccia dal balcone dell’appartamento del secondo piano, che sarebbe il nostro primo piano e ci fa salire per mostrarci gli appartamenti disponibili. Purtroppo, quello che più ci piace è già stato prenotato così, decidiamo di affittare l’appartamento rimasto ancora libero. Ci saremmo traslocati in quattro o cinque giorni al massimo così, chiamammo anche il ragazzo che ci avrebbe aiutato a portare i mobili e le nostre pertinenze da una casa all’altra. La casa che scegliemmo era composta da tre stanze da letto, due bagni, un salone molto grande, cucina ed una stanza dedicata alla lavanderia, ossia per mettere la lavatrice e stendere i panni. Pur essendo un primo piano la luce entra abbondante dalle finestre.

Una nuova avventura è alle porte, l’arte della vita si srotola fra le nostre mani e le dita, nuovi scatoloni, pochi fortunatamente, qualche vestito, tanti libri, il computer, un paio di quaderni. Tutto suono a scotch e su e giù di mobili. L’acqua residua della lavatrice bagna il pavimento bianco, il letto entra a malapena dentro l’ascensore ricoperto da un telo nero per non sporcare o danneggiare gli specchi. Il motore si innesca, vibriamo a tempo di marmitta, seduti stretti tutti e tre, io, Seba ed il conducente, nella parte anteriore del veicolo che ci veicolerà fino a El Carmen de Viboral, terra della ceramica e, successivamente, scoprirò, terra dalla buonissima pizza.

a cura di Michele Terralavoro

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Redazione StreetNews.it
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