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Dacia Maraini: «L’omicidio Pasolini non fu un delitto sessuale»

Lo ha ribadito in un passaggio cruciale durante la presentazione di “Caro Pier Paolo”, a Bacoli, lo scorso 30 gennaio. Nuclei tematici del dibattito: l’amore dello scrittore di Casarsa per la madre, i valori della povertà, l’affetto sincero verso Maria Callas.

Lo scorso lunedì 30 gennaio, presso la Sala dell’Ostrichina del Real Parco Borbonico del Fusaro, a Bacoli, Dacia Maraini, cittadina onoraria del comune flegreo, ha presentato il suo lavoro Caro Pier Paolo (Neri Pozza editore, 2022), raccolta di lettere che la scrittrice immagina di indirizzare al caro amico, ricostruendone, in modo poetico e suggestivo, tratti salienti, anche inediti, della vita e della personalità. La discussione, moderata dal prof. Ernesto Salemme – con l’intervento del sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, e dell’assessore alla cultura Mariano Scotto di Vetta –, si è incentrata sui quattro snodi tematici: 1. L’amore di Pasolini verso la madre: fino all’età di 4 anni, lo scrittore ebbe un rapporto felice con il padre Carlo Alberto, ufficiale di fanteria. Di ritorno dall’Africa, questi non fu più lo stesso e iniziò a maltrattare la moglie: a partire da questo momento, Pier Paolo prese le difese della madre con la quale instaurò un rapporto viscerale, al punto che ella rappresentò l’unico vero amore della sua vita (malgrado non fossero mancati amori platonici come quello per Silvana Mauri e Maria Callas). 2. La povertà: Pasolini stigmatizzò gli eccessi di una società consumistica in cui sono mercificati perfino i sentimenti, smentì categoricamente la convinzione che «chi più possiede meglio sta»; tuttavia non si espresse mai in termini di lotta di classe, limitandosi a privilegiare il punto di vista degli umili. Ricercò in questi ultimi una cultura pura, integra, in grado di coniugare «cielo e terra». 3. L’omicidio: fu un «delitto politico», camuffato in delitto sessuale, un delitto dietro il quale si potrebbe intravedere forse la longa manus di servizi segreti deviati, perpetrato per mettere a tacere un uomo che, pur non avendo le prove, sarebbe stato al corrente di chi fossero i colpevoli dell’omicidio Mattei. Pasolini fu barbaramente massacrato, con parte del cranio sfondata. Ciononostante, la notte del delitto, Pino Pelosi fu fermato dai carabinieri mentre guidava contromano, senza che si rinvenisse su di lui alcuna goccia di sangue («Come era possibile che il ragazzo Pino non portasse su di sé nemmeno una goccia di sangue? Eppure non ti aveva ucciso con un colpo di fucile, ma era stata una lotta che dimostrava quanto ti eri difeso», p. 25). Benché il processo non sia stato mai riaperto, non sarebbe difficile ipotizzare – secondo la Maraini – che Pelosi fu pagato o ricattato per confessarsi colpevole. 4. Il ricordo della Callas: a differenza di quanto si pensi, la cantante lirica, dotata di grande carisma e capacità di comunicazione sul palco, era «delicata, titubante e modesta» nella vita quotidiana, in grado di adattarsi a tutto, anche ai disagi di un viaggio avventuroso in Africa. E proprio per omaggiare la memoria della Callas, la presentazione di Caro Pier Paolo – che ha chiuso la mostra di arte visiva Pasolini 22-22 inaugurata al Parco Vanvitelliano lo scorso novembre – è stata intervallata, oltre che dalla lettura di stralci dell’opera da parte dell’attore Dario Barbato, anche da celebri arie di Puccini, Rossini e Bellini (Vissi d’arte e O mio babbino caro; Una voce poco fa; Casta diva) che hanno visto esibirsi il soprano Chiara Polese, figlia del maestro Giuseppe Polese, accompagnata dal pianista Luca Spinosa.

Massimiliano Longobardo

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Redazione StreetNews.it
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