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Un incontro con Marco Korben Del Bene: lo studio dei suoni e degli armonici per realizzare tracce musicali da “paura”

Già al lavoro sul prossimo progetto musicale, la colonna sonora di un film dal pluripremiato cast, Marco Del Bene ha al suo attivo moltissime collaborazioni musicali fra le quali Marco Mengoni e Patty Pravo, non ultima l’attività di produttore artistico per Sherol Dos Santos.

Marco ha nel mondo dell’audiovisivo e del gaming il suo territorio preferito. Imprenditore digitale, giornalista e producer, dirige oggi la rete di portali Funweek ed è fondatore di un gruppo di aziende impegnate, a più livelli, nel mondo della comunicazione e nel mondo dei media.

Ciao Marco, ci racconti la genesi musicale che ti ha portato a realizzare Reverse?
A novembre 2020 ho incontrato Giuseppe Lepore, il produttore del film. Mi ha raccontato di questo progetto che stava portando avanti con MJLepore, Reverse. Conoscevo il regista e mi attraeva la possibilità di lavorare insieme ad una persona così creativa, un vero outsider. Mi hanno parlato di un horror, un thriller. La visione non era disponibile ma ho comunque proposto uno o due temi sulla base di una semplice sinossi. Ho cercato di riassumere il sound e qualche spunto melodico partecipando a una sorta di challenge in cui erano coinvolti altri compositori. La mia proposta è piaciuta e sono stato scelto per firmare la colonna sonora. Il film poi è arrivato in seguito, dopo un mese circa ma già avevo fatto una bella ricerca sul genere.

Riesci, con la tecnica musicale, a far calare chi ascolta i tuoi brani nel pieno mondo thriller. Come riesce tutto ciò?
Entrare nel mondo del Thriller è un fatto di metodo. E’ un genere, ha le sue reference, il suo linguaggio armonico e melodico sedimentato nel nostro gusto. La musica è creatività, metodo e mestiere. Molte delle cose che hai sentito sono sviluppate intorno ad alcuni centri tonali e particolari intervalli armonici e melodici tipici di questo tipo di atmosfere. Ho chiaramente fatto un importante ricerca sonora ascoltando molta musica direttamente e indirettamente connessa con il mondo. Volevo qualcosa di dark ed estremamente energico.

Qual è il percorso che affronti per realizzare un brano dark?
Non avendo da subito il film come in questo caso ho usato l’immaginazione. Inizio a scrivere degli appunti al pianoforte su uno o più layer musicali, schetch musicali, uno schizzo di quello che potrebbe venire. Lavoro così su ritmo, melodia e background sonoro. Se la cosa mi soddisfa passo all’arrangiamento e alla ricerca del suono. Altre volte si parte semplicemente da un suono, un oscillatore in un reverbero. Dipende, di base ho costruito un metodo che comunque mi difende quando il “momentum” artistico non è dei migliori, e capita. Di fatto, come ti dicevo, il genere ha dei parametri. Se fai un brano Rock non usi la settima, se vuoi rock blues allora la inserisci, se fai metal te la scordi. Più si amplia il linguaggio armonico più ti sposti fra i generi fino ad arrivare al jazz. Si tratta di acquisire consapevolezza e capire come si muove quella determinata emozione a livello compositivo.

Lo strumento che si presta meglio per questo tipo di musica?
L’architettura del sound è costruita intorno a synth e distorsioni.  Vengo dalla chitarra, ogni chitarrista è distinto dal suo suono, il suo ampli, i pedali, la chitarra, il plettro. Quando fai musica per cinema ti porti dietro questa filosofia che allarghi a tutto il tuo studio e stile compositivo. Amo il mondo analogico è ho un set di macchine che mi consente di essere libero e creativo. Tra questi Matriach di Moog, Hydrasynth, PolyBrute di Arturia, alcuni Elektron ed una serie di effetti della Strymon più un pedale della OTO. Il tutto connesso con il mio studio digitale. Diciamo che lo studio di registrazione che ti costruisci è di fatto uno strumento creato su di te. Il mio studio è perfetto per me, come una chitarra elettrica attaccata ad un Marshall da 100Watt.  

Hai qualche artista di riferimento per le tue basi?
I riferimenti sono diversi, ascolto molta musica diversa da quella che compongo. Ascolto molta sinfonica Mahler ma allo stesso tempo le atmosfere di artisti moderni compreso qualche songwriter italiano come Supreme o Madame, che trovo geniali nella scomposizione ritmico fonetica dei testi. Credo che sei sedimenti tutto e dirti che amo Rezonor e Ross come autori è banale.

Il brano che ti è costato più fatica?
Non è un brano è l’attenzione generale, in un progetto così lungo, 88 minuti di musica nel film a mantenere una coerenza sonora dall’inizio alla fine, un linguaggio credibile e consistente che contribuisca all’opera, con un profilo artistico senza mai prevaricare le scelte registiche, anzi, sostenerle

Il brano che hai musicato in pochissimo tempo?
Il tema del killer, Killer Drone Theme, con l’utilizzo degli oscillatori del Moog Matriach e le diverse scordature melodiche era una idea che maturavo da tempo.

Hai progetti nel futuro che riguardano la realizzazione di qualche colonna sonora per film?
Ti posso menzionare due cose imminenti. Sto ultimando un film americano con un supercast. Una pellicola importante a cui tengo molto il cui suono si contrappone alle scelte elettroniche di Reverse. In partenza la produzione di un documentario per un regista di grande talento, una firma artistica Matteo Raffaelli. Con lui ho già sviluppato per Luce Cinecittà, Il capitano dei Ghiacci che è andato su History Channel e Rai Storia.

Alessandro Testa

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Chi è Alessandro Testa

Classe 1984, è ingegnere e allo stesso tempo critico cinematografico e appassionato di cronaca e giornalismo. Dal 2019 collabora per StreetNews.it!

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