venerdì , Dicembre 2 2022

“TUTTI ALL’INFERNO”

“La divina commedia è il viaggio iniziatico di Dante ed è anche il viaggio di ogni essere umano che si mette alla ricerca di Sé. È un viaggio entusiasmante, pieno di scoperte e insidie, di dure rivelazioni su come l’uomo è fatto dentro, ma anche di grandi momenti di estasi e beatitudine.” Questo scrive Giorgia Sitta nel suo libro “Tutti all’Inferno”

Appassionata studiosa di alchimia trasformativa e in costante ricerca, scrive: “Se un ricercatore non attraversa con coscienza l’Inferno, NON può accedere al Paradiso.” Sarà anche dura da mandare giù, ma, a me sembra rassicurante, perché la prospettiva è il Paradiso.

Leggere “Tutti all’inferno” può rivelarsi catartico e con questo non voglio affermare che basti leggere un libro per raggiungere il Paradiso, no, no. La conoscenza è una cosa e il lavoro  un’altra.

Giorgia Sitta è psicologa, studiosa oltre che di alchimia, anche, di mitologia e della Divina Commedia, conduce seminari e percorsi per il risveglio della coscienza, sul femminile e di alchimia trasformativa.

Quando la ascolto parlare, la sento nel flusso, mi appare connessa con qualcosa, che potremmo chiamare fonte e che attraverso di lei si esprime, non credo capiti tutti i giorni di assistere a una cosa di questo genere.

Giorgia, è in alchimia che si dice “Trasformare il piombo in oro” vero? Mi puoi spiegare, approfonditamente, il significato?

Per spiegare questo concetto esistono, secondo me, due bellissime strade. La simbologia che ha usato Dante, all’inizio del purgatorio, con la chiave d’oro e la chiave d’argento. L’angelo della soglia, che farà entrare Dante e Virgilio, apre la porta del purgatorio usando due chiavi: una chiave d’oro e una chiave d’argento. Hanno tanti significati simbolici, la chiave d’oro può anche rappresentare le nostre caratteristiche positive, le cose belle di noi, la chiave d’argento invece la possiamo vedere come la simbologia delle cose meno preziose, però per aprire la porta servono entrambe. Le cose meno preziose di noi sono i nostri limiti, i nostri difetti. È fondamentale comprendere che abbiamo dei talenti, come esseri umani, ovvero la chiave d’oro, sono necessari per la manifestazione del progetto divino, ma per il lavoro su di sé, per arrivare al contatto con Anima, servono i nostri limiti, le nostre difficoltà, le nostre fragilità, le nostre debolezze. Adesso è così e lo sarà ancora per un po’ di anni, l’umanità, l’essere umano, ha fatto salti evolutivi solo nei momenti di grande sofferenza, quindi la chiave d’argento rappresenta tutto ciò che è debole e fragile dentro di noi, ancora meglio se attingiamo alla psicologia esoterica: che cos’è la chiave d’argento? Che cos’è il piombo? Il piombo è la nostra sofferenza, i nostri limiti, i nostri dolori, le nostre ferite, la nostra storia personale, ed è grazie a tutto questo che noi ci mettiamo in movimento, è grazie alla sofferenza, al dolore, alle ferite e ai bambini interiori che ad un certo punto decidiamo di cambiare la nostra vita, ogni bambino ferito che portiamo nell’inconscio, o nell’inferno, riferendoci a Dante, in realtà contiene una gemma preziosa: una bambina arrabbiata, perché non è stata vista, per esempio, che diventa un’adulta chiusa, incavolata con il mondo. Qual è la caratteristica positiva della rabbia?  Quale seme contiene quella donna arrabbiata? Contiene il seme della volontà, della determinazione e se riesce a smettere di essere arrabbiata con il mondo e usa quella stessa identica energia per sé stessa, diventa determinazione e volontà. Una donna empatica che sa ascoltare perdendosi nel dolore e nelle sofferenze altrui, se impara a usare quell’empatia e quell’ascolto in maniera sana è una donna con un’altissima sensibilità, che potrebbe utilizzare a beneficio degli altri, tutto dipende dal come uso le mie caratteristiche, la dipendenza affettiva contiene la gemma della sensibilità, la rabbia contiene il seme della determinazione, l’arroganza e la superbia contengono il seme dell’affermazione, ogni caratteristica negativa, che noi definiamo negativa, in realtà ha in sé una gemma preziosa, va solo pulita, le caratteristiche di personalità, di ego, dell’io, pulite, vale a dire spogliate dai bisogni dell’ego, dai bisogni del bambino interiore, dalle emozioni basse, sono caratteristiche positive. E Dante fa questo meraviglioso lavoro nella Divina Commedia, perché i gironi infernali lui li trasforma, passando attraverso il purgatorio, poi nei cieli del paradiso, dove gli iracondi sono i martiri, gli ignavi sono gli spiriti del cielo e della luna, i superbi diventano i saggi, ogni caratteristica che apparentemente è distorta, se pulita, pulita appunto dai nostri bisogni pulsionali e dai bisogni egoici, diventa una caratteristica positiva, questa è la trasmutazione del piombo in oro, ma c’è bisogno dell’accettazione, quanto accetto la mia rabbia? Quanto accetto la mia ignavia? Quanto accetto la mia fragilità? Quanto amo la mia debolezza? Se amo tutti questi miei difetti e questi miei limiti, allora, sì che posso trovare la gemma preziosa contenuta in ogni limite.

Tutti abbiamo la scintilla divina?

Assolutamente sì!

L’amore di Dante per Beatrice, considerando Beatrice la sua Anima, è straordinario. Una visione illuminante. Pensi che ognuno possa dare un nome alla propria Anima o Sé divino?

Sì. A me quest’estate hanno fatto notare che io non dico mai: elle apostrofo anima, dico sempre Anima, perché per me l’anima è qualcosa di molto concreto, probabilmente il nome che le ho dato è, proprio, Anima. Se si vuole le si può dare un nome. Penso che Dante l’abbia fatto per rendere tutto più semplice e più terreno, cioè dare il nome di una donna, ma anche perché le caratteristiche del paradiso sono femminili, ed infatti negli ultimi tempi stiamo assistendo, finalmente, a questo, la ricerca interiore fino agli anni ’50 da tremila, quattromila anni fa è sempre stata appannaggio del maschile, per tanti motivi, sia per motivi di struttura psichica o per motivi culturali, e tutt’ora vi sono dei circoli dove possono entrare soltanto gli uomini, se ci pensi, i più grandi maestri sono quasi tutti uomini, pochissime donne maestre nella storia dell’umanità, c’è da dire che il maschile fa molto bene le due prime fasi della ricerca: nigredo e albedo, inferno e purgatorio, poi necessariamente deve intervenire la nostra parte femminile, che per gli uomini è molto risicata per noi donne è molto grande. Il paradiso, è la manifestazione della donna e del femminile, se noi donne riusciamo ad arrivare alla soglia della porta del fuoco e abbiamo il coraggio di saltare, diventa la nostra più alta manifestazione. Quindi Dante ha scelto il nome di una donna forse per renderlo più semplice, lo disse chiaramente che la Divina Commedia la scriveva per il popolo, per il volgo, in volgare, perché voleva che arrivasse e fosse comprensibile, ma ha usato il nome di una donna, anche, perché le caratteristiche che si sviluppano per avere questo stato di coscienza del paradiso sono femminili e gli uomini le devono sviluppare. Mentre per noi donne le prime due fasi di ricerca sono quasi impossibili, perché sono la parte più difficile, per gli uomini diventa difficilissima l’altra parte, quella del paradiso.

È appena uscito il tuo secondo libro “Tutti (quasi) in Purgatorio” mi racconti un po’ la fatica della salita?

La fatica della salita è un concetto che io amo molto e che in questi anni siamo chiamati, come umanità, specialmente, come popolazione occidentale, ad affrontare: il tema della tensione. La salita rappresenta lo stato di tensione, che è il secondo stato più importante della ricerca interiore, se prima c’è un’osservazione, un disvelamento, un riconoscimento, con il purgatorio c’è la tensione, la salita, ciò che dobbiamo imparare a fare e che è estremamente difficile è imparare a far convivere gli opposti dentro di noi, cioè quel piombo e quell’oro di cui parlavamo prima, dobbiamo far in modo che coesistano dentro di noi, quindi l’immagine che mi aiuta molto è immaginarmi come un ponte tra terra e cielo, cioè le mie gambe, la mia parte bassa del corpo è molto legata agli istinti pulsionali, all’inferno e quindi è una parte di me che non ha voglia, che si stanca, che s’annoia, che vuole divertirsi, che vuole lasciar perdere, che si lamenta, quindi una parte che è legata allo stato di coscienza infernale, legata alla nostra storia personale, al nostro vissuto, alle nostre ferite, ai nostri bambini interiori e poi abbiamo una parte che io simboleggio tra il cuore la gola, il sesto chakra, la parte alta dal cuore, che è legata al paradiso, la nostra coscienza sana, evoluta, dove si vive nell’amore, nella dedizione, nella gioia e noi esseri umani abbiamo tutte e due queste parti: una che tira verso il basso e vuole la nostra non evoluzione, che dice: tanto poi non cambia nulla! C’hai già provato, ormai è tardi! Quindi una parte che tira verso il basso, verso l’ignavia, verso la pesantezza e una parte, invece, che ogni giorno si alza e dice: oggi sarà diverso, oggi ce la faccio. La tensione è far coesistere queste due parti, sapendo che abbiamo una parte legata ai bambini che ripete: “Oddio, Oddio, che paura la vita! Oddio, Oddio che paura il cambiamento!”. E l’altra che infonde fiducia: “Che meraviglia il cambiamento! Che meraviglia la vita!”. Coesistere vuol dire vederle, amarle tutte e due, la tensione è questa, amare tutte e due queste parti sapendo che dobbiamo nutrire entrambe, cioè ascoltare quella parte che ha paura senza giudicarla, senza eliminarla, senza mandarla via, sapendo che c’è e che è quella parte che ci ha portato fino qui, ma sapendo che c’è un anelito alla vita, un anelito alla passione, alla gioia e che ha bisogno di essere vista e di essere manifestata, quando non riusciamo a stare in questo stato di tensione comincia un percorso concreto, vero, dove io sono sempre in ascolto delle due parti, sia di quella che ha paura e sia di quella che invece vuole osare, quella che ha paura e quella che osa, quella che ha paura e quella che dice: spacchiamo tutto, rinasciamo ogni giorno! Le ascolto tutte e due, poi come le sintetizzo? Faccio piccole azioni verso il nuovo, piccole, ogni giorno piccole azioni verso la mia “No”, il mio nuovo, senza spaventare troppo la parte impaurita, ascoltandola, amandola, accogliendola, ma faccio azioni che siano in direzione del nuovo, ogni giorno un po’. Si arriva a un certo punto che coincide con il paradiso terrestre e quindi con la fine del purgatorio e che si chiama armonia, questi due poli non esistono più, così separati, e diventano un uno e finalmente io come essere umano sono perfettamente consapevole che dentro di me esistono questi due mondi, ma che sono i miei intenti quotidiani a dare forma alla mia nuova realtà e come Dante ci ha insegnato, noi come esseri umani, dobbiamo essere consapevoli che c’è una parte che tirerà sempre indietro ma che rappresenta le mie radici, un po’ come se noi fossimo degli alberi, le radici affondano nella struttura familiare, la chioma va verso lo spirito, verso l’anima, verso la mia manifestazione, l’albero è completo se ha le radici e se ha la chioma. Ecco che io non sentirò più tensione, ma non perché ho isolato uno dei due. Le mie radici servono alla mia chioma per salire, più sono profonde e radicate le radici e più la chioma va verso l’alto, questa è poi l’armonia che si raggiunge alla fine del purgatorio e si entra nel paradiso terrestre. E’ un lavoro difficile, perché fa male, è faticoso stare nella tensione, noi vorremmo sempre sapere se stare  da una parte o dall’altra, vorremmo essere chiari, abbiamo bisogno di chiarezza interiore, invece l’anima si manifesta dove non c’è chiarezza, dove non c’è definizione, per chiarezza intendo: staticità, dove c’è staticità, o bianco o nero, Anima non si manifesta, Anima si manifesta dove ci sono infinite possibilità dell’essere, se io voglio essere o bianca o nera, o evoluta o non evoluta, o questo o quello, Anima non si manifesterà mai.

A quando “L’arrivo in Paradiso”? Intendo il tuo terzo libro, ovviamente il titolo è una mia invenzione, anche se sarà inevitabile, giusto? L’arrivo in paradiso!

Non lo so, quando. Ora mi fermo, prendo un po’ di pausa. In realtà tra il primo e il secondo libro sono passati quattro anni, quindi come minimo ne passano altri quattro. Adesso voglio dedicarmi ad altri progetti, ma soprattutto perché, secondo me, a livello di umanità, specialmente, occidentale, in questo momento abbiamo bisogno di lavorare sul purgatorio, dobbiamo crescere, siamo troppo bambini, dobbiamo sviluppare la maturità della tensione e quindi prima di andare in paradiso dobbiamo imparare l’amore per noi stessi, per gli altri, troppo lavoro da fare, il rischio di accedere troppo presto al paradiso è di accedere a un’illusione, lo vedo fare spesso questo, sì perché tantissime persone vogliono evitare la vita concreta, evitano la vita concreta e raggiungono una sorta di stato interiore, di benessere, ma isolandosi dalla vita concreta, invece è nella vita concreta che noi dobbiamo rimanere per stare in paradiso e per arrivare lì dobbiamo imparare a stare nella tensione e io lo vedo che siamo ancora molto lontani, tanto lontani. E lo vedo da quanto siamo bravi a sgridarci, a trattarci male, quindi il paradiso può attendere!

a cura di Maria Grazia Grilli

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