giovedì , Dicembre 2 2021

Si è chiusa la quarta edizione del Teatro Deconfiscato ad Afragola

Il direttore artistico Giovanni Meola stila un bilancio della manifestazione di quest’anno.

Si è conclusa lo scorso 31 ottobre alla Masseria Ferraioli di Afragola la quarta edizione del Teatro Deconfiscato, rassegna di teatro civile ideata e diretta dal regista Giovanni Meola. L’estesa area, che da qualche anno ospita spettacoli serali per tutti e repliche mattutine per le scuole, è un bene confiscato alla camorra, intitolato ad Antonio Esposito Ferraioli, giovane sindacalista di Pagani rimasto vittima della criminalità organizzata. Ad oggi la masseria è gestita da un consorzio formato da associazioni socialmente impegnate. Sul palco “deconfiscato” sono state portate in scena opere di drammaturghi e autori diversi (tra i quali figura lo stesso Meola, che firma due spettacoli tratti da fatti di cronaca: “Io so e ho le prove” e “Il bambino con la bicicletta rossa”), tutte accomunate dalla trattazione di tematiche di attualità o di carattere sociale. Ce ne ha parlato il direttore artistico, che tira le somme della kermesse.

Giovanni Meola, si è conclusa la quarta edizione del Teatro Deconfiscato che ha proposto un cartellone abbastanza ricco. Qual è il preciso leitmotiv che collega tra di loro i diversi spettacoli?

Il filo rosso che lega tutti gli spettacoli e gli eventi da me inseriti nel cartellone è quell’afflato, che potremmo definire “civile” – anche se io non amo le definizioni stringenti, perché il teatro è “civile” per sua natura quando è veramente teatro – , che ha animato le penne degli autori e le intuizioni dei registi, oltre che degli interpreti, degli spettacoli che ho amato e scelto. Il tentativo di far riflettere, attraverso il teatro, di far conoscere, far ricordare, grazie a forme di diversa natura – teatro di narrazione, di rappresentazione, misto –, ma sempre e comunque animate da quell’impulso di cui parlavo prima.

La rassegna si è chiusa il 31 ottobre, contemplando 15 eventi in 9 giorni. Qual è il suo bilancio? Tutti gli spettacoli sono stati interessanti ma quali, a suo giudizio, lasceranno un ricordo indelebile in chi vi ha assistito?

Tutti gli eventi e gli spettacoli, per quanto mi riguarda, sono stati più che interessanti. Essi sono riusciti nel difficile compito di tenere avvinti e attenti gli spettatori, sia che si trattasse di spettacoli per un pubblico di studenti, sia nel caso di spettacoli serali. La particolarità dell’intera manifestazione, la vera e propria scommessa, oserei dire, è stata di proporre teatro all’aperto a fine ottobre. Teatro Deconfiscato nasce e vive come un festival che porta il teatro nei beni confiscati alle mafie. In questo caso, il progetto ha preso vita presso la Masseria Ferraioli, bene confiscato della città di Afragola, dove un pool di associazioni, assegnatarie del bene da quattro anni, sta lavorando sodo per restituire il bene alla comunità. Riuscendovi alla grande, aggiungo, dato che sono ormai più di 300 gli orti urbani assegnati ad altrettanti ortolani, creando così di fatto una non piccola nuova comunità locale, riunita sotto l’insegna del lavoro con la terra. Ecco, portare teatro qui, praticamente in campagna, senza un palcoscenico tradizionale, ma creando uno spazio scenico, è stata una bellissima avventura. Perciò sottolineo il fatto che già il solo andare in scena, in questo contesto e con queste premesse, è stato un piccolo, ma notevole, avvenimento. Per rispondere nello specifico alla sua domanda, di sicuro le compagnie ospitate in serale alla Masseria hanno avuto un impatto forte sul pubblico. Da Raffaella Giancipoli, con la storia di una donna rumena laureata, costretta ad emigrare in Italia pur di dare un futuro al figlio, che si affeziona tantissimo alla donna anziana di cui diventa, controvoglia, badante, per poi subire una tragedia familiare con lei distante migliaia di chilometri, a Laura Pozone, che ha portato in scena una storia di emancipazione femminile in fabbrica agli inizi degli anni ’70, ispirandosi al romanzo di Chiara Ingrao. Poi, certo, alcune serate sono state ancora più speciali e magiche. In primis grazie a Marco Baliani, che è venuto a fare da noi la 1103esima replica del suo eccezionale “Kohlhaas”, un vero capolavoro di sapienza attoriale e narrativa; in secundis, perché l’imprevisto ci mette spesso lo zampino, come nella serata con Elena Bucci, con il suo melologo ispirato alla vita di Alekos Panagulis e Oriana Fallaci. Chi è stato presente difficilmente potrà dimenticare il fatto che ad un certo punto ha cominciato a piovere e nessuno, dalla Bucci al numeroso pubblico, si è minimamente scomposto. Lo spettacolo è andato avanti nonostante la pioggia e, anzi, la Bucci ha “utilizzato” una piccola perdita d’acqua alle sue spalle, al centro della struttura sovrastante che proteggeva artisti e pubblico da pioggia e umidità, come vero elemento scenico. Un momento davvero magico, oltre che visivamente di grandissimo impatto.

Parliamo dell’idea di “aprire” alle scuole con spettacoli mattutini. Immaginiamo che la finalità non sia solo quella di estendere la potenziale platea di spettatori…

In realtà una delle finalità più importanti è proprio questa di cui lei parla. Perché senza la curiosità delle nuove generazioni il teatro rischia di incartapecorirsi ancora di più. Noi abbiamo bisogno che il teatro appassioni e si faccia conoscere per quello che è, ovvero un potente generatore di senso e di civiltà. Ma, assieme a questa finalità, ve n’è un’altra altrettanto importante e impattante: mettere i giovani spettatori nella condizione di conoscere e misurarsi con artisti e intellettuali di spessore, con i quali confrontarsi su tematiche e forme proposte dalla direzione artistica. E infatti, in tutte le occasioni del nostro Teatro Deconfiscato, gli studenti sono stati appassionati, curiosi, intuitivi e incalzanti. Lo scambio, nato alla fine delle varie rappresentazioni o letture, è stato assai sorprendente, in positivo, anche per me che in realtà non penso così male delle giovani generazioni, nonostante smartphone e social impongano ormai una comunicazione fatta di messaggi rapidissimi e basati sulla logica on/off, dentro/fuori, bianco/nero, e non invece sulla capacità di analisi e sull’approfondimento.

Il festival beneficia del contributo del MIC e della Regione Campania. Un riconoscimento importante al lavoro svolto in questi anni…

Sì, devo dire che il riconoscimento da parte di questi due enti, con i loro contributi, è una grande soddisfazione, che testimonia la bontà del progetto, ma ancor di più l’intuizione e la particolarità del format. Allo stesso tempo, non posso non ringraziare tantissimo la Masseria Ferraioli, e tutti coloro che la animano, ma anche il Teatro Rostocco di Acerra, dove si sono svolti due eventi e che di fatto è stato il nostro cover set per l’intera manifestazione e, ancora, tutti gli artisti, oltre quelli citati, Daniela Esposito, Antimo Casertano, Peppe De Vincentis, Antonio Diana, Orazio Cerino, Aldo Rapè, tutti impegnati e attenti, da anni e anni, a fare un teatro di spessore; poi il pubblico temerario che ha sfidato vento, umidità e, appunto, in una occasione, anche un po’ di pioggia, e per finire il mio staff, composto da persone di grandissima apertura e capacità. Ecco, una rassegna, un festival non possono mai nemmeno lontanamente immaginarsi senza un insieme coeso e compatto di persone che contribuisce in maniera sostanziale a far vivere quello che un direttore artistico può solo immaginare, se è da solo.

Massimiliano Longobardo

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Chi è Massimiliano Longobardo

Dottore di ricerca in filologia classica e insegnante di latino e greco, ha precedentemente collaborato con cevitasumarte.it. Atleta master di nuoto per il salvamento, ha vinto il Circuito Nazionale di categoria nelle stagioni agonistiche 2015, 2019 e 2020.

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