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“QUANDO LE CAVALLETTE VENNERO IN CITTÀ”: L’ENIGMA NEL ROMANZO DI VINCENZO RESTIVO

Andy Lasso è un giovane tormentato dal ricordo della zia Luisa, morta suicida in circostanze poco chiare, quando egli aveva solo 7 anni. Il desiderio di gettare luce su questa tragica quanto oscura vicenda si intensifica nel momento in cui egli inizia a frequentare l’enigmatico Blu, figlio di Rosi Sand.
Di Rosi – in passato sentimentalmente legata a Luisa – Andy arriva a scoprire due illustrazioni autografe: uno schizzo su un taccuino ed un vero e proprio ritratto, entrambi riproducenti le fattezze del volto di Luisa, volto misteriosamente attorniato da cavallette. Una citazione esplicativa, tratta dall’ “Apocalisse di Giovanni” (capitolo IX, apertura del settimo sigillo), allude agli spaventosi tormenti che questi insetti infliggeranno agli uomini.

Andy passa al vaglio tutti gli indizi che gli consentiranno di ricomporre le tessere di un complesso mosaico di verità: giocano un ruolo determinante in questa ricerca le confidenze e la collaborazione di Blu, che ha alle spalle un drammatico passato di vittima di abusi e ricatti; tuttavia, risolutivo è soprattutto il confronto con Rosi, che, vincendo l’iniziale ritrosia, consegna ad Andy la lettera di addio che la zia ha scritto prima di andare incontro al suo infausto destino.

“Quando le cavallette vennero in città” (Watson 2014, in fase di ripubblicazione nell’ambito di una trilogia il cui leitmotiv sono gli insetti) è il secondo lavoro di Vincenzo Restivo, giovane e talentuoso scrittore campano; un romanzo il cui intreccio ben congegnato si dipana nella inquieta e caparbia quête del protagonista, che racconta la vicenda in prima persona.
Un linguaggio privo di preziosismi lessicali, rapido e sciolto, sostiene una maglia narrativa al primo impatto quasi lineare e non eccessivamente intricata, ma che progressivamente, mediante anche il ricorso alla tecnica del flashback, si infittisce in dettagli e particolari nuovi, tali da non lasciar prefigurare un finale scontato.


Il lettore, stimolato dalla curiosità, procede spedito verso l’epilogo della vicenda, imbattendosi in problematiche legate all’esperienza dell’omosessualità e nel tema della degenerazione dell’istinto sessuale, ovvero la pedofilia, condannata con una non celata vena di anticlericalismo.
Punti deboli sono ravvisabili nella scelta di un protagonista demandato a compiere un percorso conoscitivo e di formazione in un’età che non è propriamente quella di un adolescente (benché il lettore abbia l’impressione di avere di fronte un teenager, soprattutto per il modo infantilmente ribelle con cui si relaziona alla madre e alla nonna) e in qualche opaco personaggio secondario (come Palma Santogorgo e Nicole Granne), non sempre ben amalgamato nel contesto narrativo. Ma il tessuto del romanzo regge e cattura l’attenzione del lettore mediante ingredienti di sorpresa che Restivo, arrivato nel frattempo al suo quinto romanzo (“La santa piccola”, di cui peraltro è prevista una trasposizione cinematografica), sa abilmente dosare, lasciando presagire di sé un futuro promettente e di sicuri riscontri.

Massimiliano Longobardo

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Chi è Massimiliano Longobardo

Dottore di ricerca in filologia classica e insegnante di latino e greco, ha precedentemente collaborato con cevitasumarte.it. Atleta master di nuoto per il salvamento, ha vinto il Circuito Nazionale di categoria nelle stagioni agonistiche 2015 e 2019.

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