giovedì , Agosto 13 2020

“Quando ami qualcuno dovresti fare attenzione. Potrebbe non capitarti più”

“Le parole sono pietre”: il titolo di questo libro di Carlo Levi può esser letto come la perfetta rappresentazione per immagini del secondo film di Tom Ford intitolato “Animali Notturni”.
La protagonista della pellicola, Susan, è una donna ricchissima, sposata, in seconde nozze, ad un uomo bello ma, inespressivo, che, peraltro, la tradisce con una donna molto più giovane.

Ella ci viene descritta in una fase in cui il suo importantissimo lavoro di gallerista non la soddisfa, né la entusiasma più e l’insofferenza per tutto ciò che la circonda è così grande da farle trascorrere notti insonni. Inaspettatamente, dopo diciannove anni di silenzio, Susan riceve il manoscritto del primo romanzo del suo ex marito, Edward, a lei dedicato, intitolato, per l’appunto, “Animali Notturni”, espressione con cui egli era solito soprannominarla a causa della sua insonnia.

A partire da questo avvenimento, il film diventa una sorta di scatola cinese, in grado di contenere e dar corpo a due storie perfettamente intrecciate.
La realtà e la finzione, che prende vita dalla mente di Susan, grazie alla penna di Edward, si incrociano in un bellissimo connubio fra cinema e letteratura.


Il libro, inviatole, è la storia agghiacciante, ambientata in un’ America spietata, di una famiglia che, in viaggio per le strade desolate del Texas, viene attaccata da tre balordi e costretta a vivere un’esperienza terribile.
In questo suo racconto Edward sembra ritrarre nella moglie del protagonista, Tony, la parte positiva di Susan, di cui egli si era innamorato.

Mentre, i tre ambigui personaggi, che trasformano la trasferta dell’uomo e della sua famiglia in un’agonizzante tragedia, rappresentano il lato oscuro della sua ex-moglie come il leone, la lupa e la lonza, nell’incipit dell’Inferno di Dante, simboleggiavano, rispettivamente, la superbia, la cupidigia e la lussuria.
Essa è la parte negativa della donna con la quale, però, ha scelto di vivere, abbandonando il marito insieme a tutto ciò che c’era di buono nella sua esistenza passata.

Susan, per questo motivo, leggendo il libro ne viene così profondamente colpita da arrivare a vivere, sulla propria pelle, le sensazioni dei protagonisti.
Tramite il suo manoscritto, l’ex marito innesca nella donna, il lacerante dubbio che sia stata lei a uccidere se stessa, condannandosi all’infelicità.

Susan ha deciso di recidere da sé quella parte della sua persona che Edward amava, l’ha calpestata e seppellita, dopo l’infima decisione di abortire, senza dirglielo, negando, così, sia a lui che a se stessa, la possibilità di avere una vera famiglia, come quella che, nel romanzo, i tre uomini decidono di distruggere.
Nel libro, infatti, la vita reale dei due protagonisti viene trasfigurata simbolicamente nello stupro e nella morte della moglie e della figlia di Tony, per mano degli Animali Notturni mentre il dolore provato dallo scrittore è, letteralmente reso nella sensazione di impotenza provata dal suo alter ego, che non è in grado di agire per trarre in salvo ciò che ama e che gli viene, così, crudelmente strappato dalle mani.

Il film di Tom Ford è la storia crudele di una vendetta sottile, l’urlo disperato di chi si è visto strappare dalle mani ogni cosa buona, la triste sconfitta di chi non ha, mai, neppure provato ad affrontare la vita con coraggio, fuggendo, per codardia, da un’esistenza, magari priva di agi ma, quasi sicuramente, ricca di “sentimento”, di emozioni, capaci di travalicare una vuota apparenza.

L’estetica vuota del mondo reale (o meglio, del mondo di Susan), fatto di arte moderna, accecanti luci al neon, candele soffuse e look curatissimi fa a pugni con i flashback di una vita semplice e, soprattutto, con i colori saturi di un Texas da incubo, caratterizzato da tramonti infuocati, impietose distese desertiche e un’umanità che raschia il fondo della depravazione.

Susan sfoglia le pagine del manoscritto e noi cogliamo ogni sua espressione, ogni suo moto di dolore, paura e stupore, e lo affianchiamo alle emozioni di chi, all’interno del romanzo, soffre e muore, in un’incontrollabile spirale di violenza.
Al vuoto di una vita “reale” si contrappongono, dunque, le potenti emozioni di un’opera di finzione che, di fatto, risulta molto più “vera” del mondo, surreale, abitato da Susan.

L’animo dell’artista, riversato su carta e concretizzatosi in fiumi d’inchiostro, si rivela così un’arma potentissima, capace di scuotere le coscienze e di mandare in frantumi un’esistenza dalla quale è stato brutalmente buttato fuori.
Alla fine della fiera, “Animali notturni” lascia un pesante senso di sconfitta che si estende a tutti i protagonisti, “reali” o di finzione che siano, a prescindere che si tratti di persone colpevoli o innocenti.

“Animali Notturni” è un film in grado di toccarti da vicino.

Di GIULIA PETILLO

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