venerdì , Febbraio 3 2023

Proiezioni del neo film del regista casertano e attore Marco d’Amore, giunto a notorietà con la serie di GOMORRA, ambientata proprio a Napoli tra Scampia e i vari quartieri più degradati della provincia anche e soprattutto del Napoletano.

Al Teatro Ricciardi di Capua, pertanto il film che è un documentario vero e proprio su Napoli col regista d’ Amore che gira nei vari vicoli di Napoli con la sua trouppe e, si fa raccontare varie storie proprio dalla popolazione, che gli racconta delle leggende dei vicoli di Napoli, di Castel dell’ Ovo, di N apoli Sotterranea, della leggenda della Sirena Partenope che morì sulla scogliera per un amore non corrisposto con Ulisse, al quale preferì una morte ad una vita senza dignità da qua il nomignolo ai napoletani Partenopei la sua origine (c’ è chi parla di suicidio) ma varie sono le versioni che il regista casertano ha ascoltato tra i vicoli di Napoli….con una visita anche allo storico e noto Caffè Gambrinus, le foto lungo i vari vicoli di Maradona ecc. ecc.

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Ebbene la visione del film di Marco D’Amore, un film con un titolo accattivante.
Ripeto, la visione del film potrebbe lasciare perplessi, a tratti interdetti. Cercavo di trovare il cosiddetto “bandolo della matassa” ma tutto ciò che mi veniva in mente lì per lì non mi convinceva più di tanto.
I proverbi hanno sempre ragione: e ci sono varie chiavi di lettura del docufilm, i Napoli magica anche sulle versioni che sono più di una.

Qualcuna che ho idealmente condiviso già in serata con il dibattito che si è aperto in sala alla presenza di Marco D’Amore dopo la proeizione. Ma c’era dell’altro. Non mi bastava quanto avevo ascoltato né dal regista né dagli altri spettatori.
Un film semplice, poco costoso, come ha dichiarato lo stesso D’Amore, ma che, per me, vive di vita propria perché nella sua semplicità apre un nuovo filone. Un neorealismo del III millennio, con ispirazioni e spunti che vanno indietro nel tempo rendendo questo film originalissimo pur raccontando una città arcinota per i suoi pregi e suoi difetti.
Protagonista assoluto, soprattutto nella prima parte, è il POPOLO che, a mio avviso, è la vera magia della città che l’attore – regista cerca spasmodicamente senza rendersi conto di averla intorno a sé.

Ed è proprio il popolo napoletano rende unica e magica questa città dai mille colori (e ci sono tutti nella prima parte) e dalle tante ombre, il lato oscuro che ognuno di noi ha, e che ha anche Napoli, città femmina per eccellenza e capitale della Campania.
I 2 protagonisti della seconda parte, Totò e Peppino, che richiamano con leggerezza senza scimmiottare i 2 grandi maestri, offrono la personificazione del dualismo di cui vive il film. Sopra e sotto, colori e nero, sacro e profano, storia e mito, quartieri alti e bassi, risa e pianto. Opposti che convivono da sempre in questa città con un equilibrio inspiegabile ed inimitabile. In questo dualismo si inserisce Marco, un po’ Ulisse, un po’ Dante, un po’ giornalista, a tratti turista, con uno sguardo attento e non banale, che sì ci ricorda Pasolini per certi versi ma non lo imita. Il suo è uno sguardo attuale, calato nel tempo che vive, per raccontare Napoli con i suoi cliché senza i quali non sarebbe la stessa, e che non vanno condannati perché sono la sua stessa ricchezza. Il Vesuvio, la pizza, Pulcinella, la sfogliatella, i panni stesi, il caffè. Tutto questo è Napoli, che parla, anche senza parlare, attraverso i suoi simboli o la mimica delle persone (il cameo di Eduardo spiega più di ogni parola).
A tutto ciò fa da contraltare il mistero, quello che è nascosto, che non si vede, ma che c’è e condiziona la vita di un popolo che ama la vita ma non teme la morte perché sa, che nella sua cultura e tra la sua gente continuerà a vivere.

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Queste le dichiarazioni del direttore della rassegna cinematografica, Massarelli direttore anche del teatro Ricciardi di Capua rilasciate alla stampa – “Siamo profondamente felici di aprire il ciclo degli incontri al cineteatro di Capua, con il regista Marco D’Amore, un amico al quale ci legano sentimenti di stima molto molto profonda”.

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