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Mezzanotte è l’artista del tempo sospeso, tra un ieri appena trascorso e un domani che deve ancora iniziare

Passato e presente si fondono in “Lockdown nel petto” (ADA Music Italy), il nuovo singolo di Mezzanotte, uno dei cantautori più brillanti e trasversali della new wave discografica italiana che, attraverso un’estensione vocale degna di nota ed una caratura potente e ricca di sfumature capaci di sfiorare e avvolgere qualsiasi genere e stile, pubblica nei digital store un pezzo che trae dalle più brillanti sonorità anni ’80 per immortalare le emozioni con l’obiettivo del cuore.

Mezzanotte, al secolo Luca Patti, è un cantautore italiano nato a Brescia il 05 Ottobre 1996. Appassionato di musica fin da bambino, grazie anche all’influenza positiva dei genitori, studia canto e inizia a comporre i primi testi come valvola di sfogo a situazioni e momenti difficili, definendo la scrittura come “una benedizione per tutto quello che dà e per tutto il male che cancella”.

Ciao Mezzanotte, qual è stato il percorso che ti ha portato alla realizzazione del brano “Lockdown nel petto”?

Ricordo che era un periodo in cui cercavo di mettere nero su bianco qualcosa che riguardasse la pandemia. Avevo il cervello pieno di emozioni, stati d’animo, paure e ansie che erano nate appunto nel momento del lockdown e allora ho deciso di farle uscire tutte in qualche modo. Così mi è venuta l’idea di personificare le emozioni rendendole più concrete paragonando il tutto a una storia d’amore difficile tra due persone. Da un certo punto di vista la canzone si può leggere anche come una relazione difficile tra un essere umano e un tempo complicato da spiegare come quello della pandemia. 

Il titolo parla da solo. Come hai vissuto il primo lockdown?

Sarebbe scontato dire che il primo lockdown è stato molto complicato… mi sentivo impotente e soprattutto mi rendevo conto di non essere in grado capire davvero bene quello che stava succedendo nel mondo. Era frustrante. Mi sentivo come in una sorta di film surreale in cui eravamo tutti protagonisti. Piano piano dopo la forte paura iniziale devo ammettere che le cose si sono fatte più semplici. Per esempio l’università aveva ricominciato a fare lezioni online e inoltre io e i miei amici avevamo preso l’abitudine di “trovarci” virtualmente e quotidianamente su Fortnite sulla PlayStation… diciamo che questo spiraglio di luce ha alleviato un po’ la paura del momento. 

Qual è la canzone, tra quelle composte e cantate fino ad oggi, che ti rappresenta maggiormente e ti ha dato più soddisfazioni?

Il pezzo che mi sta dando più soddisfazioni al momento è proprio “Lockdown nel petto”. Era troppo forte la voglia che avevo di liberarmi da questo grosso macigno. Inoltre rappresenta anche l’inizio di un nuovo progetto musicale quindi è sicuramente questo brano a rendermi più orgoglioso e a rappresentarmi di più per ora. Inoltre è anche vero che da cantante non posso che ammettere che il mio pezzo migliore è sempre l’ultimo che faccio uscire. 

Come mai la scelta di questo nome d’arte? 

Per il mio nome ho preso la mezzanotte come orario e gli ho dato una chiave di lettura diversa, ovvero una bolla di tempo in cui non è passato del tutto ieri e non è arrivato ancora domani. Una specie di tempo sospeso. Ho preso questo concetto e l’ho trasposto nella mia vita e ho pensato di volermi descrivere come in un tempo immobile tra un bambino che vede ancora le cose con il suo velo di magia e un adulto responsabile capace di prendere le scelte giuste. Mezzanotte rappresenta secondo me la perfetta unione dei due mondi, quindi non essere pronti ancora per domani ma nemmeno restare fermi a ieri. Una specie di ragazzo eterno. 

Chi è l’artista che hai come riferimento musicale?

Sinceramente il mio artista di riferimento varia in base al periodo o anche solo alla giornata. Mi piace sperimentare anche nell’ascolto quindi sceglierne uno è complicato, però se dovessi valutare l’artista più vicino alla mia idea di progetto musicale al momento sceglierei The Weeknd. Con qualcosa di Charlie Puth. 

Se dovessi pianificare i tuoi progetti, cosa metteresti al primo posto?

Al primo posto dei miei progetti metterei quello di riuscire in tre anni a partecipare a San Remo come cantante o come autore… ma forse è più un sogno che un progetto. Se dovessi rispondere in modo più realistico al primo posto metto l’essere fiero e soddisfatto dei singoli che pubblicherò entro poco e continuare a fare le cose sempre al massimo delle mie possibilità. Poi tempo al tempo… e passo dopo passo vedremo dove mi porterà il mio impegno. 

Alessandro Testa

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