martedì , Agosto 4 2020

LA BELLEZZA E’ NELLO SGUARDO CON CUI OSSERVIAMO LA REALTA’ .

American Beauty è una satira sulle ossessioni del ceto medio americano;
I temi trattati sono molti: vanno dall’amore romantico, alla paternità ed all’identità.
Il film è un’indagine visiva, lo spettatore è chiamato a scoprire chi sia o cosa sia la Bellezza autentica.
Il titolo sembra suggerire la promessa del Sogno Americano: riuscire a ottenere, dal nulla, tutto ciò che si è sempre desiderato: successo, soldi, una casa e un lavoro da sogno… In altre parole, una vita assolutamente perfetta. Ma è la vera felicità?
Per capire, occorre guardare più vicino, come suggerisce la locandina del film.
La storia è narrata dalla voce fuoricampo del defunto Lester Burnham (Kevin Specey), un quarantenne padre di famiglia, che descrive la sua, come un’esistenza apatica: odia il suo lavoro e si sente come se fosse già morto.
È, dunque, un uomo in piena crisi di mezza età, insoddisfatto della vita e della sua famiglia, colto da un’incredibile nostalgia per un passato che, da una distanza di sicurezza, gli sembra esser stato magnifico.
Ora, invece, si vede circondato da una figlia adolescente, Jane, che lo considera un perfetto idiota e da Carolyn, sua moglie, che mette al primo posto solo l’apparenza, una donna in carriera, arida e fredda, la cui unica preoccupazione sembra essere la cura delle sue splendide rose.
Non è un caso, quindi, se in sensi ormai sopiti di Lester si risvegliano in un tripudio di petali di rose rosse con l’apparizione di Angela, un’amica della figlia.
Nella disperazione dell’uomo la ragazzina arriva ad incarnare tutto quello che la moglie e la vita non possono più dargli, una promessa di “verità”, innocenza, libertà, sesso e giovinezza.
Le vite di questi personaggi si intrecciano con quelle dei nuovi vicini, la famiglia Fitts, anch’essa tipicamente americana: padre, ex militare, omofobo, sua moglie, una donna sottomessa, affetta da depressione cronica ed un figlio adolescente, appena uscito da una clinica psichiatrica.
Gli occhi di quest’ultimo ragazzo, Ricky, sono gli unici in grado di trovare la bellezza e la poesia nelle piccole cose come nella danza di una busta di plastica, cullata dal vento, nell’occhio di chi muore, nel fisico sgraziato di una ragazzina insicura.
Egli è l’unico personaggio in grado di superare lo schermo della bellezza americana, di capire il marciume che si nasconde sotto di essa, di affrontare la società che lo circonda e sfruttarne i meccanismi, per non farsi schiacciare. Ecco perché viene bollato come strano, drogato, maniaco, non
essendo possibile collocarlo all’interno di questo quadro di apparente splendore americano.
La finta bellezza si rivela, invece, con tutta la sua forza in Carolyn, che da giovane ragazza semplice e spontanea si è trasformata una donna spaventata, piena di ansia e di frustrazione, ossessionata dall’ordine, che per lei sembrerebbe incarnare agli occhi degli altri l’immagine della perfezione.
E la ritroviamo anche in Jane e Angela, entrambe ragazzine insicure, ognuna a modo suo.
La seconda, in particolare, non riuscirà mai a liberarsi dalla sua schiavitù, rimanendo asservita alla sua bellezza esteriore ed a quello che gli uomini si aspettano da lei.
Mentre la prima riuscirà a salvarsi da un’esistenza effimera grazie alle parole disincantate e sincere di Ricky che le daranno la forza di migliorarsi.
Quest’ultime riescono a scuotere anche la vita di Lester, il protagonista, che fino ad allora si era, prima adattato, poi, disperato, per la sua odiosa esistenza, sino a giungere, nell’inevitabile, tragico e commovente finale, a capirne il senso reale.
La sequenza e le parole che chiudono il film sono un incredibile, toccante alternarsi di emozioni universali: speranza, gioia, nostalgia, rimpianto e amore.
Questo film ci narra brillantemente dal materialismo che impregna la società americana, la quale ha sacrificato la propria autenticità all’apparenza ed al prestigio sociale.
Centinaia di persone ,infatti, si sforzano di vivere una vita perfettamente costruita scoprendosi, però, “alla fine della corsa”, infelici e insoddisfatti.
Ma la vita è troppo breve per non viverla e la Bellezza e la perfezione non esistono, esse vivono solo nelle piccole cose e nello sguardo con cui ogni giorno possiamo coglierla nella realtà.

a cura di Giulia Petillo

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