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Intervista a Sarah Avolio, modella transgender napoletana

Racconta un pò di te

Salve a tutti mi chiamo Sarah Avolio di anni 37, napoletana segno zodiacale del cancro. Sono una ragazza transgender,  ho completato il mio percorso il 6 marzo 2010 per essere una donna a tutti gli effetti, ma non rinnego il mio passato, anzi…. ho seguito un percorso delicato sfidando tutto e tutti, allontanandomi dai miei stessi familiari, per un certo periodo ho represso il mio io per riuscire ad avere un lavoro da parrucchiera senza scendere troppo in basso. Attualmente sono molto attiva nei social media, per me stessa è la comunità LGBTQ, non ho un lavoro fisso ma piccoli lavori negli spot nel settore della moda e presso locali come modella e sexy star erotica, ma senza scivolare nel volgare poichè non mi piace.

Questo lavoro mi da molte soddisfazioni, anche al mio ego, non lo nascondo, se non fosse per la gente bigotta che mi fa sentire il peso della discriminazione. Ritengo di essere la Moana Pozzi del mio mondo; lei è stata la mia musa ispiratrice e vive ancora dentro me. Combatto per i diritti della comunità OMOtrans  partecipando attivamente ad eventi e manifestazioni e mettendoci sempre la faccia attraverso quelle che sono le mie limitate possibilità, anche se sono consapevole che non basteranno mai, se sono sola a combattere.

Ho partecipato a svariati concorsi nell’ambiente etero e della mia stessa comunità; all’ultimo concorso fatto sono arrivata seconda classificata per la seconda volta; si tratta di “Miss Trans Europa”, organizzato da Stefania Zambrano. Dopo svariati anni di concorsi ho deciso di fare un’esperienza ancora più importante, partecipare a “Miss Trans Star International” per mettermi in competizione prima con me stessa, sperando che questo concorso possa aprirmi nuove porte e dare buone opportunità non solo a me stessa, ma per tutte noi. Ma soprattutto spero di superare alcune mie insicurezze che mi porto dietro da bambina ed inoltre per vivere un’esperienza tutta nuova; è un concorso di prestigioso livello internazionale con ragazze di mentalità e culture diverse, anche se simili. Ognuna di noi avrà una storia da raccontare, sicuramente simile alla mia, ma secondo i costumi e le varie culture del mondo.

Tre aggettivi per descriverti?

Se mi concedi.. mi permetto di aggiungere uno in più:  solare, permalosa, simpatica e altruista.

Dopo il percorso di transizione hai avuto difficoltà nel mondo del lavoro?

La scelta del cambiamento è stato un atto d’amore verso me stessa, non potevo vivere nell’ipocrisia, avevo bisogno di adeguare il mio genere a quello sempre sentito, ossia quello femminile.

Se si, perché secondo te?

Perché viviamo in uno stato bigotto, in cui paradossalmente droga, sesso e strani personaggi sono più apprezzati di noi transgender. Lo vediamo dalle stesse istituzioni, ma soprattutto da menti piccole di un popolo italiano che non riesce a vedere oltre la punta del proprio naso e si accontenta di cose inutili. In Italia siamo indietro di molti anni e non credo che le cose cambieranno velocemente .

Il tuo sogno da realizzare?

Realizzarmi nel mondo del lavoro, avere una posizione come professionista o artista per dimostrare che non siamo inutili, o solo strumenti del piacere noi transgender. Cerco solo un’opportunità per valorizzare me stessa e avere un’indipendenza per vivere una vita, come dire, normale. Ma non parlo solo per me ma per tutta la comunità dei miei fratelli e sorelle.

Secondo te, in pieno Terzo Millennio, esiste la volontà politica di superare gli arroccamenti culturali legati alla questione di genere?

Non credo ci sia abbastanza interesse politico di supportare i nostri movimenti e la nostra comunità. Siamo visti un pò male e la gente tende a non modificare la propria mentalità. Secondo me, se non interverranno cambiamenti, resteremo sempre emarginati e vittime di tutto ciò che si sente in giro ed anche qualcosa in più.

Come hai vissuto i momenti, credo inevitabili, di difficoltà emotiva, oltre che di relazione, all’interno del nostro tessuto sociale?

Malissimo, perché mi sentivo isolata, messa da parte, certe volte un alieno; se non fosse per le poche persone che mi stimano e mi conoscono mi sentirei persa nel nulla. Purtroppo, veniamo visti con occhi diversi dalle persone e sempre più spesso additati.

Quali sono le associazioni di supporto verso un proficuo inserimento nel mondo lavorativo?

Ci sono varie associazioni di supporto per l’identità di genere, ma non esiste nessun ente che ci supporta per l’inserimento nel mondo del lavoro, la cosa che mi sconforta maggiormente e che in altri Stati invece ciò avviene. Qui in Italia nessun ente vuole avviare un’iniziativa, anche perché le aziende non danno possibilità o incentivi.

La nostra società può veramente definirsi evoluta, aperta e rispettosa degli orientamenti sessuali di ognuno?

Secondo me è un fattore soggettivo; c’è chi accetta e chi no, ma la maggioranza è portata a non volere accettare nessun orientamento sessuale chiamato “diverso”, ma noi siamo identici a tutti gli esseri umani, molte volte anche meglio.

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di Davide Napoletano