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IMPERFETTE CONDIZIONI – il romanzo che tutti dovrebbero leggere. Dalla penna di Noemi Germanà, araba Fenice e scrittrice

1. Noemi Germanà *Imperfette Condizioni*. Raccontaci in breve di te e da dove nasce il titolo del tuo primo romanzo?

Sono nata e cresciuta a Roma, vivo qui con mia figlia e ho sempre coltivato la passione per la scrittura. Nel corso degli anni ho scritto tante poesie, racconti per bambini e un prosimetro che non sono riuscita a terminare perché in quel periodo è nata la necessità di scrivere questo romanzo, che ha avuto la meglio su tutto il resto.

Sono innamorata di questo titolo per diversi motivi: primo, perché adoro i giochi di parole e le infinite possibilità che la nostra lingua offre; secondo, perché queste due semplici parole incarnano perfettamente il tema della storia: l’ambivalenza interiore e il conflitto tra ciò che speriamo esserci o ciò che realmente c’è dentro di noi.

Pronunciandolo, non si riesce a capire bene la forma in cui è scritto e quasi tutti pensano a “in perfette condizioni”: questa è la cosa che più mi attrae, quante volte vogliamo mostrare di stare bene mentre dentro sprofondiamo?

2. “Tu sei la mia bella Proserpina e io sono il tuo Plutone. _Ti Amo_”. Così scrivi nel capitolo 17 del libro. Cos’è l’amore? È sempre qualcosa di elevato e sano o ha i suoi lati oscuri?

Nel romanzo è predominante la presenza della leggenda di Proserpina e Plutone (o Ade e Persefone). I protagonisti, al cospetto del gruppo scultoreo del Bernini – che ritrae per l’appunto il Ratto di Proserpina – restano folgorati e in qualche modo iniziano pericolosamente a mescolare il concetto di possessività e violenza con quello dell’amore.

Naturalmente, è affascinante una storia con un pizzico di carnalità e di follia, ma la linea tra ciò che è sano e ciò che è tossico si sfoca molto facilmente.

Credo che senza dubbio l’amore sia il sentimento più nobile e credo che un lato oscuro, in realtà, fino in fondo non esista. L’amore accetta i nostri lati oscuri. Tutto ciò che rientra nel campo del male si maschera da amore, ma non lo è affatto.

3. Un romanzo toccante e intenso che permette scivolare nello stesso vortice della protagonista, un vortice di abuso psicologico e fisico. Quanto è importante, e difficile, _perdonare sé stessi_?

Perdonare sé stessi è sempre la parte più difficile.

Il primo passo è riconoscere l’entità della relazione in cui ci troviamo, prendere consapevolezza della sua natura malsana e tossica. Dopodiché abbiamo due strade: negare il tutto e continuare a sguazzarci o affrontare le cose e chiudere il capitolo. Il problema è che per poter davvero affrontare le cose, bisogna passare necessariamente attraverso il mettersi in discussione, sotto lo sguardo inquisitore del nostro Io, che non accetta in alcun modo di aver “scelto” la persona sbagliata e aver commesso un errore.

Finché identifichiamo noi stessi nelle nostre scelte sbagliate, non potremo mai perdonarci. Per quanto probabilmente, per come la vedo io, spesso non ci sia nulla da perdonare, se non l’aver amato troppo poco noi stessi e/o non esserci rispettati abbastanza.

4. Come l’Araba Fenice, è possibile una rinascita di sé stessi?

Non solo è possibile, è necessaria. Rinascere, dal mio punto di vista, spesso coincide col ritornare: ritornare a ciò che siamo, ritornare alla nostra dimensione intima, ritornare al nostro equilibro e a ciò che ci rende felici.

Ricordare chi siamo e cosa ci rende tali è un aiuto imprescindibile per ripartire.

Non bisogna mai credere che un nuovo inizio sia impossibile, bisogna piuttosto vederlo come una stanza buia di fronte a noi, che può far paura, ma in realtà ci basta premere l’interruttore per ammirarne tutte le meraviglie.

Finché non troviamo il coraggio di iniziare da quel piccolo gesto, ci sembrerà di avere solo l’ignoto davanti a noi: un muro di punti interrogativi e di insicurezze.

Quel muro si può sempre buttare giù, come ci insegna Jennifer, che sono io e può essere chiunque di noi.

link:

https://www.instagram.com/noemi.writer/

a cura di Michele Terralavoro

https://linkbe.me/Michele.Terralavoro

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Redazione StreetNews.it
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