lunedì , Luglio 6 2020

Il volto umano di Achille Lauro nel ricordo di Donatella Dufour

Ad integrazione di un precedente articolo sulla figura di Achille Lauro, si intende qui  esplorare alcuni aspetti della personalità e della vita familiare del Comandante, attraverso il ricordo dell’amata nipote Donatella Dufour che abbiamo intervistato. La sig.ra Dufour, tra le altre cose, è stata per alcuni anni a stretto contatto con Maharishi Mahesh Yogi, il mistico indiano che ha fondato la tecnica della Meditazione Trascendentale (MT) e che ha avuto tra i suoi proseliti anche i membri del gruppo musicale dei Beatles. Nell’ambito di un preciso progetto promosso da Maharishi, la Dufour si candidò come sindaco di Napoli alle elezioni amministrative del 1993.

Sig.ra Dufour, Achille Lauro ebbe una più spiccata predilezione per sua madre Laura rispetto ai figli maschi Ercole e Gioacchino. Al contrario, suo padre Pippo non fu mai tra i più stretti collaboratori del Comandante…

Tra i tre figli “legittimi” di mio nonno, mia madre era la figlia prediletta. Con i maschi egli aveva un rapporto più autoritario, si lasciava andare meno e così anche con mio padre, che tuttavia fu con lui sempre schietto e sincero. Mio padre, ad esempio, non lesinava critiche a proposito della gestione del Villaggio Lauro, un complesso di case popolari fatto costruire da mio nonno: era noto infatti che molti non pagassero il fitto. Ma, mentre mio padre si lamentava, il nonno lasciava correre, sostenendo che il popolo veniva prima degli interessi della famiglia.


Lo stesso contegno che mostrava verso i figli si replicava anche nei confronti dei nipoti: lei e le sue sorelle Emanuela e Simonetta eravate “trattate” da lui diversamente rispetto ai nipoti maschi…

Per quanto fosse una persona di pochissime parole, con noi ragazze aveva un rapporto un po’ più tenero, o almeno meno rigido. Ricordo, ad esempio, che quando eravamo piccoli, durante le vacanze estive a Massa Lubrense, il nonno svegliava all’alba i miei cugini che dormivano con lui a Villa Angelina, li costringeva a percorrere a piedi le sue immense proprietà affinché raggiungessero noi che soggiornavamo in un’altra villa, abbastanza distante e per giunta situata su un’altura, a Montecorbo. Una levataccia del genere non l’avrebbe mai imposta alle nipoti.

Lauro viene ricordato da molti napoletani come una persona di gran cuore. Ricorda qualche aneddoto legato alla sua generosità di cui fu testimone diretta?

C’era un periodo in cui usavamo dei buoni carburante per rifornire le auto di famiglia presso distributori convenzionati. Mi accorsi che ad un certo punto era iniziato un traffico illecito di questi buoni. Pertanto mi sentii in dovere di informare il nonno di quanto stesse accadendo. Ma lui, dopo avermi ascoltato, mi chiese: «A te manca qualcosa?». Ed io: «No, nulla». «E allora lascia campare. Pensi che io non lo sappia?». Del resto era solito ripetere in molte occasioni una frase, divenuta poi una sorta di detto proverbiale: «Da un ladro ci si può sempre difendere, dall’ignoranza no».

Lauro aveva abitudini salutiste e uno stile di vita in un certo senso rispettoso dei ritmi naturali. Dalle cronache si legge che si svegliava di buon’ora per dedicarsi, completamente nudo, ad esercizi ginnici sul suo terrazzo…

Certamente. Al mattino, a volte, quando mi alzavo presto per ripetere le lezioni di greco e di latino, lo sentivo mentre era già all’opera. Mio nonno aveva altresì un’attenzione particolare per l’alimentazione. Quando morì la nonna, per fargli compagnia, mi recavo spesso a pranzare da lui insieme con mia madre, mia sorella e i miei cugini. Sin dal mattino, egli era solito “programmare” il pranzo del giorno: verdure di stagione, esclusivamente del suo orto, pesce, molto raramente carne (e per lo più bianca). Ricordo che una volta, mentre attendevamo il nonno, ci informammo su cosa ci aspettasse. Io ero diventata vegetariana e il caso vuole che disgraziatamente quel giorno ci fossero le polpette. I miei cugini erano curiosi di vedere come avrei reagito, soprattutto perché era sempre il nonno a fare le porzioni che nessuno osava rifiutare. Un’abitudine, che onorava anche quando veniva a pranzo Indro Montanelli o qualche broker importante, perché per lui quel gesto significava prendersi cura dell’ospite. Mentre preparava la mia porzione, mi feci coraggio e gli dissi che non mangiavo più carne. Ci fu gelo nella stanza, un attimo di sospensione. I miei cugini si fermarono a guardare in religioso silenzio, in attesa di una sua inimmaginabile reazione. E invece si limitò a togliere le polpette dal mio piatto, esclamando: «Sai cosa c’è di nuovo? Non le voglio neanche io!».

Ricollegandoci alla precedente domanda, sembra che Achille Lauro abbia avuto anche una predisposizione innata verso la spiritualità e un rapporto “confidenziale” con la natura…

Verissimo. Quando era ragazzo e trascorreva giornate intere tra cielo e mare sui velieri, diceva di vedere gli angeli o di percepirne la presenza. Ogni giorno inoltre effettuava le oleazioni, in modo del tutto spontaneo, senza che avesse cognizione alcuna dell’ayurveda. Dopo pranzo, insieme con il giardiniere e il portiere, faceva “visita” all’orto per verificare la crescita dei prodotti della sua terra. Un giorno in cui rese partecipe anche me di questo giro abituale, si fermò davanti a un vecchio albero di prugne, dicendomi: «Quest’albero l’ho piantato io con le mie mani quando ho comperato questa casa. Non mi faceva più prugne. L’anno scorso gli ho parlato ripetendogli che, se non avesse ripreso a fare prugne, l’avrei abbattuto. Hai visto ora che belle prugne?».

Emula di suo nonno, lei si candidò alle elezioni amministrative del 1993 come sindaco di Napoli per Coscienza di Napoli, una lista civica ispirata agli insegnamenti di Maharishi, avendo tra i suoi competitori Antonio Bassolino e Alessandra Mussolini. Che ricordo ha di questa esperienza?

È stata una esperienza abbastanza forte che ha messo a dura prova me stessa, ma che nello stesso tempo mi ha aiutato a superare molti limiti. Io venivo da tre anni di isolamento in una foresta a Vlodrop in Olanda, dove c’era un’accademia di Maharishi; qui ero rimasta un po’ all’oscuro delle vicende partenopee, soprattutto di quelle politiche. Maharishi – che da poco aveva fondato il Partito della Legge Naturale [movimento transnazionale impegnato a diffondere il programma della Meditazione Trascendentale per neutralizzare lo stress collettivo e risolvere i problemi della società n.d.r.] –, sapendo che ci sarebbero state le amministrative, scelse me come candidata a sindaco di Napoli, dal momento che ero la nipote di un uomo molto amato. Ricordo che fui ospite di una trasmissione in diretta su Canale 21, dove i diversi candidati dovevano “scontrarsi” verbalmente su un ring, mentre la conduttrice, la giornalista Serena Romano, faceva da arbitro. Io esordii dicendo di non avere nemici – secondo le disposizioni impartitemi da Maharishi – e con questa uscita finii con il “rovinare” l’atmosfera del programma, come peraltro non mancò di sottolineare la conduttrice.

Tra gli “avversari” sul ring c’era anche la Mussolini?

No. La Mussolini con me non si è mai confrontata, perché glielo avevano sconsigliato. All’inizio tentarono di persuadermi a far parte del suo schieramento politico. Ma per volontà di Maharishi rifiutai. Ad ogni modo posso concludere, a proposito di questa esperienza, che tutti i giornalisti furono sempre corretti nei miei confronti, anche quelli di orientamento politico opposto rispetto a quello di mio nonno.

Massimiliano Longobardo

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