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“Il sentiero delle Formichelle”

“E non ci lasceremo mai abbiamo troppe cose insieme…” si cantava negli anni ottanta.

Ed è così per le amiche di “Cuore di libro”, unite dalla lettura.

Mettono corpo e anima nell’aspirazione di scoprire nuove emozioni e nell’appassionarsi a trame sconosciute, realmente accadute o inventate. 

Il cerchio magico si forma e si trasforma sempre alla libreria Tasso a Sorrento.

Per questo mese c’era in programma il romanzo di Alessia Castellini, “Il sentiero delle Formichelle”.

L’esordio della Castellini inizia con una storia vera molto coinvolgente. Racconta le “Formichelle”, donne che tutti i giorni portavano sulle spalle quintali di limoni, rigorosamente in fila indiana come le formiche appunto; erano potenti e con una resistenza incredibile. 

Ninfa e Alelì si mettono in viaggio per individuare prove concrete dell’esistenza delle “Formichelle”.

L’autrice narra della terra, dell’amicizia, della fatica, della tenerezza, della violenza, dell’assenza, della morte, del senso di colpa e della forza di andare avanti.

“Ci sono vuoti che ti inghiottono e vuoti che ti abbracciano. Nei primi si precipita, nei secondi si volteggia.

Da bambina Ninfa credeva che non guardare fosse sinonimo di non essere visti, forse perché ogni volta che portava le proprie piccole mani sugli occhi, a coprirli fino a non vedere più nulla, qualcuno diceva: “Dov’è Ninfa? Non c’è!”

Quel giorno i volti erano troppi, ovunque, e a lei sembrò una buona idea tornare a credere che non guardarli l’avrebbe resa invisibile. Contenevano il primo tipo di vuoto, quello in cui si può morire schiantati, che puzza di ciò che manca. Era quello di chi non riusciva a dare conforto, e lei non poteva permettersi di provare dispiacere…”.

Questa volta, tramite Patrizia, un’amica lettrice, è stato possibile interagire con l’autrice che ci ha parlato di come è nata la sua passione per la scrittura e l’idea di questo romanzo:

“Scrivo da quando ero bambina. Da adolescente, nel secondo anno di liceo, ho scritto il mio primo romanzo che rimarrà nel cassetto e che ha nutrito il mio desiderio di concepire e raccontare storie, desiderio che è cresciuto con me, negli anni. Penso che tutto derivi dal mio amore per la lettura, da quella vocina nella mia testa che, di fronte ai meravigliosi romanzi che ho letto nella mia vita, mi sussurrava “Vorrei saper scrivere anche io una storia così bella.”. Il mio percorso di studi scientifico, apparentemente sconnesso da questa passione, mi ha dato in verità molte competenze utilissime per generare racconti in modo analitico e per ricordarmi che la base di un qualsiasi lavoro creativo è la curiosità e la voglia di apportare un contributo originale.

Per quanto riguarda “Il sentiero delle Formichelle”, ero alla ricerca di qualcosa che avesse radici storiche reali, che completasse un filone narrativo che avevo già in mente, quello legato a Ninfa e Alelì, e che era invece il frutto della mia fantasia. Un giorno, per caso, ho visto una puntata de “Il Provinciale”, un programma RAI condotto dal giornalista Federico Quaranta, dedicata ai borghi meno noti della Costiera Amalfitana. In quella circostanza ho scoperto Tramonti e “Il sentiero delle Formichelle”, una strada pedonale che esiste davvero. Tuttavia delle “Formichelle” si diceva pochissimo, così ho deciso di partire per la Costiera e di andare a raccogliere io stessa informazioni su queste donne straordinarie. La gente del luogo mi ha accolta in modo commovente, rispondendo alle mie domande e facendomi scoprire le vecchie tradizioni del luogo, che sono poi convogliate nel romanzo.

Alessia Castellini ha trentun anni ed è nata a Palermo. Ha un dottorato di ricerca in fisica teorica ed è coautrice di articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali.

In questo periodo sta lavorando a un nuovo romanzo, che nasce da un racconto breve scritto qualche anno fa.

È arrivato il momento di esplorare quali suggestioni “Il sentiero delle Formichelle” abbia suscitato nelle lettrici di “Cuore di libro”.

Angela Ansalone: “Una storia molto bella che riguarda i luoghi che noi amiamo.

Un punto che ho trovato importante è quello sulla felicità. Alelì, la piccola protagonista del romanzo, si interroga su quale sia la vera vita felice e scopre che è quella della scarsità di appagamento dei bisogni, cioè quando i bisogni naturali e necessari vengono soddisfatti, ma, a livello minimale, in modo che l’Essere possa volare con la fantasia e creare delle situazioni oniriche che aiutino a vivere, cosa che non avviene nella sua Milano dove c’è benessere a iosa e uno stile di vita non come le “Formichelle” che portano i pesi sulle spalle, ma come le “formiche” non pensanti che devono solo consumare e basta, avendo un certo tipo di inquadramento”.

Maria Pia Fabbrocino: “Non è proprio nelle mie corde questo romanzo.

Il racconto è valido, solo, avrei preferito che la storia venisse approfondita di più.

Ho percepito come se qualcosa fosse stato un po’ “buttato” via, tralasciato. A mio parere l’autrice si è soffermata moltissimo sulla love story e meno sul sottofondo sociale: la vita in quegli anni. Io avrei calcato molto di più su questo aspetto. Mi riferisco alle “Formichelle” che lavoravano in condizioni disumane, fino alla morte, caricando un peso enorme sulle loro spalle.

È una vicenda che non tutti/e conoscono e che non si può neanche lontanamente immaginare; dato che nessuno ne aveva mai parlato poteva essere l’occasione buona per fare un discorso molto più profondo”. 

Nora Rizzi: “Io posso dire, sinteticamente, che ho rilevato una capacità descrittiva della natura quasi poetica e poi l’ho trovato interessante dal punto di vista storico”.

Patrizia Pollio: “Una scrittura evocativa, antica e suggestiva che dà vita alla storia dimenticata delle Formichelle della Costiera Amalfitana. Intreccia con maestria presente e passato, regalandoci il ricordo di queste figure femminili che il tempo ha cancellato dalla memoria. Ambientato negli anni quaranta, tesse sapientemente gli avvenimenti che si sviluppano su due piani temporali con le due sorelle, Rachele e Nannina, e le loro moderne controparti, Ninfa e Alelì. Mette in evidenza temi come tradizioni, memorie, sorellanza, resilienza, perdono. È un romanzo storico, travolgente, commovente, e il segreto che custodisce porterà alla luce la lotta delle protagoniste che cercheranno di trovare il loro posto nel mondo, venendo meno anche ai legami più forti e indissolubili come quelli di sangue, pur di salvarsi. La scrittrice è riuscita a farmi immergere nella storia con grande abilità, regalandomi un universo popolato di donne instancabili e resilienti.

La lettura per le amiche lettrici di “Cuore di libro” è un’apertura alla vita, un abbraccio sinergico evolutivo. Uno scambio di sguardi che non rimangono mai in superficie, anzi entrano nel cuore facendo emergere la bellezza.

Per il prossimo incontro la scelta si è posata su un classico: “Le notti bianche” di Fëdor Dostoevskij.

A cura di Maria Grazia Grilli

Foto in copertina: Edizioni Piemme

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Redazione StreetNews.it
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