venerdì , Settembre 24 2021

I RITI DELLE JANARE A CHIANCHE (AV): AL VIA LA II EDIZIONE DELLO JANARE FOLK FESTIVAL.

L’hashtag è #unitevialsabba e insieme a quello usuale #janarefolkfestival ha raggiunto attraverso i social l’Irpinia, il Sannio e superato i confini regionali. Il risultato è stato sorprendente: i posti disponibili (ingressi contingentati per via dell’emergenza Covid-19) sono risultati sold out in poche ore e a partire dalle 18 di sabato 24 luglio il pubblico ha conosciuto, o incontrato nuovamente, le moderne Janare nella località Chianche, un borgo storico d’Irpinia, che guarda ad est alla provincia di Benevento. C’è una storia, o una leggenda, che avvolge questa terra: nasce più di 2000 anni fa, nel mondo contadino, popolare, ed è fatta di superstizione. Del resto, nella vicina Benevento l’immagine della strega è un simbolo identificativo e la Janara è come una strega, una fattucchiera. A valle, scorre il fiume Sabato (Sabato/Sabba, forse?) e c’è un luogo, chiamato Stretto di Barba, dove il mito vuole fosse collocato il “Noce delle streghe”, l’albero maledetto che nel 667 fu abbattuto per ordine di San Barbato, e dove fu edificata una cappella a simbolo della vittoria del bene sul male: sarebbe quella che oggi è dedicata a Maria Santissima della Pietà.

Nonostante il tentativo della “damnatio memoriae” da parte della Chiesa, il culto janaresco resiste ai millenni ed oggi, seppur in chiave moderna, spetta al direttore artistico Roberto d’Agnese proporla al pubblico, con lo Janare Folk Festival, due giorni di convegni, spettacoli, mostre d’arte e cerimonie misteriche a cui il pubblico partecipa affascinato e curioso. Madrina dell’evento è Pietra Montecorvino, l’artista libera, che presenta la sua mostra pittorica “Pietra”, dedicata alla donna. Quadri quasi astratti, naif, fatti di colori vivaci e forme sinuose e spesso confuse, proprio a dimostrare quanto complesso sia rappresentare la Donna sotto ogni sfumatura. Subito dopo, è protagonista la musica etnica del duo Emian Pagan Folk. Poi cala la sera e la piazzetta storica che dà sul belvedere Irpino viene pervasa da un affascinante, e surreale, silenzio.  Arrivano loro: le vesti nere, le movenze sinuose e sensuali. Uno spettacolo che incanta il pubblico. C’è chi sostiene che le moderne Janare siano proprio loro, le giovani che interpretano i personaggi di una leggenda antica: Morgana, una giovane madre, le seducenti danzatrici e una narrazione funesta. E’ un rito che esorcizza la paura della morte e del dolore.

A far da cornice, quasi fosse voluta, una luna piena che campeggia nel cielo terso di Chianche. Silenziosamente, la luce d’argento raggiunge i vicoli e le cortine di un paese che ormai conta pochi abitanti, è quasi un borgo fantasma. Roberto d’Agnese raggiunge i microfoni di Streetnews.it per l’intervista. E’ sintetico e chiaro: “La cultura Irpina è un bene talmente prezioso che da solo può sviluppare la rete turistica ed economica di un intero territorio, una comunità allargata. Questa cultura è fatta soprattutto di tradizioni legate al popolo: le Janare, il Carnevale, i riti sacri religiosi. E’ necessario però che si abbandoni definitivamente il campanilismo, che si proceda con intenti condivisi e che soprattutto si abbattano i confini, spesso imposti per motivi di interesse.” Come dargli torto? Chi conosce Roberto, sa bene che la sua dedizione alla cultura popolare è scevra da secondi fini: in pieno lockdown si è inventato gli “Incontri popolari” in streaming (puoi leggere di cosa si tratta cliccando qui); ora lavora ad un progetto di catalogazione dei Carnevali di tutto il mondo, insieme ad un gruppo di collaboratori italiani ed internazionali (www.carnevaleglobale.it) supportato anche dalla Fondazione Sistema Irpinia. “E’ importante promuovere la cultura locale in tutte le sue sfumature: in un’epoca in cui si guarda alla riscoperta dei piccoli borghi, al turismo lento, sostenibile, maggiormente immerso nella natura, l’Irpinia può svolgere un ruolo fondamentale”. E Roberto ha individuato il potenziale che per troppi anni è stato dimenticato. Ieri sera, in un piccolo borgo anche difficile da raggiungere, c’erano Irpini, Sanniti, Pugliesi, Laziali, tutti incantati da quelle donne vestite di nero che hanno celebrato antichi riti ballando: potrebbe trattarsi solo di curiosità, ma comunque costituisce un volano per l’economia, soprattutto in questa delicata fase di ripartenza.

a cura di Clemente Scafuro

Immagini dal web/Scafuro Clemente

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