venerdì , Marzo 5 2021

A scuola di napoletanità con Claudio Canzanella

Le lezioni web del professore diventano un volume sui culti e sulle antiche credenze di Napoli.

Dagli appuntamenti online de “L’angolo del professore”, promossi dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli nel periodo del primo lockdown, nasce “Lezioni di napoletanità” (Stamperia del Valentino, 2020, 192 pp., € 18) di Claudio Canzanella, docente di greco e latino, nonché studioso delle antiche tradizioni popolari partenopee. Proprio queste ultime, con preminente riguardo alla devozione e al filone delle credenze religiose, sono al centro dell’ultimo lavoro del professore, che, nell’intervista di seguito riportata, ne ha introdotto motivi e tematiche.

Prof. Canzanella, il suo volume trae ispirazione dalla rubrica online, da lei curata, “L’angolo del professore”…

Esattamente, proprio questa è la prima novità del mio libro: in questo momento storico-culturale, siamo abituati al passaggio dal cartaceo al digitale, mentre io ho fatto l’operazione diametralmente opposta, sollecitato dai miei follower, che, attraverso commenti ai video e in vari messaggi a “L’angolo del professore”, mi hanno chiesto espressamente di mettere penna su carta.

Possiamo definire “Lezioni di napoletanità” una antologia di tradizioni, usi e costumi, miti della cultura popolare partenopea, spesso poco noti o dimenticati?

Sicuramente: è un libro che memorizza e tesaurizza un patrimonio culturale, antropologico e folcloristico, per salvaguardare la preziosa “napoletanità”, che è un bene inestimabile, di straordinario spessore e di profondo substrato storico.

Un’attenzione particolare è riservata al culto dei santi e al “calendario”. Quali aspetti importanti ha scoperto in proposito, nel corso della sua ricerca, che a suo giudizio è necessario che ogni napoletano sappia?

La devozione popolare mi ha sempre coinvolto emotivamente ed interessato culturalmente per la sua complessità ancestrale e perché ha conservato i rituali e i riti delle antichissime religioni delle civiltà del Mediterraneo. Non è da escludere che tanti aspetti e contributi della mia ricerca possano appassionare ed interessare ogni napoletano, erede di una stratificata cultura più che bimillenaria. Innanzitutto il culto popolare delle Sei Madonne Sorelle della Campania, la presenza di ben 52 compatroni accanto al premier San Gennaro, i diversi fenomeni di liquefazione del sangue presenti in città e la continuità tra paganesimo e cristianesimo presente in tanti culti popolari.

Vecchia querelle: il napoletano è una lingua, come già convintamente sostenuto da Aurelio Fierro – autore peraltro di una “Grammatica della lingua napoletana” – o un dialetto?

Non ci sono dubbi: è indubbiamente lecito e corretto parlare di lingua napoletana, sia perché siamo di fronte ad una lingua che è stata parlata in un territorio ampio ed esteso – dal Garigliano alla Sicilia –, sia perché il napoletano è stato adoperato in documenti di governo destinati ad un uso nazionale ed extra-nazionale, sia perché esiste una produzione artistico-letteraria di ampio respiro, sia infine perché esistono ormai più di una grammatica, oltre a quella del compianto Aurelio Fierro, sulla lingua napoletana.

Massimiliano Longobardo

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Chi è Massimiliano Longobardo

Dottore di ricerca in filologia classica e insegnante di latino e greco, ha precedentemente collaborato con cevitasumarte.it. Atleta master di nuoto per il salvamento, ha vinto il Circuito Nazionale di categoria nelle stagioni agonistiche 2015, 2019 e 2020.

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