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Put on an happy face

Una Gotham fortemente degradata, dove infervora la violenza e avanza la sporcizia, costituisce lo scenario perfetto per raccontare la storia di Arthur Fleck. Un comico fallito, affetto da disturbi mentali, che viene maltrattato dalla società e dalla stessa abbandonato con una triste, ed inumana, impassibilità. Un abbandono che genera in lui una rabbia atavica e un desiderio di rivalsa che lo portano a compiere atti criminali, nefasti, che egli commette, pericolosamente, senza provare alcun senso di colpa.

Arthur riesce, così, ad ergersi in un mondo privo di compassione che non smette di togliere a chi non ha già nulla, seguendo un percorso che potremmo definire simbiotico rispetto a quello che già animava i protagonisti delle tragedie greche, prima fra tutte la Medea di Euripide. Eroina che ribalta il suo ruolo, tramutandosi da vittima a carnefice.

Un cammino che porterà Arthur faccia a faccia con il suo alter ego: Joker.

Lo spettatore, in tutto ciò, oltre che restare incollato allo schermo, non può far altro che temere il protagonista in una scena e compatirlo nell’altra.

Si resta avvinti nella storia, trasportati, con violenza emotiva, da un evento all’altro, aspettando di vedere fin dove la follia e la disperazione possa spingere una persona.

Esiste qualcosa di peggiore del dolore fisico? Sì. E’ la risposta che Joker non manca di dimostrarci quando afferma che “il lato peggiore della malattia mentale è che la gente vorrebbe ti comportassi come se tu non l’avessi”. Con questa frase egli esprime tutta la sua solitudine esistenziale, quella di un uomo rassegnato a non essere compreso, alla strenua ricerca di un’approvazione, che sembra non arrivare mai, che costituisce, in realtà, il suo male più grande.

Un film sensazionale, come sensazionale è l’ interpretazione di Joaquin Phoenix, già vincitore del Golden Globe come miglior attore ed oggi, 13 gennaio, candidato inaspettatamente, agli oscar come migliore attore protagonista.

La risata di Joker, sintomo più evidente della sua sofferenza psichica, che lo costringe a “mettersi una faccia felice”, ha il potere di entrare nelle ossa e di far contorcere le budella dello spettatore.
Questo mix di emozioni, lo si raggiunge anche grazie ad una fotografia eccezionale e ad una favolosa colonna sonora.

Tra i brani che la compongono spicca la canzone “That’s Life”, composta da Dean Kay e Kelly Gordon, che ci invita a collegare la vita del protagonista con la realtà che ci circonda , sottolineandone l’attualità.
Questo film, anche se ormai non più sul grande schermo, non smette di lasciare il suo pubblico col fiato sospeso ora che, impaziente, è in attesa del giudizio degli Academy.

Tutti noi speriamo di sentire nuovamente la risata di Joker a coronamento della sua vittoria.

a cura di Giulia Petillo