venerdì , Gennaio 22 2021

LA MUSICA JAZZ COME FILOSOFIA DI VITA

Un piacevole incontro quello con Cinzia Tedesco, artista nel senso più profondo del termine; la musica da sempre rappresenta per lei un irrinunciabile punto di riferimento. Nata a Taranto, a 22 anni si trasferisce a Roma grazie ad una borsa di studio, che le consente di completare la sua tesi di laurea in informatica e di vivere nella Capitale, dove lavora presso una multinazionale francese nel settore Spazio e Difesa. Studia già da tempo chitarra classica ed è l’unica vocalist jazz italiana ad avere inciso due dischi per Sony Classical&Jazz; l’ultimo CD “Mister Puccini In Jazz” è uscito nel 2020. Cinzia, donna di grande carisma e vitalità, ha anche cantato per ex Presidente americano Bill Clinton ed è stata la co- protagonista con Piera degli Esposti del musical “Fin De Siecle” e di “Verdi’s Mood e le Donne” con Maddalena Crippa. La musica è un elemento costante nei vari momenti della sua vita; canta con diverse orchestre, di cui parlerà nel corso dell’intervista. In questi anni ha calcato prestigiosi palcoscenici, come il Festival Due Mondi Spoleto, il Darmstard Jazz Festival, il Teatro Piccolo di Milano, il Teatro Sistina e la Sala Sinopoli – Auditorium Parco della Musica di Roma, solo per citarne alcuni. La cantante è stata nominata Ambasciatrice del Centro Pace di Assisi, Onlus riconosciuta dall’ONU, oltre ad essere socia onoraria del Canova club.

1) Se dovessi trovare un aggettivo per definirti, direi “sorprendente”. Dalla laurea scientifica allo studio della musica il passo è tutt’altro che breve. Come sei riuscita a conciliare le due attività?

Non ho mai pensato di dover conciliare gli studi scientifici con la musica perché naturalmente entrambi trovavano posto nella mia vita, si mettevano in equilibrio spontaneamente e con entusiasmo, poichè è l’entusiasmo che ti fa vivere con leggerezza ed anche con un pizzico di follia la vita. Ricordo con gioia il periodo in cui all’Università la mattina frequentavo regolarmente le lezioni, dopo aver fatto notte cantando nel club più famoso di Bari, la mitica Arca di Noè. Era bello nutrire la mente e lo spirito senza sentire il peso di nulla e guardando al futuro con speranza, ma anche con un filo di sana incoscienza. Sono stata fortunata a vivere quei tempi, che se da un lato erano difficili per una ragazza che viveva di borse di studio in una città che non era la sua, dall’altro erano generosi di opportunità per chi, come me, lavorava sodo e non si arrendeva mai.

2) In quale misura ritieni che la passione alimenti la volontà di intraprendere e portare avanti un percorso artistico?

Passione, grinta, studio e forza di volontà sono i quattro cardini su cui poggiare qualsiasi scelta professionale, segnatamente, se la scelta è quella di fare arte non solo per il proprio appagamento personale, ma anche come professione. È dura vivere d’arte, è un lusso che si paga caro, perché vivi in un “tagadà”, in un “frullatore di emozioni” e cammini su un percorso in continua salita. Ad ogni traguardo riparti, comunque, quasi come se quanto fatto prima non contasse, riprendi il percorso e continui a lottare. Le emozioni forti si alternano a momenti di grande scoramento, gli attimi di felicità che si provano nel creare i propri progetti, nel sentire l’entusiasmo e l’applauso del pubblico, ripagano solo in parte le fatiche enormi a cui il contesto sociale in cui viviamo costringe l’artista. Fare arte non è ancora considerato un lavoro a tutti gli effetti, poiché alla fine, dietro a fiumi di parole e proclami inutili, si nasconde la realtà di un Paese in cui l’arte non è considerata indispensabile. Partendo da tale presupposto, l’artista non è considerato un lavoratore come tutti altri; un luogo comune di antica memoria, tutt’altro che sfatato.

3) Stiamo vivendo un periodo storico molto impegnativo; l’emergenza epidemiologica si sta protraendo e tante sono le criticità che ne derivano, con conseguenti ricadute, in particolare nel settore dell’arte. La musica è fortemente penalizzata da tale stato di cose. A distanza di circa un anno dall’inizio della pandemia qual è oggi la tua percezione della situazione?

Vedo i musicisti più organizzati, vedo associazioni che, nate anni fa, oggi sono più forti e interagiscono in modo strutturale con il Governo e vedo un governo più pronto a sostenere i lavoratori dello spettacolo. Da questo punto di vista, credo che la pandemia abbia comunque, e finalmente, messo all’attenzione del Governo il mondo dell’arte, elevandolo al rango di mondo del lavoro; da ciò, i diritti e le tutele degli artisti e di chi gestisce teatri, club e organizza eventi, sono argomento di discussione e di concreta messa in campo di possibili soluzioni per gestire l’emergenza. Quello che vorrei vedere, però, è la “strategia Italia per la Cultura” e delle politiche organiche che non solo sostengano la crescita dei talenti italiani e della creatività artistica italiana, ma che mettano al centro di una politica di espansione del marchio Italia all’estero anche la musica, in modo strutturale e non estemporaneo, e soprattutto in modo da sostenere davvero i talenti, dando spazio nei network nazionali, possibilmente anche nelle trasmissioni di punta, così come nelle manifestazioni culturali all’estero, grazie ad uno sforzo sinergico tra MIBAC, Farnesina e Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Si può fare, basta volerlo!

4) Sei un’informatica e, in quanto tale, mi permetto di rivolgerti una domanda molto specifica: ritieni che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, quali le tecnologie IoT o altri agenti digitali, potrebbero essere in qualche modo di ausilio nell’ambito della musica per contrastare questo periodo di criticità dovute alla sospensione delle manifestazioni pubbliche?

Le tecnologie digitali, quali la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale sono già presenti in molti Paesi del mondo, quali Giappone, Corea del Sud, Cina e Stati Uniti. In Europa abbiamo iniziato da pochi anni a guardare a queste tecnologie, che integrano la componente uditiva con quella visiva mediante le potenzialità dell’ingegneria informatica e di strumenti tecnologici di supporto, cosa che consente di assistere in prima persona ad un evento live anche da casa, piuttosto che di godere di spettacoli visionari e ricchi di suggestive illusioni visive, pur essendo in un classico teatro. Il classico streaming, che tanto ci ha fatto compagnia nei primi mesi di pandemia, oggi è a mio parere obsoleto ed anche di scarso interesse per il pubblico, e credo che le tecnologie, anche se avanzate, dopo il primo periodo di sorpresa, finiscano comunque per essere abbandonate anche dal pubblico giovane e smart se non c’è interazione tra pubblico ed artista. Anch’io sto studiando uno spettacolo tutto nuovo e che faccia leva sulle tecnologie, ma che non sia tecnologico, una differenza non da poco. Quello che intendo dire è che nulla può sostituire il palco ed il reciproco guardarsi ed ascoltarsi tra pubblico ed artisti, nulla può dare la stessa emozione del live in presenza, per cui le tecnologie aiutano momentaneamente ma non saranno mai, a mio parere, cardine dello spettacolo musicale ma solo una piccola, sebbene sorprendente, comparsa.

5) Vorresti parlarmi del tuo ultimo e, aggiungo, bellissimo CD “Mister Puccini In Jazz”?

E’ un disco che ho costruito mettendo insieme tutto quello che sono stata e che sono, scegliendo arie che mi consentissero di cantare in modo melodico ma con un mood moderno e vicino a quello che ho sempre amato, dalla musica latin al tango, dallo swing alla ballad, dal funky al jazz più tradizionale, sino all’orchestra ed al calore meraviglioso degli archi. Un progetto musicale che mi rappresenta appieno e che certamente segna una tappa della mia crescita professionale e la chiusura di un ciclo artistico che mi ha vista negli ultimi anni collaborare meravigliosamente con Stefano Sabatini al pianoforte ed arrangiamenti, Luca Pirozzi al contrabasso e Pietro Iodice alla batteria. Per lasciare un segno nel mio percorso ho scelto Puccini, un’orchestra meravigliosa diretta dal maestro Jacopo Sipari ed arrangiata dal maestro Pino Jodice, ed ho chiamato amici che stimo da sempre, jazzisti che hanno una forte personalità artistica come Antonello Salis alla fisarmonica, Javier Girotto al sax, Flavio Boltro alla tromba, Stefano Di Battista al sax e Roberto Guarino alla chitarra. La Sony Classica ha creduto in me pubblicando il mio precedente disco dal titolo “Verdi’s Mood” e quest’anno ha spinto fortemente per far conoscere al grande pubblico il mio “Mister Puccini In Jazz” che, nonostante la pandemia, sono comunque riuscita a cantare quest’anno con l’orchestra del Puccini Festival di Torre del Lago presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, a Lecce con l’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento e al Roccella Jonica Jazz Festival. Grazie d’averlo definito “bellissimo” perché mi riempie di gioia sapere che il mio disco ti ha toccato il cuore.

6) Il tuo disco merita l’aggettivo bellissimo, che vuole contenere simbolicamente e in sintesi una lunga lista di apprezzamenti; mentre parliamo me ne viene in mente un altro: strepitoso! Passiamo ad un’altra domanda che desidero rivolgerti; da anni canti per diverse orchestre. Potresti descrivere il tuo rapporto con il Jazz?

Amo il jazz per la possibilità che ti dà di inventare e sorprendere, lo amo perché è un linguaggio libero, che per questo motivo ti libera. La formazione che prediligo, dopo quella del trio, è quella orchestrale. Il trio mi consente di spaziare, di allargarmi e di sperimentare, di cambiare rotta mentre canto e di farmi seguire e seguire io stessa i musicisti, sino a ritrovarsi sul finale felicemente e magicamente insieme. L’orchestra impone disciplina, rispetto degli arrangiamenti e della stesura del brano, rispetto ferreo dello spazio a me assegnato ed in cui devo dire la mia, senza però mai invadere il territorio degli altri. Per cantare in orchestra devi avere non solo talento, ma anche esperienza di palco e grande consapevolezza dei tuoi mezzi vocali. Grazie ai concerti con formazioni orchestrali, tra cui amo ricordare la Parco della Musica Jazz Orchestra di Pietro Iodice e Mario Corvini, l’Orchestra Jazz della Sardegna, l’Orchestra Jazz del maestro Renzi, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, l’Orchestra Jazz di Dino e Franco Piana, la Puccini Festival Orchestra e l’Orchestra di Lecce e del Salento, ho davvero ampliato le mie potenzialità interpretative, di governo del palco e dello spettacolo. Oggi mi sento pronta per qualsiasi sfida e questa pienezza artistica mi fa stare bene.

7) Dopo un 2020 “bisestile”, che certamente per valide ragioni rimarrà nella memoria di ognuno di noi, prendo coraggio… in tempi di pandemia ce ne vuole, e ti chiedo quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Vorrei viaggiare e portare i miei progetti in giro per il mondo. Credo di meritarlo e lavorerò affinché ciò, nonostante tutto, possa accadere.

image_printStampa Articolo

Chi è Daniela Cecchini

Daniela Cecchini è nata a Roma, dove ha compiuto gli studi universitari e da oltre trent'anni esercita un'impegnativa attività intellettuale ed artistica, con trascorsi anche in ambito cinematografico. Giornalista iscritta presso l'Albo Nazionale dei Giornalisti, redattrice per il quotidiano "Il Corriere del Sud" ed altre testate, è corrispondente dall'Italia per la rivista francese "La Voce". Scrittrice, critico letterario ed operatrice culturale nell'ambito di iniziative umanitarie e di beneficenza. Accademica onoraria presso note istituzioni di respiro internazionale, ha ricevuto ambiti riconoscimenti per il contributo alla promozione culturale, alla divulgazione della poesia e per l'impegno profuso nell'ambito giornalistico e sociale. Nel 2016 ha pubblicato la silloge poetica "Sinestesie dell'io" (La caravella Edizioni); altre sue opere letterarie sono presenti in noti cataloghi d'arte ed antologie.

Leggi anche

La graffiante Asia Valente si racconta!

Una ragazza vulcanica, ribelle per certi versi, che ha fatto parlare parecchio di sè al …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Open chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: