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Il “Jova Beach Party” è dannoso per l’ambiente?

Il tour 2019 di Jovanotti si è aperto a Lignano Sabbiadoro il 6 Luglio, e proseguirà passando per altre celebri spiagge italiane.

Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) ha sempre mostrato particolare interesse per questo delicato tema: probabilmente è uno dei cantanti più impegnati nel sociale e nell’ambientalismo, termine, quest’ultimo, che riunisce frequentemente persone non esperte circa la materia ambientale. Seppur il cantante (col benestare del WWF, e sottolineo WWF) voglia, con questo tour, lasciare nei cuori dei più l’importanza del “plastic free” e della sostenibilità, allo stesso tempo sembra non abbia fatto i conti con le operazioni logistiche pre-concerto, e non solo. Si, perché se vuoi accogliere migliaia di persone in un solo punto, occorrono strutture idonee, ovunque si tenga il “party”. Escludendo siti balneari (già fortemente compromessi dalla mano dell’uomo) adibiti ad ospitare grandi eventi estivi, alcune spiagge risultano essere poco modificate dal punto di vista antropico, e ciò ha comportato lo sviluppo di equilibri naturali (ecosistemi) molto delicati (come in tutti gli ambienti di transizione). Specie vegetali e animali convivono in stretta simbiosi, e la presenza di dune costiere è fondamentale per la longevità di una spiaggia sabbiosa. Macchinari pesanti come le ruspe, adoperati per dare una “ripulita” alle aree costiere “selvatiche”, spianano le dune, compattano la sabbia ed eliminano “l’erbaccia”. Di conseguenza, gli insetti non avranno più riparo e cibo, e sono costretti a sloggiare; anche gli uccelli (alcuni di essi altamente protetti: uno su tutti il famoso fratino), allo stesso modo, non avranno né riparo, né cibo (gli insetti che sono fuggiti o i semi non più disponibili).

Per non parlare della rilevanza di zone litorali scelte dalle tartarughe marine (come Caretta caretta) per deporre le uova. L’evento, inoltre, essendo a tutti gli effetti un concerto, causerebbe un alto tasso di inquinamento acustico: effetto che si ripercuoterebbe sulle aree limitrofe, disturbando l’avifauna locale. Riguardo al post-concerto, lascio correre col beneficio del dubbio, confidando nell’educazione di chi vi partecipa (e forse sono ottimista). Insomma, l’ambientalismo spesso è un movimento ipocrita e cieco, ma fortunatamente ci sono gli esperti del settore che tentano di far sentire (giustamente) la propria voce, affinché si possano in futuro prendere maggiori accorgimenti prima di sviluppare un’idea rivoluzionaria. Non è questione di essere il “noioso bacchettone verde” di turno, piuttosto è un invito ad assumere un atteggiamento più olistico e lungimirante, anziché capitalista ed immediato: in fondo una spiaggia ricca di biodiversità potrebbe fruttare introiti tutto l’anno col turismo, al contrario di una spiaggia spoglia e sterile. A proposito, sono un fan di Lorenzo.

di Roberto Itri

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