Festival Donizetti 2021: qualche nota

La stella che guida Bergamo fuori dal buio della pandemia si chiama Gaetano Donizetti.
Nella sua città, dopo tanto dolore, è tempo di speranza e di festa. Per questo il Festival 2021, quello della rinascita, con i due teatri, il ‘Donizetti’ rinnovato e il ‘Sociale’, finalmente al 100% della capienza, celebra Gaetano con due delle sue commedie di maggior successo.
‘L’elisir d’amore’, nella nuova produzione di Frederic Wake-Walker, prolunga lo spettacolo anche fuori del teatro, restituendoci l’atmosfera elettrizzante dell’opera nell’Ottocento, mentre il direttore musicale del Festival, Riccardo Frizza, cerca di ritrovare il suono ‘autentico’ di Donizetti con l’Orchestra ‘Gli Originali’, mentre sul palco, nella mitica parte di Nemorino, debutta a Bergamo Javier Camarena.
Commedia ‘bellica’ a maggior gloria di Napoleone, ‘La fille du régiment’ diventa, nello spettacolo di Luis Ernesto Doñas in coproduzione con il Teatro dell’Avana, la rivoluzione dei ‘barbudos’ castristi, con la direzione di Michele Spotti.
Il Festival propone poi al ‘Sociale’ il capolavoro del maestro di Donizetti, il bavarese orobico Giovanni Simone Mayr, ‘Medea in Corint’, opera di straordinaria forza drammatica eseguita per la prima volta nella revisione che lo stesso Mayr realizzò nel 1821 proprio al ‘Sociale’.

La regia del direttore artistico del Festival, Francesco Micheli, svela perché non c’è nulla di più contemporaneo e ‘nostro’ di queste vicende apparentemente così lontane. Jonathan Brandani dirige una compagnia dove spicca la presenza carismatica di Carmela Remigio.
Sempre al Sociale, il grande basso bergamasco Alex Esposito e gli artisti della sua neonata ‘Bottega Donizetti’ aprono il Festival con ‘C’erano una volta due bergamaschi…’, uno spettacolo originale che vuole spiegare perché il teatro musicale sia oggi più necessario che mai.
Concerti, conferenze, incontri reali e virtuali completano l’omaggio a Gaetano Donizetti, nostro contemporaneo.

Paola Cecchini