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Dario Cecconi. Ieri e oggi in tv.

In 65 anni di vita la tv ha dato molto all’Italia e agli Italiani. Di strada, però, ce n’è ancora tanta da fare. Anche se i tempi sono cambiati, così come il modo di comunicare con il pubblico, la televisione rimane il mezzo di comunicazione più amato da tutti noi.

Per il Belpaese, che ancora si leccava le ferite della Seconda guerra mondiale, si trattò indubbiamente di una rivoluzione. Allora si trasmetteva in bianco e nero, la qualità del segnale non era eccellente ma si riusciva comunque a calamitare l’attenzione di migliaia di spettatori increduli difronte a ciò che stavano vedendo per la prima volta. Era il 1954 e, dopo un periodo sperimentale, già nei primi sei mesi dell’anno gli abbonati furono 24 mila, diventati più di 80 mila a Dicembre, quando il numero dei ripetitori salì da 4 a 9 e gli studi televisivi erano 8 (5 a Milano, 2 a Roma, 1 a Torino). Nell’arco di quattro anni si superò ampiamente il milione di spettatori. In dieci anni i milioni di abbonati alla Rai Radio Televisione Italiana diventarono ben cinque. Da lì un diluvio di palinsesti e di programmi hanno accompagnato e fatto la storia dell’Italia radiotelevisiva, dal mitico “Lascia o Raddoppia?” con Mike Bongiorno a “Il Musichiere” presentato da Mario Riva, senza contare gli sceneggiati, lo sport, i programmi per combattere l’analfabetismo e quelli per bambini.

Sono passati ben 65 anni da quel 3 gennaio 1954, data in cui fu lanciata la prima trasmissione televisiva. Nel corso del tempo, per mezzo della tv, l’Italia è riuscita a riscoprirsi unica e unita, un foro, un’immensa piazza dove tutti siamo presenti e ci guardiamo in faccia. Ma che cosa rimane oggi della tv di un tempo, di un certo stile comunicativo, della voglia di fare cultura e innovazione mediante la televisione e quali sono invece le nuove strategie comunicative adottate e da adottare per far in modo che la televisione possa continuare a rimanere la regina indiscussa dei mezzi di comunicazione? Con la nostra intervista speciale lo chiediamo a Dario Cecconi, giovane esperto di comunicazione e media, autore e critico tv, direttore operativo della produzione multimediale.

Dario Cecconi, quale programma televisivo potremmo definire “storico” per eccellenza?

“Lo zecchino d’oro”, senza dubbio. E’ il primo programma che la Rai Radio Televisione Italiana ha volutamente dedicato ai più piccoli. Si tratta di un programma molto amato dal pubblico di tutte le età, che continua ad essere ancora oggi un baluardo della televisione pubblica. Voglio sottolineare che è in onda dal 1957, quando ancora si chiamava “Zurlì, mago del giovedi”. Il nome “Lo zecchino d’oro” gli è stato dato nel 1959.

E il programma più seguito della televisione della prima ora?  

– Direi “Carosello”. Con il suo teatrino pubblicitario in onda tutte le sere dopo il telegiornale è stato un programma seguitissimo dalle famiglie. Erano moltissimi i bambini che aspettavano di vederlo prima di andare a dormire.

Qual è stato, nel corso di tutti questi anni, il più grande potere che la tv ha avuto?

– In tutti questi anni la televisione ha avuto la capacità di istruire, di divulgare la conoscenza, di intrattenere grazie all’immagine unita alla parola e al suono. Il potere più grande che ha avuto è stato quello di trasformare ciò che era sconosciuto a molti in conosciutissimo da quasi tutti. Con la televisione il Mondo è arrivato ovunque: nelle parrocchie, negli stabilimenti balneari, nei ristoranti, nelle case più modeste, negli ospedali e nei luoghi più impensabili.

Oggi la tv è cambiata molto. Che cosa è rimasto della tv del passato e quali elementi di novità, invece, ci ritroviamo nella televisione di oggi?

– Della tv del passato ci rimangono gli insegnamenti dei grandi maestri di conduzione che hanno accompagnato diverse generazioni di spettatori con il loro garbo e la loro professionalità. Questi insegnamenti rimarranno per sempre e saremo liberi di riscoprirli quando ci saremo stufati di un tv “centrifuga”. Gli elementi di novità, invece, sono principalmente legati all’esigenza di modernità e ai tempi più veloci che i programmi televisivi di oggi hanno. Questi si riflettono su una televisione più portata a intrattenere con leggerezza e meno ad educare, come si faceva una volta.

Che cosa è cambiato dal punto di vista autoriale?

– Il ruolo degli autori televisivi è molto cambiato rispetto agli anni d’oro della televisione italiana. Penso al “Pinocchio” di Luigi Comencini o a ”L’Odissea” di Franco Rossi. Oggi, principalmente, allo sceneggiato è stata sostituita la fiction e ai programmi pensati dagli autori sono sempre più spesso preferiti i format acquistati all’estero, nei quali il ruolo degli autori è ridotto al casting. Mi auguro che il ruolo dell’autore capace, creativo, che riesce ad immedesimarsi nello spettatore, che riesce a scrivere e a creare qualcosa di emozionale, che sa affrontare in modo intelligente intrattenimento e temi culturali, venga rivalutato.

Quali sono i suoi programmi televisivi preferiti?

 – I programmi che mettono in risalto in modo semplice ma intelligente la cultura artistica, letteraria, scientifica, senza troppe pretese. Generalmente io preferisco i programmi “contenitore” in cui possiamo trovare di tutto, dai momenti di divertimento a quelli di riflessione. Li preferisco ai format. Questi programmi sono i più interessanti perché non seguono uno schema fisso e perché possono coinvolgere al massimo lo spettatore che non sa mai che cosa bolle in pentola.

di Davide Napoletano