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“Albero di Natale: vero o sintetico?”

Ebbene, cari lettori, ci siamo: il periodo natalizio si avvicina e, con esso, cresce il desiderio di decorare la propria casa come meglio si crede. Luci, Babbo Natale, regali, presepi e tavole bandite, saranno solo parte degli elementi che andranno a comporre la magica atmosfera che ci accompagnerà fino all’Epifania. Uno dei simboli indiscussi del Natale è senza ombra di dubbio l’albero di Natale. Ma vi siete mai chiesti se è più ecocompatibile una pianta finta o una vera? Prima di tutto analizziamo entrambe le alternative.

In Italia tra le specie di alberi più adoperate per le decorazioni vi sono Picea abies(abete rosso) e Abies alba(abete bianco). Queste conifere però sono piante che crescono, in modo ottimale, all’interno di fasce di vegetazione di alta quota (soprattutto l’abete rosso). Tali fasce tendono ad occupare altitudini minori man mano che ci si sposta verso nord, per cui in Italia settentrionale, nei pressi delle aree montuose, si ha una maggiore reperibilità in natura delle gimnosperme sopracitate. Fondamentale è quindi la latitudine di riferimento oltre alla quota.

Se si sceglie di portare a casa un albero vero, è necessario conoscere anzitutto la provenienza e le tecniche di selvicoltura a cui è stato sottoposto: il taglio fuori controllo di piante causerebbe seri danni all’ecosistema, nonché la deforestazione di aree boschive. A nord o in zone di montagna, c’è la possibilità di accedere a rivenditori specializzati e vivai ubicati in situ, contribuendo così alla crescita economica di piccole realtà locali. Trasporti che prevedono viaggi molto lunghi si rivelano essere molto stressanti per le piante e dannosi per l’ambiente, siccome gli automezzi impiegati immettono elevate quantità di CO2nell’aria. Spesso vengono venduti i cimali (le punte di alberi più grandi): in questo caso la pianta muore subito dopo l’utilizzo e di conseguenza si è costretti a comprarne altre gli anni successivi.

Un abete vero, posto all’interno di una abitazione, necessita di particolari accorgimenti affinché possa sopravvivere per tutta la durata delle festività: tra questi, occorre accertarsi che l’acqua non deve assolutamente mancare alle radici, che le decorazioni non devono appesantire i rametti, che le fonti di calore siano tenute a debita distanza dall’albero. Prese queste piccole precauzioni, la pianta ci “ricompenserà” diffondendo nell’ambiente circostante, oltre l’ossigeno, un piacevolissimo profumo di oli essenziali, mentre assorbe anidride carbonica.

Terminate le feste, la pianta deve essere smaltita: al settentrione, o comunque in zone fresche collinari, l’albero può essere spostato in giardino, purché quest’ultimo sia sufficientemente spazioso. Se non si possiede un’area verde idonea, sarebbe appropriato riconsegnare la pianta al vivaista di fiducia: è vietato piantare gli esemplari in natura, in quanto potrebbero impattare negativamente sulla flora locale. Infine, dall’abete si può ricavare legna da ardere o materiale per il compostaggio, soprattutto dai cimali che sono inevitabilmente destinati ad appassire.

L’albero di Natale artificiale potrebbe richiamare l’idea di un’alternativa “green”, ma non è affatto così, o meglio, dipende. Lo si impiega molto di frequente per l’indiscussa comodità con la quale può essere conservato e, all’occorrenza, installato: è sufficiente estrarlo dallo scatolone, distendere i rami ed il gioco è fatto. Il clima mediterraneo, tipico specialmente delle pianure e coste del meridione, ostacola non poco la crescita di essenze arboree come l’abete rosso o l’abete bianco, e l’acquisto della controparte fittizia appare come la scelta più logica e conveniente. Un albero sintetico è prodotto solitamente con leghe metalliche e materiali plastici, come il PVC (polivinilcloruro) e PET (polietilene tereftalato), mediante processi che rilasciano nell’atmosfera ingenti quantità di CO2. Buona parte degli esemplari venduti in Italia, inoltre, provengono da regioni principalmente asiatiche, pertanto non è difficile immaginare la mole di carburante impiegata per il trasporto della merce.

Una volta montata, la pianta è in grado di accogliere qualsiasi tipo di decorazione, non necessita di particolari accorgimenti e non sporca. Essendo costituito da materiali di differente natura, lo smaltimento è senza dubbio uno dei punti dolenti di questo prodotto, infatti le componenti plastiche, che di solito contengono metalli pesanti, sono tra le fonti principali di inquinamento ambientale. Alcuni studi evidenziano che l’albero artificiale deve essere riutilizzato per diversi anni affinché possa essere considerato ecocompatibile.

Ritornando al fatidico dilemma, su quale dei due tipi di albero, allora, conviene investire? In Italia del nord, o in zone montuose, la pianta vera sarebbe la soluzione su cui puntare maggiormente, sia perché il clima (più fresco) lo permette, sia perché è più facile reperire, nei pressi del domicilio, vivai ed aziende specializzate nella coltivazione delle conifere di interesse (prestare sempre attenzione alla provenienza dell’esemplare).

Per le aree del sud più calde della penisola, un’idea molto ecologica ed economica potrebbe essere quella di coinvolgere specie tipiche della macchia mediterranea (olivo, cipresso, leccio, alloro, corbezzolo, agrumi, ecc.), oppure dare sfogo alla fantasia e creare un albero di natale fai-da-te con oggetti di scarto destinati altrimenti alla pattumiera. Se proprio non se ne può fare a meno della pianta sintetica, sarebbe opportuno assicurarsi di portare a casa un prodotto resistente e di alta qualità, tale da perdurare nel tempo il più possibile.

di Roberto Itri

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