mercoledì , Giugno 16 2021

BEETHOVEN EN BLANC ET NOIR

‘E’ trascorso in modo bizzarro l’anno del 250° anniversario della nascita di Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827), funestato da una pandemia planetaria che ha non solamente messo in secondo piano le celebrazioni per il titanico musicista ma ha fatto altresì chiudere i battenti ai teatri ed alle sale da concerto di tutto il mondo.

Se consideriamo che nel 1920 – in occasione dei 150 anni dalla nascita- il mondo era flagellato dall’epidemia di spagnola, può forse sorgere il dubbio che Beethoven non ami particolarmente le celebrazioni.

Tutto sommato crediamo che il povero Ludwig non c’entri molto con i problemi  che ancora ci stanno mettendo a dura prova. Se proprio dobbiamo immaginarcelo burbero e poco incline agli anniversari, quale occasione migliore per celebrarlo con un concerto fuori tempo massimo, come un colpo di piatti in ritardo?’

E’ quanto si chiede – un po’ scherzando e un po’ no- il compositore e pianista Paolo Marzocchi, direttore artistico  della WunderKammer Orchestra (che vanta una presenza capillare nella regione Marche ma altrettanto significativa su importanti piazze come Roma, Milano, Torino, Firenze, Venezia, Trieste e Modena) e che così continua:

Abbiamo dunque immaginato questa ripartenza proprio con la musica di Beethoven che nel 2017è stato anche l’autore protagonista del concerto di debutto della WKO a Lampedusa.

Quattro anni fa avevamo scelto la sua musica perché quando si pensa al concetto stesso di musica sinfonica, il primo nome che viene in mente è proprio il suo.

Questo concetto- da cui oggi si riparte – è concettualmente speculare al concerto lampedusano: se lì avevamo una musica sinfonica ridotta per pochi strumenti, in questo caso abbiamo un solo strumento, il pianoforte che viene portato ai suoi limiti (e forse anche oltre) per esprimere un pensiero orchestrale’.

L’evento, dal titolo ‘BEETHOVEN EN BLANC ET NOIR’ è stato affidato a Marco Vergini, giovane musicista pesarese ‘dalla solida pratica interpretativa unita ad una considerevole padronanza tecnica’, che ha eseguito la Sonata per pianoforte n. 30 in Mi maggiore Op. 109 e  la Sinfonia n. 7 in La maggiore Op. 92, due pagine fondamentali della produzione beethoveniana attraverso cui abbiamo potuto seguire l’evoluzione del pensiero creativo del Compositore tedesco al’incirca dal 1792 (anno in cui nasceva anche il nostro Gioachino Rossini)  fino al 1822 (anno in cui Ludwig stava lavorando anche alla composizione della Nona Sinfonia).

La Sonata n.30 (composta tra il 1819 e il 1820) è dedicata a Maximiliane, figlia di Franz Brentano, amico e benefattore. Possiede i connotati di quello che fu definito ‘terzo stile di Beethoven’, alla ricerca di un nuovo ordine formale ed all’insegna di una totale libertà espressiva, straordinariamente rivoluzionari per l’epoca. 

La più eccellente’, la considerava Ludwig ma fu a lungo incompresa: solo alle porte del XX secolo si è stati in grado di  apprezzarla compiutamente, tanto che Wagner la definì ‘Un vero capolavoro’.

Nella Sinfonia n.7 (composta tra il 1811 e il 1812) l’elemento generatore è il ritmo, per la prima volta utilizzato nella struttura di una composizione. La Settima non è manifestazione di un dramma come la Quinta e non ha un assunto idillico come la Sesta: il dramma è nella premessa:  in tutta la composizione aleggia una grande gioia espressa con un linguaggio drammatico che palesa il contrasto tra luce e ombra, proprio della vita interiore dell’uomo. Nella sua trascrizione Liszt – virtuoso del pianoforte ed uno dei più grandi pianisti dell’Ottocento – restituisce l’universo sonoro della grande orchestra sinfonica sfruttando al meglio le caratteristiche espressive, timbriche e armoniche dello strumento.

Molti e prolungati gli applausi al pianista Vergini ed alla WKO che ha, tra l’altro, rotto il ghiaccio del primo vero concerto della stagione.

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