domenica , Settembre 27 2020

Lella Costa in scena

La vedova Socrate

E’ un autentico passaggio di testimone tra due signore della scena quello intercorso tra Franca Valeri (grande matriarca del teatro italiano che proprio il 31 luglio scorso ha festeggiato 100 anni) e Lella Costa che ne ha raccolto il testimone portando in scena ‘La vedova Socrate’, il testo scritto da Franca e liberamente ispirato a ‘La morte di Socrate’ dello scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt, interpretato per la prima volta nel 2003
Protagonista è Santippe, ‘donna dal ragionare meticoloso, pungente e provocatorio’: personaggio indimenticabile, è un concentrato di ironia corrosiva e analisi sociale, rivendicazione disincantata e narrazione caustica che è arrivato in scena mercoledì 5 agosto all’Anfiteatro del Parco Miralfiore di Pesaro (replica il 6 e 7 agosto al Teatro Romano di Ascoli Piceno, nell’ambito del TAU Teatri Antichi Uniti promosso da AMAT, Regione Marche, MiBACT e i Comuni del territorio). Il monologo è ambientato nella bottega di antiquariato e oggettistica di Santippe, la moglie del filosofo tramandata dagli storici come ‘una delle donne più insopportabili dell’antichità’.
‘Patroni Griffi ha letto il testo di Dürrenmatt e mi ha detto se ne potevo trarre qualcosa. Mi incuriosiva l’idea di sfatare questa leggenda che Santippe fosse solo una specie di bisbetica – spiega Franca Valeri alla stampa.
‘Io ne faccio una moglie come tante, con una vita quotidiana piena di alti e bassi, una donna intelligente che del marito vede anche tanti difetti. Nel testo di Dürrenmatt c’è poco di Santippe ed è per questo, per conoscerla meglio, che ho preso delle informazioni su Socrate e ho letto i ‘Dialoghi’ di Platone. Mi sono fatta l’idea di una donna forte che ha vissuto accanto a un uomo per noi straordinario ma che per lei era semplicemente un marito e per giunta noioso’-conclude.
Nello spettacolo si sfoga per tutto quello che le hanno fatto passare gli amici di Socrate (in particolare Aristofane e Alcibiade), una masnada di buoni a nulla a cominciare da Platone, il principale bersaglio polemico dello spettacolo.
Lei non sopporta che abbia usurpato le idee del consorte anche se fu molto fedele nel riportarle. E così lo degrada ad un semplice copista e si mette in testa di chiedergli pure i diritti d’autore. Anzi, alla fine pensa di poter scrivere lei un dialogo: protagoniste, però, devono essere le donne.
Ed è infatti soprattutto alle donne che parla: neanche la vedovanza le toglie il diritto di emanare un giudizio onesto sul comportamento dei mariti, degli uomini in generale e anche di quelle donne che ingannano l’altro sesso. Non serve, dice, indagare sulla vera natura del proprio uomo, basta accettarlo così com’è da vivo e da morto. D’altronde, ‘la morte di un marito è un così grande dolore che nessuna donna ci rinuncerebbe’.
La regia dello spettacolo – prodotto da Centro Teatrale Bresciano con INDA Istituto Nazionale Dramma Antico, progetto a cura di Mismaonda – è firmata da Stefania Bonfadelli.

A cura di Paola Cecchini


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