Nola, Museo Archeologico: la serata jazz con Attilio Sepe e il Jazz Quartet è sold out! Ecco come si è svolta

Nonostante il periodo natalizio che corre, tra concerti di Natale di tutti i tipi, c’è stato un significativo boom di presenze alla serata “Jazz al Museo”, tenutasi la scorsa domenica 16, a partire dalle ore 21.00, al Museo Storico Archeologico di Nola (NA). Protagonista dell’evento è stato il gruppo Jazz Quartet, formato da ragazzi ventenni: Attilio Sepe, al sax alto; Mauro La Mancusa, alla tromba; Matteo Bonti, al contrabbasso e Pietro Borsò, alla batteria. Sepe è l’unico campano, o meglio nolano, dei quattro, mentre gli altri sono tre stelle della scena pisana. I membri del quartetto, dunque, sono studenti del “Siena Jazz University” di Siena, istituzione grazie alla quale si sono conosciuti ed è stato possibile realizzare il progetto.

Il gruppo, tra un applauso e un altro, ha presentato al numeroso pubblico dei brani della tradizione jazzistica e degli inediti, divisi tra il primo e il secondo tempo: “Just You, Just Me” di Nat King Cole, “Line for Lama” di Attilio Sepe, “Ask Me Now” di Thelonius Monk, “Eggs and Bacon” di Attilio Sepe, “Well, You Needn’t” di Thelonius Monk, “Summertime” di George Gershwin, “Airlines” di Attilio Sepe, “Out of The Night” di Joe Henderson e “Green Chimneys” di Thelonius Monk. Durante l’intervallo, il Direttore del Museo, il Dott. Giacomo Franzese, è intervenuto facendo il bilancio di un 2018 ricco di successi per la struttura, soprattutto grazie alla serie di eventi e spettacoli organizzati, e un affettuoso augurio di buone feste a tutta la comunità accorsa.

Oltre ai pezzi sopra elencati, i ragazzi hanno svolto delle tabula rasa, cioè delle improvvisazioni, che sono solite ad arricchire lo strumentista da un punto di vista emotivo, psicologico, spirituale e tecnico, creando un canale diretto tra sé e l’universo musicale. Non a caso, il jazz è una musica viva che si basa sull’ improvvisazione e, a volte, accade qualcosa di magico. Questa è stata la volta buona: se anche ad un solo spettatore arriva una forte emozione dentro di sé e viene la pelle
d’oca, il musicista ha raggiunto allora il suo scopo. Se alla base ci sono passione e talento (coltivato con lo studio), non ci sono età ed esperienza che tengano. Di questo, il Jazz Quartet può star tranquillo. Ai quattro giovani talentuosi, ergo, manca aggiungere l’età e l’esperienza sulle voci mancanti per ottenere la carta d’identità del musicista completo. Tempo al tempo.

Di Nicola Compagnone

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