Martone come Sorrentino: spazio alle emozioni e alla scena

La bellezza di Capri ancora una volta al cinema

Capri-revolution

 

Voto
Scheda del film
Genere Drammatico – Italia, Francia, 2018, durata 122 minuti.
Regia di Mario Martone con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta.
Consigliato:
Lucia (Marianna Fontana) è una contadina che vive sull’isola insieme alla famiglia (ha due fratelli). Siamo agli inizi del ‘900 (per la precisione 1914). Immaginiamo una realtà molto popolare e una mentalità chiusa (a maggior ragione considerando che stiamo su un’isola). Pertanto Lucia in quanto donna è vittima degli ordini, comandi e decisioni prese per lei prima dal padre e poi (dopo la morte di questo) dai fratelli, Antonio (Gianluca Di Gennaro) e Vincenzo (Edoardo Scarpetta). Un giorno, mentre attende il termine del pascolo delle capre scopre che sull’isola si riunisce una piccola comunità di individui del Nord Europa che sta sperimentando nuove tecniche di esperienza di vita e artistiche esponendo i loro corpi nudi. Ciò ovviamente turba la ragazza ma la sua forte curiosità la spinge ad avvicinarsi a questo gruppo e ad assaporare questa nuova visione della vita e delle cose molto diversa e più matura.
Riesce finalmente a vedere il mare non come un elemento di confine ma anzi come un veicolo verso nuove rotte e nuove conoscenze.
E’ un film straordinario. Un ottimo lavoro di Mario Martone che realizza un film rilassante grazie ad una colonna sonora che si è aggiudicato il David di Donatello 2019. Ricordiamo che nel cinema la musica ha un ruolo determinante e spesso accompagna lo spettatore in ciascun momento trasmettendo la giusta emozione.
Per le diverse scene silenziose, dove a parlare non sono gli attori ma le emozioni e la natura, potremmo pensare al genere di film che Paolo Sorrentino ci ha abituato.
Martone è riuscito a valorizzare l’isola di Capri con delle belle riprese e una fotografia ben curata. Ma ha voluto anche osare inserendo in molte scene nudi integrali (tipicamente allo spettatore si proietta al più il basso ventre di un corpo).
La sceneggiatura è impeccabile; basti pensare al tema affrontato: il riscatto della donna di inizio ‘900 che vuole la libertà sfidando le regole della società in cui vive.
Marianna Fontana, così giovane, è già alla sua seconda candidatura a David di Donatello e se lo merita. La sua interpretazione è impeccabile sia nel dialetto napoletano, che italiano e inglese; ma ciò che ha colpito è stato il vigore, lo sguardo e la grinta nel recitare. Lo stesso Di Gennaro ci regala un buon personaggio; anche lui giovane (ma con molta più esperienza di Fontana) è riuscito a dare un buon contributo. Restando sul piano interpretativo segnaliamo Antonio Folletto per essersi lanciato in diverse scene in un inglese, scolastico ma chiaro e limpido.
La scelta sequenziale delle scene girate (alcune anche di una manciata di secondi) dando il giusto filo logico è frutto di una fase di studio del montaggio.
Il film sebbene interessante e coinvolgente spesso però rallenta i ritmi risultando un po’ lungo (quasi 2 ore) rischiando di stancare; forse alcune scene (per lo più descrittive) potevano essere tagliate o rese più coinvolgenti.
Inoltre il finale spiazza lo spettatore: per buona parte della pellicola vediamo Lucia come contadina ignorante e succube della famiglia; poi  grazie al pittore la sua figura comincia ad evolversi tanto che poi decide di partire verso la conoscenza. Ma restano alcuni quesiti senza risposta: dove va? In che modo  il suo personaggio cambia?
In altre parole manca allo spettatore il lato nuovo della ragazza per avere completa contezza della trasformazione del personaggio.
di Alessandro Testa

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