Intervista ad Anna Montella: la comunicazione come stile di vita

Operatrice culturale e della comunicazione, giornalista pubblicista esperta in marketing no profit e comunicazione sociale, Anna Montella è un’apprezzata scrittrice con all’attivo già diverse pubblicazioni editoriali e una naturale propensione per la scrittura in prosa, pur essendo affascinata anche dalla poesia, dai testi teatrali e da tutto ciò possa far parte dell’infinito universo delle parole.

Ideatrice/curatrice del Caffè Letterario La Luna e il Drago, progetto culturale per la promozione del territorio e del Genius Loci nei cui ambiti organizza premi letterari ed eventi culturali con una progettualità di ampio respiro, è anche membro di Giuria e consulente tecnico in più concorsi letterari di prestigio organizzati da altri organismi.
Impegnata nel sociale da sempre, opera in ambiti associativi e del volontariato con una particolare attenzione rivolta al recupero della memoria storica.

Nell’ ottobre 2012 il Cenacolo Letterario Internazionale Altre Voci le conferisce il riconoscimento di Operatore Culturale 2012, mentre nell’ottobre 2014, dal Lions Club di Rho, riceve in dono il “Leone”, simbolo Lions nel mondo, per la sua vicinanza ai valori lionistici. Nel 2016 le viene conferito il Premio Speciale Thesaurus quale responsabile informatica, autrice e operatore culturale.

Per rimanere nell’ambito letterario, ad oggi ha curato anche le 12 antologie realizzate per il Caffè Letterario La Luna e il Drago, le antologie realizzate per il Lions Club Rho relative alle tre edizioni del Premio letterario Energia per la Vita, la pubblicazione del progetto culturale Voci Mediterranee promosso dal Caffè Letterario La Luna e il Drago e curato dalla stessa Anna Montella. Un progetto, articolato nell’arco di un biennio in più tappe itineranti, che ha dato vita successivamente al Premio Voci Mediterranee, un riconoscimento che viene assegnato con cadenza biennale ad una voce mediterranea che ha portato il Sud, con il suo fermento artistico/culturale, all’attenzione del mondo.

Potrei aggiungere ancora molte notizie circa i suoi interessanti trascorsi professionali e le tante attività che attualmente svolge con sincera passione, entusiasmo e professionalità; ma preferisco rimandare alle sue risposte le altre informazioni che la riguardano o alle curiosità, piccole ma significative tessere di un mosaico, che vanno a svelare alcune delle molteplici sfaccettature della nostra ospite, che mi ha riferito di essere pigra; allora figuriamoci in cos’altro potrebbe sorprenderci se non lo fosse?!

1) La copertina del suo nuovo libro e guardo il mondo da un oblò (Edizioni Helicon) ha catturato immediatamente la mia attenzione, in quanto rende efficacemente l’idea circa i grandi interrogativi dell’esistenza, che lei abilmente affronta attraverso i suoi undici racconti, dove non mancano spunti ironici. Una figura di donna che guarda il mondo attraverso un oblò con occhi “ciechi” che osservano il mondo con distacco, da un punto di vista isolato, appartato, in un certo senso estraneo. Il dilemma è questo: è poi vero che siamo i protagonisti della nostra esistenza, oppure è una mera illusione e quanto è labile il confine fra il ruolo attivo e quello passivo dell’essere umano?

R. Nella sua prefazione Rodolfo Vettorello, poeta scrittore e critico letterario, definisce i racconti contenuti in questo libro “ (…) ardite fantasie, azzardi filosofici, corse in avanti sul filo di una scrittura veloce”. Dal canto mio posso aggiungere che questi brevi racconti surreali – che spaziano dalla fisica quantistica alla clonazione, dalla reincarnazione al conflitto scienza – coscienza – vanno a delineare, soprattutto, i contorni di una filosofia esistenziale, un modo di guardare alla vita e ai grandi interrogativi dell’esistenza stemperando il tutto con una ironia di fondo, per evitare di prendersi troppo sul serio mentre si disserta di argomenti tanto importanti. Al dilemma che lei pone non so dare risposte. Nel mio libro non ci sono risposte ma ipotesi, suggestioni, congetture e, del resto, per dirla con le parole dell’antropologo filosofo francese Claude Lévi-Strauss non è forse vero che “ Scienziato non è colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande.”?

2) Come mai questo titolo “leggero”, che ricorda un successo canoro degli anni ’80, per una raccolta di racconti che ha delle atmosfere particolari, a tratti perfino inquietanti?

R. Per una serie di coincidenze e perché la raccolta si chiude con un pezzo in cui la luna, in un monologo surreale, gioca a rimpiattino con i tanti testi delle infinite canzoni che la riguardano. Un pezzo volutamente “staccato” dagli altri, che va ad alleggerire le atmosfere degli altri dieci racconti, quasi ad esorcizzare il timore dell’ignoto che accompagna l’umanità dalla notte dei tempi. Un pezzo che, peraltro, ben si presta ad una lettura teatrale, tanto è vero che l’attrice Mariella Braia ne ha dato una splendida interpretazione – che si può visionare nel circuito youtube all’indirizzo che segue: https://www.youtube.com/watch?v=qsHhwj0D_tM – nel prestigioso contesto offerto dal Premio Thesaurus che ha tenuto il libro a battesimo lo scorso 12 novembre nella splendida cornice della città di Matera.

3) Chi ha realizzato la copertina del libro?

La copertina di e guardo il mondo da un oblò è una copertina d’autore e reca la firma del M° Josè Dalì, che ha realizzato l’opera appositamente per il libro concedendomene l’utilizzo, a titolo di mera amicizia, come era già avvenuto per altre mie precedenti pubblicazioni. Le illustrazioni interne sono invece opera di Alessandro Lenti, giovane talento dalle grandi potenzialità.

4) L’incomunicabilità è figlia della società moderna, all’interno della quale i ritmi di vita sono fin troppo veloci, tutto scorre in fretta. In tale condizione l’uomo è sempre più portato ad avere un contatto superficiale con il mondo circostante. Secondo lei, da un punto di vista antropologico, quali danni ne possono derivare?

R. L’antropologia mi affascina da sempre ma non sono un’antropologa, quindi, mi risulterebbe difficile stabilire i danni della incomunicabilità da un punto di vista strettamente antropologico. Da operatrice della comunicazione posso, però, dirle ciò che vedo e “tocco” con mano. La gente, al di là di ciò che dichiara, non ha una reale voglia di comunicare. Esempio eclatante i social network – che dovrebbero essere il mezzo di comunicazione per eccellenza – dove gli utenti approdano spinti certamente da un desiderio di condivisione ma poi, di fatto, dimenticano di comunicare tra loro, diventano velleitari, autoreferenziali, si parlano addosso, si leggono e si rileggono in un sorta di autocompiacimento che li porta ad isolarsi in un tête-à-tête con il proprio ego, che tende a raggiungere proporzioni preoccupanti. Ecco, il rischio che si corre è proprio questo. Restare soli con se stessi. E finché si ha tanto da dirsi va anche bene. Il problema sorge quando scarseggiano gli argomenti.

5) Pur sottolineando di non essere un’antropologa, mi ha risposto in modo più che esaustivo e vero. Ora vorrei soffermarmi sul Caffè Letterario La Luna e il Drago, un progetto culturale davvero interessante di cui lei è ideatrice e curatrice. Vorrebbe spiegare ai nostri lettori in cosa consiste?

R. Come nasce un progetto culturale? Il più delle volte perché fa parte di un itinerario obbligato, già tracciato da altri, altre volte in maniera assolutamente indipendente, quasi per caso, senza grandi mezzi e perché di notte il progetto… inciampa nei tuoi più segreti pensieri. Il progetto culturale Caffè Letterario La Luna e il Drago,nel 2009, è nato proprio così, dalla passione di un team affiatato che ha voluto sperimentare, contando solo ed esclusivamente sulle proprie risorse e sulla propria pluridecennale esperienza negli ambiti sociali del Terzo Settore (volontariato) e in quelli culturali, una nuova forma di promozione attraverso un caffè letterario on line, a portata di click. Uno spazio ideale, senza limitazioni fisiche e/o geografiche, che potesse rappresentare un’ulteriore opportunità per tanti autori validi, che non riescono ad avere spazi e promozione adeguata in un panorama feroce e competitivo come quello artistico/ letterario dei nostri giorni. Uno spazio indipendente… Nomade Itinerante Zingaro… come Zingara è l’Arte.

6) Mi ha colpito il suo composito percorso professionale, che denota acuta sensibilità ed intelligenza. L’ amore verso le arti letterarie è palpabile attraverso le sue diverse pubblicazioni editoriali, che denotano una spiccata propensione alla prosa. Vorrebbe parlarmene?

R. Prima di cominciare a scrivere sono stata una lettrice appassionata ed instancabile e lo sono tuttora. Preferisco occuparmi soprattutto di narrativa anche se, qualche volta, mi diletto con la poesia, ma resto un’autrice di narrativa. Ad oggi ho pubblicato due romanzi: La stagione di mezzo e Doppelgänger: l’anima allo specchio; una rivisitazione del mito di Ulisse in chiave umoristica: A me (Mi) sta antipatico Ulisse; un libro di racconti: e guardo il mondo da un oblò; due “quaderni” di saggistica per la serie Il fascino del meraviglioso; una silloge: Profumo di mandorle amare; alcune altre pubblicazioni minori e, nel tempo, svariati articoli per diverse testate. Negli ultimi anni ho anche curato le 12 antologie realizzate dal Caffè Letterario La Luna e il Drago e le tre antologie che il Lions Club Rho ha realizzato per le tre edizioni del Premio Letterario Energia per la vita.

7) Se dovessi trovare degli aggettivi per delineare la sua personalità, direi sicuramente: poliedrica, raziocinante, curiosa, profonda. Riesce a riconoscersi?

R. Tutto sommato si. Manca, però, l’aggettivo “pigra”. Una pigrizia che tra me e me definisco “criminale” (un crimine contro me stessa) e che va a sconfinare nell’accidia, uno dei sette vizi capitali. Spesso mi chiedo – ma pigramente, senza stress – su quale olimpo sarei riuscita a salire se solo non fossi stata così… pigra. Ps. Alla luce di questa ultima affermazione temo che, alla lista, vada aggiunto un altro aggettivo ancora: egocentrica. Ma, del resto, egocentrici non lo siamo un po’ tutti noi che ci muoviamo su questo palcoscenico fatto di parole?

8) Fra le svariate attività, lei è anche giornalista pubblicista. Quali sono i principali “effetti collaterali” ai quali vanno incontro le persone che lavorano nell’ambito della comunicazione?

R. Premesso che per me il senso del termine comunicazione trova corrispondenza in quello che afferma Piero Ottone, Repubblica, 25 settembre 1996: Prima di scrivere nel titolo che «Londra è nel panico», va’ a Londra e controlla se otto milioni di persone sono davvero usciti di testa, dipende cosa si intende per effetti collaterali. Certamente è un settore molto competitivo dove non mancano sgomitate e colpi “sotto la cintura”, ma né più né meno quello che succede anche in altri ambiti professionali. Poi esiste sempre la possibilità di scontentare qualcuno, ma è fisiologico ed è un rischio calcolato. La cosa importante è che la notizia venga sempre veicolata in maniera deontologicamente corretta (le notizie deontologicamente scorrette non le prendo neppure in considerazione) senza piaggerie di sorta e guardando allo stato dei fatti con il giusto distacco empatico.

9) Attualmente tra le sue attività c’è anche quella di webmaster e di videomaker. Cosa rappresenta per lei il world wide web?

R. Un intero mondo, un pianeta da esplorare. Io sono innamorata del mezzo informatico e di quello che può offrire. I ragazzi di oggi nascono con il computer tra le mani, io ci sono arrivata in età già adulta ed è stato amore a prima vista. Uno di quegli amori travolgenti che durano una vita intera. Lavorando al computer il tempo vola, avrei bisogno di giornate di 36 ore e, poiché le ore in una giornata sono solo 24, qualcuna la rubo alla notte.

10) Osservando i siti web che lei realizza percepisco energicamente la sua intrinseca vena creativa. Trovo che l’aspetto estetico occupi un posto di tutto rispetto, a fianco al dinamismo e al senso pratico dell’informatica, per raggiungere in sinergia risultati eccellenti. Il pragmatismo e l’idealismo e per dilatazione semantica l’utopia, possono camminare in parallelo, oppure l’uno esclude l’altro?

R. I siti web che realizzo sono da considerarsi sempre “un’opera a quattro mani” poiché creati in sinergia con l’autore che nel sito deve riconoscersi, deve sentirsi a casa. Un sito web o sito Internet diventa un archivio prezioso, oltre che una vetrina, uno strumento indispensabile per l’autore che vuole far conoscere al grande pubblico la sua opera. Ci proviamo e riproviamo finché l’autore non dice : ok è lui! Stessa cosa dicasi per i video (booktrailer, corto/documentari, video/poesie). La ricerca, la sincronia, la cura delle immagini, delle musiche diventa certosina nel tentativo di interpretare al meglio il pensiero dell’autore che viene messo, così, al centro delle dinamiche sociali di un lavoro che, oltre che di professionalità, ha bisogno di tanta, tanta passione.

Si può essere idealisti restando pratici e coltivando una personale visione di utopia? Certamente si. Io stessa mi ritengo una idealista (forse una delle poche ex-sessantottine rimaste in circolazione senza neppure averlo vissuto il ’68, considerato che all’epoca avevo solo dieci anni), sono sicuramente pragmatica e con i piedi per terra, nonostante sia nata sotto il segno dei pesci che, nell’immaginario collettivo, viene visto come il segno zodiacale di coloro i quali vivono sulle nuvole senza toccare terra e l’utopia… è come l’orizzonte, giusto? Non lo raggiungi mai, ma serve per continuare a camminare. Ed io son qui… che cammino…

11) Vorrebbe anticiparmi, se crede, qualche suo progetto per il futuro?

R. Non faccio mai progetti a lunga scadenza. Il passato non esiste più e il futuro è nel grembo degli dei. Per dirla con la grande Alda Merini non esiste altro momento che questo meraviglioso istante. Ma, certamente continuerò a scrivere articoli, a pubblicare libri, ad occuparmi di volontariato, di marketing e comunicazione, ad organizzare e promuovere eventi, a scrivere recensioni, a far parte di giurie, a prestare la mia consulenza tecnica ai premi letterari di organismi altri, ad organizzare i premi letterari per il Caffè Letterario la Luna e il Drago curando le antologie che scaturiranno da questi premi, a realizzare siti web, video etc.

12) Per concludere, una domanda di carattere sociologico, che ritengo di poterle rivolgere, in quanto madre. Cosa consiglierebbe ai genitori di bambini ancora in tenera età che si avvicinano forse prematuramente e con eccessiva disinvoltura al mondo della navigazione internet?

R. Di lasciarli giocare ancora un po’ con le figurine dei calciatori e dei super eroi prima di comprar loro il primo computer o il primo cellulare super accessoriato con wifi incorporato. I bambini hanno bisogno, innanzitutto, di vivere la propria infanzia da bambini e non come adulti in miniatura, tra social network e impegni radical/chic (palestra, calcetto, lezioni di piano, di danza etc). Per ogni cosa ci vuole il giusto tempo. E, in ogni caso, consiglierei di evitare di divulgare, spesso con troppa ingenua superficialità, i propri dati sensibili (comprese le foto dei bambini) con tutti i rischi correlati ad una sovraesposizione del vissuto privato all’iper-voyeurismo di sguardi estranei.

di Daniela Cecchini

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